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L’Arminuta

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    • Titolo: L’Arminuta
    • Autrice: Donatella Di Pietrantonio
    • Editore: Einaudi
    • Data di pubblicazione: 14 Febbraio 2017
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Ero l’Arminuta, la ritornata. Parlavo un’altra lingua e non sapevo più a chi appartenevo.

Ha tredici anni l’Arminuta quando viene riportata dalla sua famiglia d’origine, come un pacco postale che ritorna da chi l’ha spedito o come una merce che difettosa è costretta a ritornare al negozio. Nei tredici anni precedenti a quel giorno è cresciuta con quella che credeva la sua vera famiglia, una madre e un padre amorevole che l’hanno allevata come la principessina di casa. Scoprire che quei genitori non sono i tuoi è un duro colpo da assorbire, peggio è sapere che c’è la tua famiglia naturale che ti reclama. L’Arminuta è quindi costretta a ritornare a casa dalla sua famiglia d’origine. Non ne comprende il motivo per cui deve lasciare sua mamma per tornare a vivere da sua madre e si convince da quei pochi elementi che ha a disposizione che sua mamma sia malata e non vuole farla assistere al calvario che starebbe per affrontare. In effetti sua mamma ultimamente stava spesso male, ma lei era grande e avrebbe potuto assisterla e starle accanto invece di sbarazzarsene.

La famiglia che la riaccoglie le sembra distante anni luce dal suo essere. Non è solo questione d’ignoranza, ma anche di mancanza d’igiene che pervade la casa e i suoi abitanti unito a un senso di inadeguatezza che non l’abbandonerà mai. Quella vergogna di essere associata a loro ed essere considerata parte di quel mondo a cui sentiva di non appartenere non era snobismo nei loro confronti e non era una questione di sentirsi superiore e migliore, ma quell’ambiente retrogrado non era il suo.

Ogni volta che provava a parlare con sua madre di sua mamma quella cambiava discorso. Sua mamma si era resa irrintracciabile salvo poi farle avere tutto ciò di cui aveva bisogno come effetti personali, biancheria e lenzuola nuove e pulite e un letto a castello in modo da non essere più costretta a dividerlo con sua sorella Adriana. Era uscita dalla sua vita ma continuava a seguirla a distanza operando nel dietro le quinte della sua esistenza. La sorella Adriana era la sola a cui si era affezionata, appoggiandosi a lei e sapendo di averla vicina riusciva a non perdere la testa in quell’assurda situazione. Grazie a lei e al fratello Vincenzo con cui aveva instaurato un rapporto controverso.

Difficile era per l’Arminuta vivere come se fosse tutto normale e la forza per andare avanti la ricavava dalla consapevolezza che quella era una situazione temporanea e presto sarebbe ritornata agli agi di casa sua, dalla sua migliore amica e a dividersi tra le sue lezioni di danza e nuoto. Nella sua mente non smetteva nemmeno per un secondo di formulare le varie ipotesi sul perché tutto ciò le stava accadendo e mentre colpevolizzava la mamma ritenendola l’artefice di tutto la giustificava e la perdonava; con lei non riusciva ad arrabbiarsi mai del tutto, era pronta a correrle incontro appena l’avrebbe rivista.

L’empatia che si crea con la protagonista in questo libro è molto forte. Come lei vogliamo capire il perché di questo impensabile gesto, con lei cerchiamo soluzioni e con lei viviamo la disperazione dell’abbandono. La famiglia è la prima certezza che impariamo a conoscere, venuta meno quella viene meno tutta la nostra stabilità. L’Arminuta si snoda tutto tra il tema dell’abbandono e della maternità e la narrazione dell’autrice è perfetta, siamo nel campo dell’alta letteratura con questo libro. Una penna raffinata, che capita raramente di trovare oggi, capace di regalarci una storia potente, dolorosa e struggente. Non sempre sono in grado di spiegare il perché certi libri siano capaci di colpirmi tanto, quando non ci riesco a parole preferisco dare un semplice consiglio e di cuore dicendo: leggetelo!

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