Book Influencer |Di polemiche ne abbiamo?

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Anno nuovo, vita nuova, polemiche vecchie. Primo post del 2020, speravo di iniziare l’anno raccontandovi un po’ delle letture che mi hanno fatto compagnia in questi giorni di festa, se non fosse che sono incappata nell’ennesima polemica sui libri e sulle book influencer. Ogni giorno un giornalista e/o critico letterario si sveglia e dice: da quanto tempo non parlo male di chi si occupa di libri? Nel corso degli ultimi tempi se avessi messo da parte una moneta per ogni qual volta ho letto di polemiche sul mondo dei blogger che si occupano dei libri, avrei già la somma necessaria per il mio viaggio per i trentanni a Barcellona.

Se vi siete persi quella in ordine di tempo, ve la racconto brevemente io. Tizio (non farò il nome di quello lì, anche perché lui si è curato bene di chiamare tizia tutte le ragazze da lui citate nel suo articolo) dalle colonne del Il Giornale (che detto tra noi non userei neanche per accendere il fuoco del caminetto di casa mia) ha scritto un articolo titolato così: social, sessiste e carine, ecco le influencer (modaiole) del libro.

Fa nomi, cognomi di alcune di quelle che hanno più seguito su Instagram, le prende in giro per le letture che fanno, per le foto che fanno, senza mai dimenticare di aggiungere un “carina” qua e lì, perché si sa che il maschilismo e il sessismo sono duri a morire.

La colpa di queste ragazze, ma di tutte noi che su Instagram ci occupiamo di libri, è quella di leggere autrici per la maggiore, di allestire set fotografici con tazze, tazzine, ceste e affini e soprattutto di essere donne.

La nausea è venuta a me mentre leggevo le parole di tizio che per fare il simpatico sciorinava i nomi degli autoroni, convinto forse in quel poco di cervello che ha, che noi povere stupide lettrici donne nella nostra vita non abbiamo mai letto i libri di quegli autori.

Cerchiamo di fissare un attimo dei punti. Instagram è un social fotografico. È basato interamente sulle immagini. Non ci vuole molta intelligenza per capire che le foto più saranno belle e più saranno curate e più ne guadagnerà l’account: alla fine è questione di follower e like.

Dietro l’immagine c’è di più.

I libri sembrano essere diventati degli oggetti d’arredo. È verissimo, per presentare i libri vengono allestiti dei veri e propri set fotografici. Dietro tutta quella cura, però c’è una persona che il libro lo ha letto, ne parla, lo consiglia e lo fa arrivare a quanti più lettori possibili. In un paese in cui si legge sempre di meno, bisognerebbe apprezzare di più chi ogni giorno attraverso i propri canali parla e consiglia libri indipendentemente dal numero di copie che smuove: una, nessuna e centomila.

Anni fa io ho iniziato a parlare dei libri che leggevo attraverso Twitter. A un certo punto mi sono accorta che i vecchi 180 caratteri erano troppo pochi per poter riassumere tutto ciò che scaturiva dalla lettura (anche se oggi Twitter resta per me lo strumento migliore attraverso cui promuovo i libri) e quindi è arrivato il blog. Pensavo di chiuderlo dopo qualche mese ed invece dopo tre anni sono ancora qui, grazie a chi mi legge che mi spinge ad andare avanti. I tempi cambiano, le cose evolvono e nuovi strumenti ci vengono messi a disposizione. Instagram è un social che non mi aveva mai affascinato (anche perché sono negata con le foto). I libri sono arrivati anche lì e ho capito che anche attraverso un social fatto esclusivamente di immagini si poteva parlare di libri.

Quello che vorrei far capire a tizio è che demonizzare i nuovi strumenti non serve a niente. Sparare merda su chi contribuisce alla diffusione della cultura nel nostro Paese non porterà a niente. Il mondo del libro è un mondo snob ed è una delle cause per cui in Italia si legge sempre di meno. Guardiamo di mal occhio chi legge generi narrativi differenti dai nostri e non supereremo mai l’eterna diatriba carta vs ebook. Dovremmo imparare a collaborare di più, in fondo guardiamo tutti nella stessa direzione

PS: lo sapete che mi trovate anche su Instagram, vero? instagram.com/francescanevis

(Photo Credits Google Images)

13 pensieri su “Book Influencer |Di polemiche ne abbiamo?

  1. Cara Francesca, non te la prendere per chi non merita. Non ti curar di loro, ma guarda e passa.. Chi non capisce che il mondo si evolve anche senza di loro, ha già perso la partita. Se il mondo editoriale ha registrato una seppur modesta ripresa è proprio grazie a questa spinta generata dai blig dedicati alla lettura e noi che ne facciamo parte possiamo essere orgogliosi di farne parte. Il bello è che chi ci legge ha tutta la libertà di decidere se accettare i consigli o meno. Noi facciamo cultura, diffusa, popolare e facilmente accessibile. I vari Tizi hanno paura di questo, perché loro sono dei perdenti.
    Buoni libri a tutti 😜

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  2. Ho anch’io un profilo IG e Twitter dedicato al mondo si Sphaera, ma il mio strumento preferito per leggere di libri resta il blog, perché è più calmo e pacato di qualsiasi account twitter o delle stories su IG.
    Detto ciò, concordo che demonizzare i nuovi strumenti è del tutto privo di logica e non porta certo la gente ad abbandonarli; di sicuro il livello qualitativo può essere alto, medio o basso, ma credo che questo accada in tutte le cose e quindi, alla lunga, solo quelli di qualità migliore continueranno nel loro impegno di divulgazione/recensione.

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    • Il blog permette di poter ampliare il discorso su un libro, cosa che per questione di spazio non può avvenire su Twitter o Instagram. Sarei bugiarda se però dicessi che non riesco a fare comunicazione attraverso i miei social, i feedback migliori li ho attraverso i miei account.

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      • Non lo metto in dubbio, è solo una questione di preferenza personale. Poi è chiaro che qualche profilo lo seguo più volentieri di altri perché usa linguaggi e sistemu a me più congeniali.
        La cosa che mi risulta scomoda da capire (soprattutto su IG) è l’uso delle stories per una recensione, che spesso ha la durata di 24 ore se non si mette in evidenza: per un follower significa avere un “lavoro” da svolgere tutti i giorni, se si vuole seguire un account.
        Prendi questa queste mie considerazioni con beneficio d’inventario, perché, da appassionato di fotografia, sono un nostalgico dei tempi in cui quel social era usato per quello scopo.

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      • Hai fatto una giusta osservazione. La storia per la recensione di un libro è pressoché inutile. Con la storia al massimo puoi incuriosire il lettore, ma serve almeno un post per poterne parlare meglio. Poi ognuno è liberissimo di utilizzare i social come meglio crede.

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  3. Francesca grazie per questo articolo e’ giusto e bello che tu sia colpita in negativo dalla pochezza dell’articolo di cui hai parlato e che anche a me ha dato un gran fastidio. Promuovere la lettura e i libri fa bene al mondo e tu sei bravissima a farlo! Chi ha scritto quell’articolo e’ indegno ed e’ parte di quel mondo che oggi non funziona. Ricordati chi lo ha scritto ma non farti frenare! Non sei sola, continua cosi!

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    • Ti ringrazio per le belle parole. Il mio fastidio nasce proprio dal fatto che qualcuno si senta legittimato ad offendere chi invece ogni giorno cerca nel proprio piccolo a diffondere la cultura. Invece di fare squadra comune, si pensa ad affossarsi gli uni con gli altri.

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