Jingle Books #4: Jonathan Franzen

Terzo appuntamento del Jingle Books. Questa volta ci spostiamo negli Stati Uniti, in una cittadina del Midwest americano dove i Lambert si apprestano a festeggiare il Natale. Enid è sicurissima che questo Natale coinciderà con l’ultimo che suo marito Alfred potrà festeggiare visto che il Parkinson sta facendo il suo corso. Radunare i tre figli ormai sparsi nel Paese è la missione che la capofamiglia si assume e anche se i figli tutto vogliono tranne che stare con quella madre che ha passato la vista a correggere i loro comportamenti decidono di realizzare il suo desiderio.

luci-di-natale

Nel seminterrato, all’estremità orientale del tavolo da ping pong, Alfred stava aprendo il cartone di whisky Maker’s Mark pieno di luci dell’albero di Natale. Sul tavolo aveva già le sue medicine e un kit per l’enteroclisma. Aveva un biscotto appena sfornato da Enid, che doveva essere a forma di renna ma faceva pensare a un terrier. Aveva un cartone di sciroppo d’acero Log Cabin contenente le grandi luci colorate che in passato aveva appeso ai tassi del giardino. Aveva un fucile a pompa in custodia di tela con la chiusura lampo, e una scatola di proiettili calibro venti. Aveva un’insolita lucidità e la volontà di usarla finché fosse durata. La luce incerta del tardo pomeriggio era imprigionata nei vani delle finestre. La caldaia si accedeva spesso, la casa perdeva calore. Il maglione rosso gli pendeva dalle spalle formando pieghe e protuberanze sghembe, come se Alfred fosse stato un ceppo o una sedia. I pantaloni di lana grigia erano afflitti da macchie che doveva per forza tollerare, perché l’unica altra scelta sarebbe stata quella di perdere il ben dell’intelletto, e non era del tutto pronto a farlo. La prima cosa che emerse dallo scatolone del Maker’s Mark fu una lunghissima fila di luci natalizie bianche avvolte intorno a una striscia di cartone. Le luci, conservate nel ripostiglio sotto la veranda, puzzavano di muffa, e quando Alfred inserì la spina nella presa si accorse subito che qualcosa non andava. La maggior parte delle luci brillava allegramente, ma vicino al centro del rocchetto c’era una chiazza di lampadine spente- una sub-stantia nigra nel cuore del groviglio. Districò il filo con mani esitanti e lo stese sul tavolo da ping-pong. All’estremità c’era uno sgradevole segmento di lampadine fulminate. Alfred sapeva cosa si aspettava da lui la modernità. La modernità si aspettava che andasse in un grosso discount a sostituire le luci guaste. Ma i discount erano affollati in quel periodo dell’anno; avrebbe fatto una coda di venti minuti. Non gli dava fastidio aspettare, ma Enid non gli avrebbe permesso di guidare la macchina, e a lei dava fastidio aspettare. Enid era al piano di sopra a frustarsi sulla dittatura d’arrivo dei preparativi per il Natale.

(Tratto da Le correzioni di Jonathan Franzen, Einaudi)

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