A spasso per Napoli #BlogNotesMaggio

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Napoli ho imparato a conoscerla quando a diciannove anni ho iniziato a frequentare l’università e per molto tempo, quasi mi vergogno a dirlo, la mia conoscenza di Napoli era limitata al tragitto stazione-università. Piano piano presi l’abitudine di allontanarmi dalla facoltà e a fare la turista scoprendola di volta in volta e oggi sono una ragazza di provincia che appena può prende il treno e vado ad immergermi completamente in questa splendida metropoli che sì, avrà tutti i problemi che conosciamo ma è e resta una delle più belle città del mondo (sono di parte? certo che lo sono).

Le bellezze di Napoli non si contano, è una città ricca di storia, cultura, arte, magnifici monumenti, piazze splendide, tantissimi musei e panorami mozzafiato (il mio preferito è quello visibile da Castel dell’Ovo), poi se iniziamo a parlare della Napoli gastronomica non ce ne usciamo più (vorrei dirvi dove ho mangiato la pizza migliore a Napoli ma io in ogni pizzeria di Napoli ho mangiato la pizza migliore della mia vita). Mettiamo per puro caso che tre kamikaze scelgano Napoli per compiere un attentato (toccate il corniciello, mi raccomando). Secondo voi riusciranno nell’impresa o si faranno coinvolgere dal tipico atteggiamento napoletano integrandosi a tal punto che ne combineranno una dietro l’altra e di questo attentato non si avrà mai notizia? Napoli è una città che si difende da sola grazie agli imprevisti che crea, quindi non ha bisogno manco dell’esercito per far fronte ai problemi, anche al kamikaze più devoto alla causa passerà la voglia di far saltare in aria tutti dopo un viaggio sulla Circumvesuviana. Non voglio dirvi molto però, ci ha pensato Pino Imperatore nel suo “Allah, San Gennaro e i tre kamikaze” a mettere su una storia dove si scherza con quella che è diventata la paura dei nostri giorni e accanto al divertimento e all’ironia pura ha ribadito la bellezza di Napoli e la ricchezza di questa città.

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Niente di meno che Feisal, uno dei tre attentatori, dopo aver assistito al miracolo della liquefazione del sangue di San Gennaro, nelle sue preghiere ha sostituito Allah col patrono partenopeo. Il miracolo del sangue è un appuntamento molto sentito dai napoletani che tre volte all’anno si recano presso il Duomo e fiduciosi attendono la liquefazione del sangue. Se si scioglie è positivo per la città e i suoi abitanti, se non si scioglie è considerato nefasto e le conseguenze potrebbero essere negative. Nel 1939 ad esempio non si sciolse e iniziò la seconda guerra mondiale e nel 1980 e ci fu il terremoto in Irpinia. Potrebbero essere coincidenze però come direbbe Eduardo De Filippo: essere superstiziosi è da ignoranti, ma non esserlo porta male.

Il Duomo di Napoli in pieno centro storico dichiarato Patrimonio dell’Unesco è la chiesa più importante di Napoli, voluta da Carlo I durante il periodo del suo regno angioino e i lavori per la realizzazione continuarono durante il periodo di Carlo II e Roberto I. Nel corso del tempo è stato sottoposto a numerosi restauri in seguito ai danni provocati dalle diverse eruzioni del Vesuvio e dai terremoti, in particolare quello del 1349 fece crollare l’originale facciata.

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Poco distante dal Duomo, passando per Spaccanapoli si arriva alla Cappella di Sansevero. Quando Feisal (sempre lui) entra nella cappella viene completamente trasportato in una dimensione di meraviglia. Tra l’altro la nascita della Cappella ha una sua leggenda. Pare che un uomo arrestato ingiustamente passando in catene per Piazza San Domenico Maggiore vide crollare una parte del muro del palazzo della famiglia Di Sangro e tale crollo lasciò scoperto un ritratto della Vergine. L’uomo fece un voto: se le accuse fossero cadute avrebbe portato un’iscrizione e una lampada. Tutto ciò accadde, la voce si diffuse e il luogo divenne meta di pellegrinaggio. Alla Madonna si rivolse anche Giovan Francesco Di Sangro che scampò a una malattia e per ricambiare la grazia ottenuta fece costruire la prima cappella. Ciò che però di meraviglioso ha la Cappella di Sansevero è la statua del Cristo Velato una statua di marmo scolpita a grandezza naturale, rappresentante Nostro Signore Gesù Cristo morto, coperto da un sudario trasparente realizzato dallo stesso blocco della statua. Se andate a Napoli non perdetevelo, è un’esperienza straordinaria.

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Sempre Feisal una volta di fronte al Maschio Angioino provò la sensazione che aveva provato la prima volta che aveva visto una moschea: totale stupore. Il Maschio Angioino è conosciuto dai napoletani anche come Castel Nuovo perché nacque proprio per essere differenziato dai due già esistenti: Castel dell’Ovo e Castel Capuano. Carlo I D’Angiò ne commissionò la realizzazione anche se a causa della sua morte non poté vederlo finito. Suo figlio si trasferì nel castello e lo adattò alle sue esigenze. Oltre ad essere dimora reale, negli anni il Maschio è stato uno dei fulcri culturali ospitando letterati come Francesco Petrarca e Giovanni Boccaccio. Nel corso del tempo il Maschio divenne semplice presidio militare, complice il fatto che nuove realtà stavano sorgendo nei dintorni, come Palazzo Reale e la Reggia di Capodimonte. Anche il Maschio non è esente da una leggenda di cui se ne sono occupati anche Benedetto Croce e Alexander Dumas. Pare che la Regina Giovanna utilizzasse la fossa contenente un coccodrillo per disfarsi dei suoi amanti.

Insomma Napoli è un museo a cielo aperto che non smette mai di stupire.

Come sempre vi invito a seguire il #BlogNotesMaggio relativo al Maggio dei Libri. Ci stiamo divertendo a raccontarci attraverso i nostri amati libri e tutti gli interventi del #BlogNotes sono interessanti oltre che preziosi.

Per la tematica del Patrimonio Europeo sono partita dal libro di Pino Imperatore Allah, San Gennaro e i tre kamikaze che vi consiglio assolutamente.

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