Dati lettura e solite discussioni.

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Puntuale come ogni anno è stato reso noto il Rapporto sullo stato dell’editoria in Italia del 2016 che fa gioire quelli attenti al fatturato che regista un incremento del 1,2% facendo intravedere dei segnali di ripresa che rende gli addetti ai lavori sempre più ottimisti verso il futuro.

L’ottimismo però riguarda solo quella sfera perché il dato sulla lettura nel nostro Paese continua a registrare delle percentuali bassissime specie se confrontate con gli altri Paesi europei e che conferma una cosa: in Italia non si legge. La media italiana si attesta sul 40,5% nel 2016, ben al di sotto del 62,2% della Spagna, del 68,7% della Germania, del 73% negli Stati Uniti, dell’83% del Canada, dell’84% della Francia fino al 90% della Norvegia.

In crescita, nell’ordine, le case editrici che hanno pubblicato almeno un titolo in un anno, cresce la produzione dei titoli in e-Book, crescono le vendite dei diritti dei libri all’estero con le case editrici italiane che si dimostrano maggiormente capaci di operare sui mercati internazionali.

Tornando nello specifico alla lettura calano sia i lettori occasionali e calano anche i cosiddetti lettori forti (cioè i lettori che dichiarano di aver letto più di 12 libri in un anno).

Ricapitolando. In Italia legge il 40% della popolazione. In Italia non legge il 60% della popolazione. In Italia il 60% della popolazione non legge neanche un misero libro nei 365 giorni che ha a disposizione. Perché in Italia non si legge? Perché in Italia non si legge e negli altri Paesi europei e negli Stati Uniti si legge (e pure tanto)?

A questa domanda ogni anno noi lettori ed addetti ai lavori proviamo a rispondere. IBs pochi giorni fa mi ha trascinato in un dibattito sulla questione dove la domanda era quella, le risposte erano molteplici ma le soluzioni erano nulle. A volte mi scoccio pure a partecipare a queste discussioni sia perché io sono una lettrice e quini no, non lo so perché gli altri non leggono e come fanno a non leggere nemmeno un libro in un anno io che di libri ne leggo tantissimi e quando mi capitano dei periodi di down mi sento come se mi mancasse qualcosa e quasi non mi sento a mio agio con me stessa. Mi scoccio perché devo assistere a persone che cercano le scuse meno plausibili in assoluto come quelle che seguono (giuro, le sento ogni anno).

In Italia si legge poco perché i libri costano tanto. Facciamo chiarezza una volta per tutte. Questi sono dati sulla lettura il prezzo di un libro è relativo. Certo, i libri o meglio le novità costano parecchio, parliamo di un costo medio di 18 euro a libro. Nessuno però obbliga le persone a comprare solo le novità. Ci sono i tascabili, i siti su cui comprare usati a metà prezzo (Libraccio), i mercatini, le biblioteche e i prestiti. Cosa fondamentale: perché le percentuali di lettura sono alte nei Paesi dove i libri hanno lo stesso prezzo, se non più altro, dei nostri? I prezzi medi dei libri in Francia, Spagna, Germania e Gb sono rispettivamente di 21,75 nei primi due, 22,70 e 20,65. Quindi la teoria si legge poco perché i libri costano tanto non è poi così esatta. Anche perché un discorso del genere posso accettarlo da chi come me legge e quindi compra tantissimo (ho una media di 60-70 libri l’anno, immaginate voi quanto spendo); chi si limita a pochi libri l’anno davvero non può nascondersi dietro questa scusa.

In Italia non si legge perché si pubblica troppo. Questa è una scusa che pure ho sentito molte volte e che sinceramente mi lascia abbastanza perplessa. Vero, in Italia i titoli pubblicati in un anno sono intorno ai 66mila e si pubblica veramente di tutto dalla cosa più commerciale alla letteratura. Ci si perde nel mare delle pubblicazioni quotidiano ma additarla come causa di non lettura in Italia mi sembra troppo oltre che non corretto.

In Italia non si legge perché siamo troppo distratti. Tablet, smartphone e PC riempiono le nostre giornate. Siamo connessi non dico 24 ore su 24 ma quasi. Io stessa passo moltissimo tempo della mia giornata connessa (su internet e Twitter a cercare nuovi libri da leggere) ma quando è il momento di leggere chiudo tutto e leggo. Se una cosa ci interessa non ci sarà niente e nessuno a fermarci quindi basta con questa storia.

Quello che posso pensare è che in Italia manca una vera e propria cultura del libro e chi dovrebbe fare qualcosa non lo fa. Come direbbe Giusi Marchetta Lettori si cresce non si nasce, quindi la lettura e l’approccio al libro dovrebbe essere inteso come un percorso al termine del quale sarà il lettore a scegliere per se stesso.

Ripeto, io non lo so perché in Italia non si legge né tanto meno mi preoccupo di trovare soluzioni al problema, anche perché non ho mai costretto nessuno a leggere e non mi reputo migliore di chi non lo fa. Sono cresciuta con persone che mi ripetevano (e mi ripetono): ma stai sempre a leggere?. Mi sono sempre curata poco delle persone che mi hanno potuto considerare sfigata perché magari preferivo la compagnia di un buon libro alla loro e soprattutto non ho mai smesso di leggere per sentirmi uguale a chi crede che la lettura isoli e rende solitarie le persone. Insomma, io continuerò a leggere, voi fate un po’ quello che volete.

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