Questo è il mio sangue

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  • Titolo: Questo è il mio sangue
  • Autrice: Elise Thiébaut
  • Editore: Einaudi
  • Data di pubblicazione: 23 Gennaio 2018

Qualche settimana fa leggevo una notizia su Il Post che titolava “In Nepal si muore di mestruazioni”. Riportava la storia di una studentessa di 22 anni, Gauri Kumari Budha, morta nella sua capanna soffocata dal fumo del fuoco che aveva acceso per scaldarsi. La ragazza non è morta a causa del ciclo, ma a causa del ciclo era stata allontanata dalla propria casa e costretta ad essere isolata perché tradizione vuole che il sangue sia impuro e quindi in quei giorni lì (uso l’espressione tipica che indica i giorni in cui noi donne abbiamo il ciclo) le donne vengono allontanate dai villaggi e isolate.

Le mestruazioni sono un tabù? In molte rideranno e si scandalizzeranno nel sentir definire le mestruazioni un tabù. Dopo tutte le battaglie fatte consideriamo ancora il ciclo un argomento off limits? No, andiamo, non siamo più nel medioevo. Vi do una notizia però. Se in Nepal le donne vengono allontanate e isolate perché impure, se in tantissimi paesi africani le donne in quei giorni non possono andare a scuola perché non sono dotate di assorbenti e devono utilizzare fogliame e carta e altri materiali non idonei ed igienici e se in Bolivia vietano alle donne di farsi persino la doccia (in quei giorni dove l’igiene dovrebbe moltiplicarsi) allora vuol dire che le mestruazioni sono un problema e anche un tabù perché non vale occuparsi solo della propria parte di cielo, troppo facile ed anche irresponsabile.

Di mestruazioni non se ne parla apertamente e dirlo non cancella i diritti che le donne hanno conquistato con le loro battaglie e non ci fa retrocedere negli anni preistorici e medievali. È una cosa naturale, normale ma anche intima e fonte di pudore. C’è chi ne parla apertamente, chi utilizza espressioni per indicarle, chi ci gira intorno e chi preferisce non parlarne. C’è chi non è in grado neanche di dire la parola assorbenti (io per anni a mia madre dicevo mancano i cosi), chi li nasconde in borsetta e quando li caccia riesce in trucchi che farebbero impallidire prestigiatori con anni di carriera alle spalle e chi li nomina, li mostra e chissenefrega ho il ciclo gli assorbenti mi servono e li uso senza problemi.

La scrittrice Elise Thiébaut in questo saggio affronta lo spinoso tema delle mestruazioni facendo anche un interessantissimo excursus storico, religioso, mitologico e sociale e analizzando molteplici questioni che da queste derivano.

Dall’arricchimento delle aziende che si occupano della protezione periodica delle donne, e parliamo di trenta miliardi di dollari l’anno, ai rischi che tali protezioni possono provocare alle donne e di cui nessuno parla. I famosi assorbenti e tampax che a sentire la pubblicità ti alleggeriscono la favolosa esperienza mensile non vengono sottoposti agli stessi controlli di qualsiasi prodotto cosmetico e la loro stessa composizione non viene mostrata nei dettagli sulle confezioni. Ebbene i rischi che il loro utilizzo comporta ci sono, ma tutti preferiscono far finta di nulla, così come dovremmo far finta di nulla sulla questione Iva che ci tocca pagare su questo prodotto che per noi donne è un genere di prima necessità ma che non viene reputato come tale. Il paragone che farà arrabbiare in molti è che la Coca-Cola ha un’aliquota del 5,5% e gli assorbenti del 20%.

Perché abbiamo tanta paura di un processo naturale che ci permette di dare la vita? Perché ci affrettiamo a nascondere nella borsa i tamponi interni quando ci capita di tirarli fuori per sbaglio? Perché bisbigliamo mestruazioni quando siamo pronti a gridare troia, zoccola e puttana?

La risposta lo ammetto mi sfugge. Bisognerebbe scindere tra vergogna e pudore e provare a ragionarci. Non ho vergogna sia chiaro, anche perché vergognarmi di qualcosa che mi mette k.o. fisicamente e mentalmente per quattro/cinque giorni al mese per una media di trenta/quaranta anni mi sfinirebbe. Pudore sì, perché la reputo una questione personale ed intima che non nascondo ma ometto. Nella mia famiglia quando a una di noi ragazze arrivavano le mestruazioni per la prima volta partivano le telefonate dei parenti che ti facevano gli auguri (quando vennero a me intimai a mia madre che se l’avesse detto ad anima viva povera a lei e le congratulazioni me le sono scampate). Che sia arrivato il momento di una rivoluzione mestruale? Che sia arrivato il momento di parlarne liberamente senza curarsi troppo degli altri? Per il momento è arrivato questo libro. Leggete Questo è il mio sangue e poi ne parliamo.

12 pensieri riguardo “Questo è il mio sangue

    1. Quindi non succede solo nella mia famiglia? Non so se questa cosa mi consoli o meno. Se iniziamo a parlare poi di tutte le leggende metropolitane che circolano sul cosa non è possibile fare in quei giorni non la finiamo più (una su tutte, evitare di fare gli starnuti, come se fosse possibile 😒).

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      1. Aggiungo non fare le conserve di pomodoro perché può inacidirle, non fare impasti di pizza e torte perché non lievitano, non fare le tinte ai capelli ché non prende e evitare shampoo e doccia ché bloccano il ciclo: signori è questo il vero medioevo.

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  1. Sono diventata “signorina” (ai miei tempi si diceva così…) negli anni settanta, dove perlomeno, grazie al femminismo, si cominciava a sdoganare questo processo naturale e tra noi ragazze ci sentivamo meno “disagiate”. Ho due figlie e vedo che riescono a convivere in modo naturale con il ciclo. Ma ci sono sicuramente ancora molti tabù da combattere… sarà interessante leggere questo saggio

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    1. Anche oggi si usa dire “signorina”, o almeno dalle mie parti si dice ancora. Hai vissuto gli anni dell’ascesa del femminismo e ti faccio una domanda: considerare le mestruazioni un tabù offende tutto ciò per cui le donne hanno combattuto? Sui social in molte si sono indignate per questo, della serie “se iniziamo a considerarle tabù abbiamo combattuto per niente”.

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      1. sicuramente, non vedo perché mai ci si debba vergognare o continuare a diffondere informazioni infondate (tipo non fare la doccia, non toccare le piante e via di scemenze) su un processo naturale! come se gli uomini dovessero vergognarsi perché gli cresce la barba!

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      2. L’ho appena scritto in un altro commento 😂. Il bello (anzi il brutto) è che conosco molte ragazze che ci credono a queste storie. Come fai a non lavarti in quei giorni, come? Assurdo.

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  2. Io sono una di quelle che ne parla apertamente, senza pudore: penso che dipenda un po’ dall’educazione e un po’ dal carattere e che dovremmo lavorare “solo” sulla prima parte. Troverei violento costringere una persona a parlare di un fatto sì assolutamente naturale, ma anche personale, tacciandola di pruderie. Io stessa quando, soprattutto in pubblico, sono in compagnia di un’amica più “riservata” mi trattengo dal parlare in un certo modo di mestruazioni perché so che la metterebbe a disagio…
    Comunque è un tema importante, vista la quantità sorprendente di miti e discriminazioni che ancora circondano le mestruazioni: ho messo in libro in lista, mi piacerebbe proprio leggerlo (e soprattutto che sviluppasse un dibattito degno).

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    1. I miti e le leggende metropolitane che ci sono intorno al ciclo sono molteplici e molte sono frutto di vera e propria ignoranza. Quello che mi è piaciuto del libro sono anche le tante tematiche che ne derivano come la questione dell’iva (in Italia se ricordo bene fu una proposta portata avanti da Civati) e i rischi che alcuni comportano. Bazzico sui social, alcune si sono indignate quando hanno letto che è considerato un tabù (che siamo nel medioevo?), altri maschietti lo hanno considerato un argomento che non merita neanche di essere affrontato (vorrei vederli al posto nostro cinque giorni al mese così). Se lo leggerai mi farà piacere leggere la tua opinione.

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      1. Ne conosco diversi (alcuni me li sono anche sentiti dire). Poi che dire, l’incapacità di indossare – anche solo per la durata di un libro – le scarpe altrui è uno sport sempre praticato e in voga, purtroppo…

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