Di cosa parliamo quando parliamo di libri

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Sono 1500 gli editori in Italia che pubblicano in media 50 opere l’anno. Negli ultimi anni i titoli pubblicati in dodici mesi hanno oltrepassato la cifra di 60 mila. La domanda che sorge spontanea è: perché in Italia si pubblica tanto? La domanda che ne consegue è: perché in Italia il numero dei libri pubblicati aumenta se quello dei lettori diminuisce? La risposta è più semplice di quello che potrebbe sembrare. In Italia si pubblica tanto, tantissimo, perché di quei sessanta mila e passa titoli quelli che riescono a vendere e far rientrare la casa editrice nelle spese sono pochissimi e quindi la loro filosofia è la seguente: più titoli pubblico, più ho la possibilità di centrare il libro che mi farà guadagnare tanto.

Legandoci a questo discorso appare chiarissima anche l’ottima strategia di Mondadori di pubblicare il libro dell’influencer Giulia De Lellis: battere cassa. La De Lellis dall’alto dei suoi 4 milioni di follower ha venduto in una settimana quello che uno scrittore medio spera di pubblicare in un anno (l’ultim’ora mi informa che Giulia De Lellis ha superato le centomila copie e gli scrittori che si stanno annegando nella loro bile ormai non si contano più).

Noi lettori puristi ci siamo strappati le vesti gridando allo scandalo, alla contaminazione della letteratura, che no, non può una che ha dichiarato apertamente di non aver mai letto un libro scriverne uno e intanto il libro scalava le classifiche, i fan proteggevano la loro protetta e la sua opera definendola un libro che tratta di vita vera fa sognare e arrabbiare e venire i brividi, fa emozionare (commento realmente presente su Amazon) e Mondadori guadagnava un botto.

Come blogger mi occupo di libri da un bel po’ e nel corso del tempo mi è capitato di instaurare rapporti con vari scrittori. A alcuni di loro ho chiesto cosa ne pensassero del fatto che una influencer pubblicasse un libro con una facilità disarmante. Tutti mi hanno risposto che nel mondo dell’editoria c’è posto per tutti e che è inutile mettere a confronto libri veri con quelli che di libro hanno giusto il formato.

Dopo il momento diplomazia sono arrivate le risposte vere. Se pensiamo che molti di loro prima di vedere un libro con il loro nome in copertina sono passati attraverso risposte da case editrici che non arrivavano mai, a rinvii a tempo indeterminato o editori che una volta pubblicato il libro lo lasciavano al loro destino e se vendeva bene, se non vendeva mica erano affari loro. Invece Giulia De Lellis non ha scritto il libro, ma ha il suo nome in copertina e per pubblicizzarlo Mondadori ha messo un bel cartellone pubblicitario formato gigante nel bel mezzo di Milano. E capite bene che allora non è questione di invidia verso qualcuno che si improvvisa scrittore, ma vera e propria incazzatura verso un modo, quello dell’editoria, che tanto puro non è.

Quando Ilaria e Cristina di Libri che ti passa mi hanno proposto di approfondire insieme questa tematica sono stata contenta di poter partecipare. Di cosa parliamo quando parliamo di libri? Soprattutto: tutti si sentono scrittori?

La risposta purtroppo è sì. Tutti scrivono e tutti pensano di poter scrivere. Il libro di Giulia De Lellis è solo uno dei tanti casi. Pubblicano libri i cantanti, gli attori, le starlette e gli youtuber. Ce la prendiamo con Giulia De Lellis che ha semplicemente colto l’occasione che una importante casa editrice le ha proposto. Dove eravate quando sempre Mondadori pubblicava il libro post it di Francesco Sole? Dove eravate quando (sempre Mondadori) pubblicava il libro di Barbara D’Urso diventato best seller? Che dire del libro di Ludovica Valli (chi?).

Quello di Giulia De Lellis è semplicemente un caso che fa notizia, ma di pessimi libri ne è pieno il mondo editoriale.

Vi lascio gli articoli correlati a questo blog tour a cui ho avuto il piacere di partecipare.

6 pensieri riguardo “Di cosa parliamo quando parliamo di libri

  1. Sono un inguaribile ottimista: se da un lato cogliere le occasioni non è affatto una cosa sbagliata, dall’altro sono convinto che il tempo cancellerà ogni traccia di quello che non ha espresso un reale valore. Vedremo…
    Nel frattempo, domenica, io un salto al festival della microeditoria lo faccio: immagino che ci sia molto da imparare per me che mi sto affacciando solo ora a questo mondo che è l’editoria (in qualità di scrittore, se non si era capito).

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  2. Io sono prima che sta leggendo il libro di Giulia De lellis sarò a che quella che leggerà il libro di Claudio Sona forse perché mi piacciono libri biografici di seguo xkè nei loro modo mi trasmettono qualcosa. Ma sono anche che qualcosa di più impegnativo.

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