Editoria a pagamento? Parliamone

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Prima di iniziare: non è un post pro o contro l’editoria a pagamento quindi chi ne è rappresentante e chi ne ricorre non se la prenda. Semplicemente c’è una mia cara amica che ha avuto un’offerta da un editore a pagamento per pubblicare un suo racconto e mi ha chiesto un parere sulla faccenda e mi sono ritrovata quindi nel magico mondo dell’editoria a pagamento.

Quando ho fatto il corso, tra le tante cose studiate c’era anche la sezione dedicata ai vari tipi di editoria che si possono riassumere brevemente in tre:

  • classica: un editore crede in un libro e si assume gli onori e gli oneri della pubblicazione;
  • a pagamento: un editore (o meglio un imprenditore perché editore proprio non riesco a definirlo) fa pagare le spese di pubblicazione all’autore e gli pubblica il libro;
  • il self-publishing o l’auto pubblicazione: un autore decide di non ricorrere ad un editore e pubblica un libro a proprie spese avendo poi il massimo dei ricavi.

L’editoria a pagamento è vista come la pecora nera dell’editoria perché ragionandoci bene manda all’aria tutta la purezza del concetto di editoria. Pagare per essere pubblicati significa solo una cosa: tutti possono essere pubblicati. Vi pare poco? Non che i libri che escono attraverso il sistema di editoria classica siano capolavori del nostro tempo, anzi, basta dare un’occhiata alle classifiche, vedere che alcuni posto sono occupati da libri di youtuber, cantanti, attori e compagnia bella per rivalutare tutto il concetto di editoria stessa.

Pubblicare a pagamento però significa vedere lo scrittore solo come potenziale cliente e basta. Quando ho visto il contratto che questo editore (mah) ha proposto alla mia amica sono sbiancata. In breve: non le viene riconosciuto il diritto d’autore, a lei spettano le spese di correzione bozze e soprattutto lei deve provvedere a trovare chi le corregge le bozze e soprattutto lei è tenuta per contratto ad acquistare ventotto libri sui trenta che verranno stampati. Ditemi voi l’etica dove sta. Devo pagare per essere pubblicata e devo anche comprare quasi il totale delle copie prodotte.

In questo giro tra editore e scrittore è rimasta fuori la terza potenza dell’editoria, quella che muove tutto il mercato editoriale: il lettore. Se io compro tutte le copie, al lettore cosa spetta? Certo, può mettersi lei a vendere le copie privatamente, tanto le ha acquistate e può farne ciò che vuole, ma sappiamo che non funziona così, o meglio così non dovrebbe funzionare.

Sarà che io ho un’idea romantica dell’editoria dove un editore intravedendo il potenziale di un libro si assume tutte le responsabilità e i rischi del caso. Motivo per cui, in teoria, non tutto viene pubblicato.

Per concludere però spezzo una lancia a favore dell’editoria a pagamento. Non è un’idea di editoria che condivido ma non la giudico e la reputo colpevole del tutto. Dove c’è una domanda, c’è un’offerta e dove ci sono persone disposte a pagare per pubblicare il proprio libro pur di vedere stampato il proprio nome in copertina ci sarà un editore disposto ad accettare quella somma di denaro e agire come meglio crede. Non è un caso se l’editoria a pagamento in inglese è stata denominata vanity press mentre in francese édition à compte d’auteur (edizione dell’autore, visto che il rischio lo assume solo lui).

Passo a voi la parola, avete avuto esperienze con l’editoria a pagamento? Cosa ne pensate di questo sistema?

 

26 pensieri su “Editoria a pagamento? Parliamone

      1. Francesca Ottobre

        È esattamente ciò che sta succedendo alla mia amica con cifre molto più contenute. Cioè prima solo 30 copie, poi ha alzato a 50, poi l’iva la deve pagare da parte… insomma professionalità zero.

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      2. Paroledipolvereblog

        si è davvero una vergogna!!! s eposso dire la mia….soldi e poche tirature che alla fine ti sei pagato tu….sono pochi gli editori che rischiano….non lo fanno quasi più…pensa che uno mi ha risposto che se ero amica della de filippi o moglie di un giocatore mi avrebbe pubblicato pure l’elenco telefonico…..mi sono vergognata per lui

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    1. Francesca Ottobre

      Anche io sono semplicemente una lettrice che tra le altre cose non ha mai avuto aspirazioni letterarie. C’è un’amica che mi ha chiesto aiuto ed eccoci qui. Questo è uno che la pressa parecchio e alla fine, se di editoria non ne capisci niente, pensi che hai del talento visto l’interessamento. Talento ci potrà pure essere, non metto in dubbio, di sicuro per lui è un ottimo affare. In generale poi ognuno libero di fare ciò che vuole.

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    1. Francesca Ottobre

      Togliendo casi eccezionali (che nell’editoria accadono) se un editore non ti pubblica fatti due domande. Quindi alla fine chi preferisce pagare lo fa solo per soddisfare il proprio ego.

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      1. Appunto. Un editore ti pubblica perché sei richiesto, la tua scrittura in questo momento è richiesta sul mondo del mercato. Poi, autopubblicarsi è un altro pio di maniche per esempio. Innanzi tutto finanzi te stesso e non un furbo imprenditore, e poi metti sul mercato qualcosa che magari è pure buona, ma non particolarmente richiesta sul momento. E magari non ti pubblicano proprio per questo. Qui scattano molti fattori, ma fondamentalmente è di questo che stiamo parlando.

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      2. Francesca Ottobre

        Parliamoci chiaro, ma non è meglio investire per avere poi un tornaconto personale piuttosto che dare i soldi a qualcuno e basta? Apri la finestra, buttali ed è la stessa cosa che darli a uno che ti pubblica.

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    1. Francesca Ottobre

      Il self publishing lo condivido anche io. Oggi tra l’altro trovare un pubblico è anche più facile. Apri una pagina fb oppure un blog sulle tante piattaforme che esistono e arrivi ai lettori e magari se veramente vali qualcosa sarà l’editore che arriverà da te e non il contrario. Pagare per essere pubblicati per me è inaccettabile.

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    1. Francesca Ottobre

      Sono per la libertà di scelta, se uno è contento di pagare che faccia come crede. Che non mi si metta però sullo stesso piano un editore che investe sul libro è un editore che pensa solo al puro guadagno. Non lo definirei neanche editore.

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