La mia esperienza nelle scuole. Tratto da una storia (purtroppo) vera

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I progetti lettura in tantissime scuole rappresentano la normalità. In altre invece oltre a non averli, non li accettano proprio o se li accettano lo fanno creando tanti di quei problemi e imponendo tante di quelle restrizioni che alla fine penserai: ma a me, chi me l’ha fatto fare?

Vivo in un paesello con una sola libreria indipendente che negli anni si è data da fare organizzando molti eventi culturali (io stessa mi sono occupata di varie presentazioni) con purtroppo una bassa risposta di pubblico; una biblioteca con un personale che senza giri di parole non vuole rotture di scatole (vuoi fare una presentazione qui? No, noi il pomeriggio mica siamo aperte e poi chi se la prende la responsabilità di tenere aperta la struttura senza un sistema di vigilanza adeguato) e con molte scuole. Togliendo le scuole primarie il mio ha ben tre licei statali di diverso indirizzo e due privati con un numero di studenti complessivo molto alto, visto che accoglie anche i ragazzi provenienti dai paesini limitrofi. Quando ho visto che le presentazioni in libreria non stavano più funzionando ho pensato di spostarmi nelle scuole proponendo un progetto di lettura molto semplice nella sua realizzazione: lettura di un libro e successivo incontro classe/autore. Ero armata di un progetto e di tante buone speranze, ma ogni tanto mi dimentico dove vivo.

A un progetto lettura per assurdo un liceo non ti dirà mai di no perché eh sì, la lettura è importante e i ragazzi dovrebbero leggere di più (eh sì, solo loro dovrebbero leggere di più). Quindi all’inizio sarà un bel sì, con tanti complimenti per l’idea, poi sarà un forse, vediamo, una cosa alla volta i ragazzi hanno dei programmi scolastici da portare a termine ed altri progetti a cui partecipare e…

Quando andai al liceo linguistico/artistico dopo il sì al progetto il vicepreside mi disse: guarda però la scuola non ha fondi. Sia chiaro, io propongo libri da leggere non da acquistare. Se prendono un libro per classe a me non interessa, ma forse mi hanno scambiata per una rappresentante di aspirapolvere e giustamente una scuola che se ne deve fare di un aspirapolvere? Dopo questo mi chiese, anche abbastanza stupito: ma i ragazzi questi libri che proponi li devono leggere? Leggere dei libri? Siamo pazzi? Follia pura signori. No, io volevo solo che li usassero per metterli sotto i banchi traballanti o per tirarseli durante l’ora di educazione fisica al posto dei palloni.

Al liceo scientifico la sfida è stata quella di venire incontro alla docente con cui avrei dovuto collaborare che mi bocciò praticamente tre quarti delle letture proposte (grazie, si vede che faccio proprio delle letture di merda). Sì perché per lei Gli anni al contrario della Terranova era pretestuoso, L’Arminuta di Donatella Di Pietrantonio inconcludente, Certi bambini di Diego De Silva banale (banale, sì ha detto banale e se non lo sapete c’è un girone dell’inferno apposito per le persone che definiscono i libri di Diego De Silva banali). A questo aggiunse anche sì però sempre con sta tematica della camorra, discostiamoci dai luoghi comuni. L’uomo che non riusciva a morire di Tony Laudadio le andò bene però lo facciamo come presentazione perché se i ragazzi non vivono una situazione del genere non possono immedesimarsi con il protagonista (io invece che sono una malata terminale ho potuto apprezzare il libro invece). Il commento preferito resta quello a L’altra madre di Andrej Longo dove la scuola non può assumersi le responsabilità di far leggere un libro del genere, la storia è dura e il linguaggio pieno di turpiloquio e se un genitore vede cosa diamo noi ai figli da leggere potrebbe avere da ridire e la scuola non ci farebbe una buona figura.

Per concludere il liceo classico mi aveva chiesto all’inizio di quest’anno dei nomi per stilare un calendario di incontri da fare durante tutto l’anno scolastico. Avevo selezionato una dozzina di titoli tra le letture che io stessa ho fatto perché proporre un libro di cui non conosco nulla l’ho sempre trovato scorretto e alla fine la preside mi ha rifiutato il progetto perché la casa editrice scelta non le piaceva. Non gli autori, non le storie che raccontavano, ma la casa editrice. Come scusa per carità è molto originale se non fosse che ad alcune classi hanno assegnato da leggere il libro di Selvaggia Lucarelli che sicuramente sarà più interessante e che è stato editato da una casa editrice molto bella, davvero molto bella.

Vorrei tanto aver voluto inventare questi episodi solo per il gusto di farci quattro risate ma purtroppo sono storie vere. Lo specchio di un Paese che non legge e che a volte legge poco e male. Siamo i primi a dire sempre eh sti ragazzi non leggono, stanno sempre con sti cellulari in mano. Certe volte invece sono i docenti a non leggere e a non volersi impegnare a far scoprire il piacere della lettura ai propri alunni.

Ps. Qualche presentazione buona nei licei alla fine sono riuscita a farla, nonostante questo, nonostante tutto.

4 pensieri su “La mia esperienza nelle scuole. Tratto da una storia (purtroppo) vera

  1. Triste e vero. Per fortuna, l’istituto in cui insegno è fornito di una bella biblioteca che è entrata, grazie a un progetto scolastico, nel circuito bibliotecario bresciano. Così abbiamo un bibliotecario attento, docenti che leggono e invitano alla lettura, e lettori esterni (pochi) che passano a prelevare i libri. Nel mio paese c’è un gruppo di lettura, di cui faccio parte, che cresce di anno in anno. Eccezioni. Di fatto, in Italia non si legge. Pina.

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    1. Francesca Ottobre

      Spero che il mio sia un caso isolato, anche perché di docenti disposti a collaborare per fortuna ne ho trovati. Diciamo che ho dovuto triplicare un lavoro che altrove avrebbe richiesto meno sforzi.

      Piace a 1 persona

    1. Francesca Ottobre

      L’importanza dei libri è fondamentale. Non voglio fare la paladina della lettura e credo nella libertà di scelta; se non vuoi leggere non sarò io ad importelo. La scuola però è un luogo dove i ragazzi dovrebbero apprendere il valore della lettura.

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