Diario semiserio di quarantena| E tu come stai?

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Settimana di quarantena numero… non me lo ricordo. Considerando che tutta Italia è stata dichiarata zona rossa tra il nove e il dieci marzo, ci stiamo avvicinando a un mese esatto dall’inizio di questa reclusione forzata.

Come state? Domanda quasi sciocca, me ne rendo conto. Potrei rispondere che sto bene, perché sono a casa mia, tranquilla, i miei familiari stanno bene e al momento il virus non ha toccato da vicino nessuno che conosco e questo al momento è davvero una grande fortuna. Se dovessi fare l’esercizio che mi fa fare il mio terapeuta, scelga tre emozioni che descrivono il suo stato d’animo in questo momento, sceglierei: angosciata, annoiata e malinconica.

Angoscia. Non ci sarebbe bisogno di spiegarlo, la situazione è quella che conosciamo bene tutti. Il rito della protezione civile alle 18 del pomeriggio è diventato un momento fisso. Lo aspettiamo, lo temiamo, lo seguiamo e ci disperiamo, perché i numeri sono ancora alti e la strada verso il ritorno alla normalità è ancora lunga. Quello che mi angoscia di più è proprio questa incertezza costante: nessuno sa cosa succederà dopo e soprattutto quando ci sarà il dopo. Saremo diversi, saremo migliori, sapremo valorizzare di più le piccole cose, sapremo apprezzare di più le persone che ci sono accanto. Sulla carta sarà così, ma la normalità che tanto bramiamo è lontana e al momento non è arrivato nessuno a dirci che tornerà tutto come prima, o almeno non subito.

Noia. Non so voi, ma le ultime due settimane hanno rappresentato il picco della noia. Noia verso le serie TV viste e riviste, noia per le nuove che non mi appassionavano, noia per qualsiasi tipo di attività che mi proponevo di iniziare per evitare di passare quindici ore della giornata latitando tra letto e divano e soprattutto noia per i libri. Per chi come me ha sempre vissuto con un libro sul comodino, uno in borsa, uno sulla mensola e uno in qualsiasi altro posto, non leggere è stato strano. La concentrazione non c’era, la calma necessaria per approcciarmi alla lettura neanche. Mi sono confrontata con tantissimi lettori in questi giorni e tutti, ma proprio tutti, mi dicevano di essere nella mia stessa situazione: perché non leggo? Avrei voluto avere la risposta alla domanda che in tanti mi hanno fatto, ma non l’avevo, perché ero la prima a non capire il perché. Io che nei momenti più difficili, più critici, più impegnativi della mia vita riuscivo sempre a trovare il tempo per scappare tra le pagine di un libro all’improvviso non leggevo più. Dicevo, la risposta non l’avevo, ma probabilmente la risposta era più semplice di quanto pensassi: non leggo, perché non sono serena. Non leggo, perché quello che sta succedendo fuori mi terrorizza, mi fa gelare il sangue e mi spezza il respiro. Non leggo, perché anche se adesso va tutto bene non ho la certezza che andrà bene anche domani. La lettura necessita di calma e la calma l’abbiamo persa settimane fa.

(PS da pochi giorni però ho ripreso ai miei ritmi e per adesso mi godo il momento).

Malinconia. Non sono amante della primavera, sono una che ama l’autunno e i suoi colori e l’inverno e il suo clima freddo. Fuori dalla finestra il mondo sta andando avanti e per infierire ancora di più la primavera ci ha ricordato che è arrivata, con il suo carico di giornate miti e i suoi colori. E allora penso a quanto vorrei essere fuori e godermi l’incanto dei primi fiori che sbocciano e il sole caldo che ti invita a passeggiare. Penso che vorrei saltare sul primo treno in direzione Napoli, passeggiare per le stradine dello shopping di Chiaia, prendere al volo un trancio di pizza a via Roma e correre verso il mare, ammirarlo e perdermi tra le onde, ammirando il mio amato Vesuvio. Penso che passerà ancora troppo tempo prima di tornarci e questa sensazione mi provoca delle fitte allo stomaco insopportabili. Penso agli amici che non vedo da troppo tempo e che non bastano le video-chiamate a colmare le assenze. Penso ai miei affetti che sono a poche centinaia da me, ma che non posso vederli. Penso ai progetti arenati, saltati e alle occasioni che sto perdendo. Quando sarà possibile, toccherà rifarsi di tutto.

Buona settimana, lettori.

(Photo Credits Google Images)

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