Gli Spaiati| I tre Fazi della settimana

È stato per periodo intenso e di grandi letture questo delle ultime settimane e finalmente ho l’occasione di parlare meglio di alcuni dei libri che mi hanno fatto compagnia ultimamente. Sono tre libri targati Fazi Editore diversi tra loro, ma con alcuni elementi in comune.   

Andiamo in ordine temporale e iniziamo da Va tutto bene, signor Field della scrittrice sudafricana Katharina Kilalea. Questo libro segna il suo esordio nel mondo della narrativa, esordio che come spesso si dice, ha messo d’accordo pubblico e critica. Al centro della storia c’è la vita del pianista Field che in ritorno da un concerto a Londra viene coinvolto in un incidente ferroviario che gli causa una frattura alle ossa della mano sinistra che compromette seriamente la sua attività lavorativa. Con i soldi del risarcimento acquista una casa a Città del Capo, casa costruita dell’architetto Jan Kallenbach che si rifà fedelmente alla Villa Savoye di La Corbusier. Field e la moglie Mim si trasferiscono in questa nuova splendida abitazione, ma il carattere ormai rassegnato di Field spinge Mim a fare i bagagli dall’oggi al domani per abbandonare marito a casa. Questa solitudine forzata spinge il pianista a fare delle riflessioni sulla sua vita iniziando un dialogo con la vedova dell’architetto, Hannah, verso cui Field inizia a sviluppare una vera e propria ossessione. La bellezza di questa storia è che poco per volta veniamo trascinati dai dialoghi fittizi di Field; seguiamo la sua fissazione e la sua volontà di ricostruire la sua identità per non essere sopraffatto del tutto dalla solitudine.

Di ricostruzione si parla anche in un certo qual modo nel secondo romanzo di Anna Giurickovic Dato Il grande me, arrivato nelle librerie il 10 settembre. Simone scopre all’età di 61 anni di essere malato, una malattia che purtroppo non può lasciargli scampo e che nel giro di pochissimo tempo lo condurrà a morte certa. I suoi tre figli Carla, Laura e Mattia accorrono al capezzale del padre dopo anni in cui il rapporto con Simone di era ridotto a niente. Di fronte a tragedie del genere, però, si tendono a mettere da parte i dissapori e si cerca di appianare le vecchie ruggini, per fare in modo di non lasciare niente in sospeso. Più la malattia va avanti e più ripercorriamo la vita di Simone, partendo dalla sua felice infanzia in Sicilia, passando per l’adolescenza fino ad arrivare ad aneddoti con i suoi tre figli che lo hanno sempre considerato forte. Libri del genere non sono mai facili nella lettura, sono capaci di segnare il lettore e destabilizzarlo del tutto, l’autenticità delle emozioni che spigiona fanno di questo libro un libro di necessaria lettura.

Chiudiamo il tris di letture con un libro arrivato da pochissimo in libreria, Perdersi di Elizabeth Jane Howard, la celebre scrittrice dalla saga dei Cazalet (saga che prima o poi mi toccherà recuperare). Harry è un uomo che potremmo definire un uomo affascinante, uno di quegli uomini capaci di conquistare una donna nel giro di poche battute e non è un caso se la sua è stata una vita segnata dalle donne. Arrivato a sessant’anni e con due matrimoni falliti alle spalle, Harry ripercorre mentalmente la sua vita e piuttosto che fare ammenda per i suoi errori passati, decide di cercare l’ennesima donna da plagiare e raggirare e la trova in Daisy, anche lei sessantenne che vive nella tranquilla solitudine del suo cottage. Quando Harry le si offre come giardiniere, Daisy nonostante la diffidenza iniziare, fa entrare quell’uomo nella sua vita, complice i modi di lui a cui nessuna donna riesce a dire di no e in pochissimo tempo cade nella rete di quest’uomo abituato a giocare con i sentimenti altrui. Il libro di Elizabeth Jane Howard è un libro dai tratti molto profondi e soprattutto è un libro capace di catturare fin da subito il lettore.

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