Parla, mia paura

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  • Titolo: Parla, mia paura
  • Autrice: Simona Vinci
  • Editore: Einaudi (Stile libero)
  • Data di pubblicazione: 19 Settembre 2017

La mia paura nei confronti di questo libro era quella di non apprezzarlo visto la tematica affrontata. Ansia, depressione e attacchi di panico sono situazioni in cui non mi sono mai trovata e l’autrice non ha problemi a dire che chi non lo ha vissuti sulla propria pelle potrebbe non capirli. I libri però non si leggono solo se si ritrovano riferimenti autobiografici o situazioni effettivamente vissute, i libri si leggono per svariate ragioni e quindi messe da parte le mie riserve mi sono immersa nella lettura senza alcun tipo di pregiudizio.

Altra premessa necessaria. Faccio parte di quella categoria di persone che a volte ha pensato che per la depressione bastasse una maggiore forza d’animo, un modo differente di approcciarsi alla vita e di affrontarla, della serie pensa positivo ché i problemi veri sono altri. Non giudicatemi male, ma avendo superato altro in passato ho imparato a relativizzare le esperienze dolorose e distinguere i problemi veri da quelli lievi. Non che esista una classificazione, ma c’è chi si abbatte per niente. Purtroppo il dolore a volte fa anche questo, ti anestetizza verso il dolore altrui e ti fa diventare quasi indifferente.

La depressione non è una stupidaggine, è diventato il famoso male del secolo ed è riconosciuta come malattia vera e propria che anche se non ti lascia cicatrici vere sulla pelle te le lascia nella mente, che forse è peggio.

Quelle che l’autrice racconta sono cicatrici di entrambi i tipi, sulla pelle e sull’anima, ha ripercorso il suo passato raccontando di come sia dovuta intervenire non solo sul suo corpo ma anche sulla sua mente, alternando lo studio di un chirurgo estetico e quello di un analista.

Ci sono persone che con i difetti del proprio corpo riescono a conviverci pacificamente e non ne fanno il cruccio della loro esistenza. Ci sono altre persone che ne fanno una questione di vita e di morte. Non riuscire a star bene nel proprio corpo, non riuscirsi ad accettare non può essere sempre etichettato come superficialità e far risalire tutto alla questione l’importante è essere e non apparire. Anche in questo non si può essere precipitosi e di conseguenza giudicare in fretta le persone solo perché ricorrono alla chirurgia.

Simona Vinci ha raccontato nei minimi dettagli la sua esperienza mettendo nero su bianco le sue paure. È un’altalena di sentimenti con parti che fanno davvero male leggere. Qui non si tratta solo di raccontare il dolore, ma di sviscerarlo in tutte le sue forme. C’è un passaggio in cui l’autrice dice che le storie di depressione sono tutte diverse, anche perché diverse sono le cause scatenanti. Qui non troverete la cura, la ricetta magica per curarsi, ma il conforto e l’empatia di chi ci è passato, di chi sa cosa vuol dire avere paura di uscire di casa e di non sentirsi al sicuro nei propri spazi, di chi ha paura di stare solo ma di non riuscire a stare neanche in compagnia, di non riuscire ad essere più indipendente, di non riuscire ad essere più se stessi. Simona Vinci utilizza un linguaggio universale in cui magari qualcuno può ritrovarsi e sentirsi meglio: il famoso potere salvifico della letteratura.

Spesso mi chiedono se c’è un libro che mi abbia segnato. È una domanda difficile questa, a volte si rischia di cadere nel banale o nell’esagerazione. A questo giro posso dire che questa lettura mi ha segnato (eccome mi ha segnato) e soprattutto mi ha insegnato molto. Non bisogna aver paura delle proprie paure, non bisogna aver paura di raccontarle, di affrontarle e di chiedere aiuto quando si ha bisogno. Se ci siete passati leggerete questo libro trovando un minimo di consolazione (si spera), se non ci siete passati questo libro potrà mettervi in guardia su molte cose.

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