Napoli Città Libro: bilanci?

56905196_895499580841792_760385178830193171_n

Si è appena conclusa la seconda edizione di Napoli Città Libro, il salone del libro dell’editoria andato in scena dal 4 al 7 aprile a Castel Sant’Elmo. Dopo una prima fortunata edizione c’è stato un vero e proprio cambio di marcia per quello che ha tutta l’intenzione di diventare un appuntamento culturale fisso come le fiere e i Saloni più grandi in giro per l’Italia (vedi il Salone del Libro di Torino, LibriCome, PordenoneLegge, ecc).

Che le cose fossero diverse lo avevamo intuito già dalla conferenza stampa: numero delle case editrici partecipanti in netto rialzo (160 sigle editoriali e 115 espositori), presenza di case editrici dal richiamo nazionale (Mondadori, Neri Pozza, Edizioni E/O, NN Editore), partnership con il Polo Museale della Campania che ha messo a disposizione la location di Castel Sant’Elmo, la collaborazione del Centro per il libro e la lettura che ha sostenuto il programma sponsorizzando alcuni degli eventi più attesi.

Ieri leggevo che il Salone ha registrato ben 8 mila presenze in più dello scorso anno e quindi dovremmo brindare al successo perché si sa che alla fine sono i numeri quelli che contano e i biglietti staccati all’ingresso che hanno certificato le presenze.

54248194_2215335575211909_5900846348206011017_n

Cosa è stato il Salone del libro di Napoli per me?

Premessa: sono anni che ripeto che Napoli ha il diritto a un suo salone del libro. Una città come Napoli, dinamica, viva, culturalmente attiva e che sforna scrittori da ogni dove non può essere tagliata fuori. Sono stata alla prima edizione che si è tenuta lo scorso anno nel Complesso di San Domenico Maggiore che ho più considerato la data zero che la prima edizione e quindi tutti gli errori che avevo notato (e che con il tatto che mi contraddistingue avevo fatto notare) e che lo scorso anno ho tollerato, quest’anno non li volevo vedere neanche per scherzo… e invece no. Le cose che non hanno funzionato superano di gran lunga le cose che sono andate bene e questo lo dico con il dispiacere nel cuore perché questa edizione che prometteva bene e che doveva registrare un miglioramento rispetto alla precedente ha fatto acqua da molte parti e fa notare l’approssimazione con cui molte volte si fanno le cose.

LOCATION: Sono innamorata di Napoli. Amo Napoli in ogni suo angolo, quindi se pure mi avessero detto che la seconda edizione si sarebbe svolta in un vicolo dei Quartieri Spagnoli avrei detto: che bello, non vedo l’ora. Quando ho letto di Castel Sant’Elmo ho pensato: ma serio? Castel Sant’Elmo è un posto bellissimo, il punto più alto della città da cui si può ammirare una delle vedute più belle di Napoli quindi da questo punto di vista non si può dire nulla. Si può pero dire che non è adatto ad ospitare un evento del genere per vari motivi. È fuori mano mentre lo scorso anno eravamo in una zona più centrale. È troppo grande e questo ha significato essere troppo dispersivo (poi vi racconto quante volte mi sono persa io tra gli stand, è un numero a doppia cifra: accetto scommesse). È un posto molto freddo e ragazzi davvero io mi sono gelata. Se vi dico che le persone agli stand stavano tutti con le caramelle per la gola mi credete? Non è una battuta. Figuratevi che quella poverina di Ester Viola tanto delle mani gelate che a momenti non riusciva a farmi la dedica sul libro.

WI-FI: Lo scorso anno a San Domenico Maggiore eravamo senza connessione e senza linea telefonica. Cosa che aveva pesato tantissimo. Chi non abbiamo ritrovato quest’anno? Bravi, avete indovinato: connessione internet e linea telefonica. Quel santo uomo che cura i social network del salone avrà fatto dentro e fuori il castello non so quante volte. Io appena vedevo qualche tacchetta sul cellulare mi immobilizzavo e cercavo di caricare le stories Instagram. Solo una volta fuori ho visto i tanti messaggi di persone che mi avevano scritto sperando di poterci salutare e questa cosa mi è dispiaciuta tanto. Sono una blogger e il cento per cento della mia comunicazione avviene sui social. Il non poter comunicare in tempo reale mi ha pesato tantissimo, aspettare di ritornare a casa per caricare il materiale racconto a un certo punto mi è sembrato anche inutile perché il momento era passato. E non lo dico perché non so stare due ore senza cellulare ma perché parte del mio lavoro avviene sui social. Questa cosa dell’assenza di connessione ha pesato tantissimo anche per chi era lì con gli stand perché nessuno poteva comunicare con il proprio pubblico ed invogliarli a recarsi alla fiera e soprattutto raccontare come la fiera la stavano vivendo.

PROGRAMMA: Il programma è stato un po’ deludente. La necessità di far venire a presentare il libro a Pippo Baudo piuttosto che uno scrittore di richiamo la sto ancora capendo. Quello che mi è parso strano è stata l’assenza di alcuni scrittori napoletani importanti. Penso a Maurizio de Giovanni (che lo scorso anno era tra i promotori della manifestazione), penso a Lorenzo Marone (sì Lorenzo c’era ma era a presentare il libro di Ianniello quando avrebbe meritato un momento tutto suo). Penso a Valeria Parrella che ha pubblicato il suo libro a ridosso della manifestazione, penso ad Alessio Forgione e Alessio Arena (due giovanissimi scrittori napoletani che hanno da poco pubblicato dei libri e che a Napoli Città Libro li avrebbero potuti presentare).

MOMENTO POLEMICA: Arriviamo alla cosa che mi ha fatto più girare le scatole (e dico così perché nonostante tutto io sono una signora). Care grandi case editrici mi spiegate il senso di partecipare al Salone mandando solo i vostri libri e nessuno che vi rappresenti? Perché se mi fermo allo stand NN Editore e il tizio che hanno messo a controllare i libri NN non sa manco cosa sia io mi incazzo. NN Editore una delle case editrici che più amo e io già mi immaginavo a parlare per ore dei loro libri. Arrivo e niente, il ragazzo che era lì non conosceva un titolo. Alla fine è stato lui a dirmi: ma tu di questi quale mi consiglieresti? (e anche in questo caso non è una battuta). Allora, facciamo che il prossimo anno se partecipate, venite come si deve, altrimenti statevenn a cas’.

CONCLUSIONI. C’è tanto da lavorare, c’è tanto da migliorare. Napoli ha bisogno di un salone ma ha anche bisogno di cose fatte come si deve perché se questo Salone è nato per competere con Torino e Roma, ve lo dico: qui non competiamo manco con la fiera di quartiere.

PS: NCL è stato anche: incontrare e abbracciare finalmente la mia Ester Viola, ridere con le lacrime alla presentazione del libro di Casa Surace, emozionarsi all’incontro tra Raffaele La Capria e Silvio Perrella, ridere ancora all’incontro con Vincenzo Salemme. È stato abbracciare la mia amica Azzurra con la promessa di rivederci a Torino e passare la domenica con la mia amica e blogger del mio cuore Giuditta Casale.

PPS: se dopo questo post non mi danno il DASPO ci vediamo l’anno prossimo.

Comunicazione di servizio: su instagram.com/francescanevis trovate le stories in evidenza di Napoli Città Libro.

 

 

 

 

 

 

3 pensieri riguardo “Napoli Città Libro: bilanci?

  1. Dal tuo resoconto è evidente che ci sono ampi spazi di miglioramento… Però speriamo che sia un punto di partenza, per fare tanta strada e per portare la cultura libraria ai lettori. Ho apprezzato la tua onestà e il tuo impegno a rendere più incisiva la manifestazione.

    Piace a 1 persona

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...