Jingle Books #1: Charles Dickens

Natale si avvicina e per entrare di più nell’atmosfera festiva non c’è niente di meglio di una carrellata di libri in cui i protagonisti festeggiano il Santo Natale. Non potevo non iniziare questo appuntamento del Jingle Books (perdonatemi ma con i titoli non vado forte) con il classico dei classici natalizi, ossia “Il canto di Natale” di Charles Dickens.

La storia del vecchio ed avido Ebenezer Scrooge che si converte allo spirito natalizio dopo aver ricevuto nella notte la visita di tre spiriti del Natale passato, presente e fututo è conosciuta anche da chi i libri li usa solo per riempire gli spazi vuoti di casa propria, anche perché da questo libro sono state tratte innumerevoli trasposizioni cinematografiche, televisive e animate. Infatti il mio primo approccio con la storia di Dickens non è avvenuto attraverso il libro, bensì con il cartone “Il canto di Natale di Topolino” in cui Zio Paperone, Topolino, Paperino e compagni disneyani facevano rivivere Il canto di Natale originale.

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Leggo fumetti da quando ero piccola e il cartone “Il canto di Natale di Topolino” era per me l’appuntamento da non perdere nel periodo natalizio, un po’ come per quelli che il giorno della vigilia non si perdono il film “Una poltrona per due” (che io non ho mai visto, ma questa è un’altra storia).

C’è da aggiungere una cosa, nella realizzazione del personaggio di Zio Paperone i suoi creatori si sono proprio ispirati al vecchio Scrooge creato da Dickens.

«Lieto Natale, zio. Dio sia con te» gridò l’allegra voce di un nipote di Scrooge, il quale gli arrivò addosso così rapidamente che l’augurio l’aveva proceduto da poco. «Bah!» fece Scrooge, «sciocchezze!». Il nipote si era tanto riscaldato, camminando rapidamente nella nebbia e nel gelo, che sembrava tutto acceso; la faccia era bella rossa, gli occhi gli brillavano, il fiato fumava ancora. «Sciocchezza Natale, zio?» chiese il nipote. «Non vorrai certo dir questo.». «Sì, che lo dico» ribattè Scrooge. «Lieto Natale! Che diritto hai tu di essere lieto? che ragione hai di essere lieto? Non sei abbastanza povero?». «Via!» rimbeccò gaiamente il nipote. «E che diritto hai tu di essere scontento? che ragione hai di essere di cattivo umore? Non sei abbastanza ricco?». 

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Scrooge, non avendo una risposta migliore fece: «Bah!» di nuovo, e aggiunse un altro: «Sciocchezze!»«Non essere in colera, zio» disse il nipote. «E che altro posso essere» replicò lo zio,  «dovendo vivere in un mondo di idioti come questo? Lieto Natale! Basta, con il lieto Natale! Che cosa è in fin dei conti la ricorrenza di Natale, se non il giorno di pagare conti senza avere soldi in tasca, il giorno in cui ti trovi di un anno più vecchio senza essere di un’ora più ricco! il giorno di fare il bilancio e di notare come ogni partita, durante i dodici mesi, sia stata un deficit! Se potessi fare come dico io» esclamò infine con indignazione, «ogni idiota che va in giro con il “lieto Natale!” sulle labbra, dovrebbe venire bollito nel suo stesso pudding, e sepolto con un rametto di agrifoglio sul cuore. Questo vorrei!». «Zio» implorò il nipote. «Nipote» replicò severamente lo zio, «festeggia pure il Natale alla tua maniera, ma lascia che io lo festeggi alla mia.». «Festeggiarlo!» rispose il nipote. «Ma tu non lo festeggi per niente…». «Lasciami in pace, allora, e possa Natale portarti un mucchio di bene, proprio come te ne ha portato finora.». 

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(Tratto da Il canto di Natale di Charles Dickens, Bur)

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