Resto qui

resto qui

  • Titolo: Resto qui
  • Autore: Marco Balzano
  • Editore: Einaudi
  • Data di pubblicazione: 20 Febbraio 2018

Non credo ai colpi di fulmine, né in amore, né nella scrittura. Però quando ho visto quel paese sommerso ho subito avuto la certezza che avevo davanti una storia, e non desideravo altro che capire se avrei saputo raccontarla (da Il Libraio).

Marco Balzano spiega così la nascita del suo romanzo Resto Qui edito da Einaudi e uscito alla fine di febbraio. Una storia nata per caso, nel momento in cui ha visto un campanile (quello raffigurato nella splendida copertina) sullo specchio del lago. Da lì è partita la ricerca e lì è nata la convinzione che la storia di Trina non poteva che essere ambientata a Curon, un borgo della val Venosta distrutto nel 1950 per costruire una diga.

È infatti la costruzione della diga a muovere tutta la storia e al centro Trina, la guerra e il dilemma: fuggire o restare?

Trina è una maestra elementare a cui viene impedito di insegnare nel momento in cui Mussolini decide che il tedesco non è più la loro lingua ma è l’italiano la lingua divenuta ufficiale. Trina non si scoraggia né si perde d’animo, sa che ci sono altri insegnanti che continuano il loro lavoro di nascosto e decide anche lei di farlo clandestinamente ai bambini del luogo. È una ragazza decisa, ostinata nelle cose in cui crede, che si innamora di quel ragazzo, Erich, che osserva di nascosto quando lui veniva a casa sua a parlare col padre che lo aveva preso in simpatia. Si piacciono e si sposano e in poco Trina diventa madre di due bambini mentre fuori la minaccia della diga si scosta per far spazio alla minaccia ben più concreta della guerra.

È proprio la paura della guerra che porterà la sorella di Erich a fuggire altrove portando con sé la piccola Marica che in quel paesino in cui le era proibito andare a scuola non voleva più starci. Voleva studiare Marica e voleva vivere ecco perché acconsente di sua spontanea volontà a fuggire altrove con la zia, abbandonando la madre e abbandonando tutta la sua famiglia.

Per Trina è un dolore assordante l’assenza di quella figlia tanto desiderata e tutto ciò che dovrà sopportare in seguito sarà più lieve se paragonato a quello strappo. Un dolore a cui riesce a dar forma mettendo tutto nero su bianco, scrivendo in continuazione parole che forse sua figlia non leggerà mai.

Quando Michael, l’altro figlio di Trina ed Erich, sposa le idee di Hitler e quando la guerra inizia a portare distruzione anche nella loro Curon, i due a malincuore sanno che è arrivato il momento di fuggire: ritorneranno quando tutto sarà finito.

La storia di Trina ed Erich viene così ad intrecciarsi con la storia della guerra e del dopoguerra. Quando i due ritorneranno, provati nel fisico e negli stati d’animo, hanno una nuova battaglia da combattere: impedire la costruzione della diga che comporterebbe la sparizione di Curon.

Dal primo momento è stato noi contro loro. La prepotenza del potere improvviso e chi rivendica radici da secoli.

Un paese ci vuole, non fosse per il gusto di andarsene via, un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra, c’è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti scriveva Cesare Pavese ne La luna e i falò e non può esserci citazione migliore per sintetizzare il tutto. Quando mi capitano libri del genere sono in seria difficoltà a parlarne. A un libro perfetto cosa posso aggiungere? Tutto ciò che dico sarebbe superfluo. Quando la cosa più sensata sarebbe stata fuggire i protagonisti decidono di restare, rischiare, lottare per difendere il loro paese dal nemico che non si fa scrupoli a cancellare tutto. Resto qui è un’eccezionale storia di resistenza e di appartenenza. È uno dei libri più belli usciti in questi primissimi mesi dell’anno e probabilmente è uno dei libri più belli che vi capiterà di leggere in assoluto.

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