Jingle Books #2: Maurizio de Giovanni

Per il secondo appuntamento con Jingle Books non poteva mancare uno dei personaggi a cui sono più legata: il commissario Ricciardi. Il bel tenebroso dagli occhi verdi creato dalla penna di Maurizio de Giovanni sarà impegnato anche nei giorni prima che precedono il Natale, con una delle sue tante indagini. Nel libro Per mano mia. Il Natale del commissario Ricciardi accanto al giallo vero e proprio non mancano i momenti in cui si descrivono le tradizioni natalizie come la preparazione del presepe o dei piatti tipici che si consumano durante quei giorni. Pronti? Ecco un estratto.

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Quella prima di Natale è una domenica assai strana. È un po’ domenica, perché suonano le campane fin dal primo mattino; perché l’aria è quella della festa, coi tempi e i modi delle giornate fintamente senza impegni; perché molte botteghe rimangono chiuse e qualche commerciante ricco si consentirà un’ora di sonno in più; perché le ragazze penseranno a qualche incontro clandestino, se il papà o la mamma le manderanno a fare qualche commissione che per pigrizia non vorranno sbrigare direttamente. Ma non è solo domenica. È un po’ festa, perché i mendicanti sciameranno fuori le chiese per mettere i bigotti di fronte alla loro miseria, per spuntare un soldo o due; perché venditori di palloncini e castagnole prenderanno posizione nella Villa Nazionale, coi mezzi guanti e il volto coperto da stracci di lana per combattere il vento, richiamando i bambini con la merce e facendo loro paura per l’aspetto; perché i profumi di mandorle caramellate, di castagne arrosto, di carciofi alla brace e di pizze fritte saranno portati ovunque dal vento, facendo aumentare la saliva in tutte le bocche e gorgogliare gli stomaci. Ma non è solo festa. È un po’ Natale , perché i marciapiedi sono invasi da merce stesa su lenzuola vecchie, e ognuno vende qualsiasi cosa, lecita o non lecita, in ogni grande via di passeggio e in ogni vicolo adiacente; perché i potenziali clienti sono costretti a camminare sulla strada, prendendosi strombazzate e schizzi di fango dalle automobili e dalle carrozze; perché i negozianti di frutta e quelli di salumi hanno preparato grandi archi di merce colorata: per smontarli ci vorrebbero delle ore e quindi già da giorni non chiudono più, e rimangono la notte a chiacchierare tra loro, imbacuccati nelle coperte e col braciere davanti; perché i capitoni guizzano vispi nelle grandi vasche dipinte di azzurro come il mare, lungo via Santa Brigida, e ogni tanto uno sguscia per strada e il pescatore lo insegue tra le gambe delle donne che scappano terrorizzate. Ma non è ancora Natale.

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Il Natale è un’emozione. Un’aspettativa di qualcosa di nuovo, finalmente. O solo del ritorno, con valigie di cartone legate con lo spago in vagoni pieni e puzzolenti, dai posti del lavoro a quelli degli antichi amori, che ridiventano nuovi se visti da così lontano. Il Natale è un’emozione. È forte, come la voglia di casa nel freddo e nel vento, e sottile, come il suono di una fisarmonica in una taverna per chi passa in fretta, senza sapere bene dove andare. Il Natale è un’emozione. Lo puoi aspettare giorno dopo giorno, da quando lo scirocco cade sotto i colpi del vento del Nord, ma quando ti arriverà addosso all’improvviso, comunque, come un cavallo imbizzarrito pieno di sonagli e pennacchi. Il Natale è un’emozione

(Tratto da Per mano mia. Il Natale del commissario Ricciardi di Maurizio de Giovanni, Einaudi)

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