I fannulloni nella valle fertile

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    • Titolo: I fannulloni nella valle fertile
    • Autore: Cossery
    • Editore: Einaudi
    • Data di pubblicazione: 18 ottobre 2016

Si dice che il lavoro nobiliti l’uomo, ma non è il caso della famiglia di Serag che considera il lavoro come una macchia che intacca l’onore e la rispettabilità. L’ozio e il sonno sono valori estremamente importanti, il lavoro danneggia e rovina le persone. Per questo motivo quando il piccolo di casa, il giovane Serag, annuncia a tutti gli altri di voler andare a lavorare la notizia viene accolta nel peggiore dei modi possibili. Come se non bastasse a catastrofe si aggiunge altra catastrofe quando il capofamiglia, il vecchio Haref, annuncia che vuol trovare una donna con cui contrarre matrimonio il prima possibile. La pace e la tranquillità, ma soprattutto l’ozio e il sonno sono così rovinati e toccherà al secondogenito, incitato dal primo fratello in quei rari momenti in cui è sveglio, impedire i due eventi e riportare tutti alla ragione.

Lavoro e matrimonio: che pazzia, che assurdità, Dio ce ne scampi. Il matrimonio vorrebbe dire avere una donna in casa e si sa che le donne non portano mai nulla di buono. Per prima cosa starebbero sempre in casa a fare faccende e riordinare facendo così baccano, per non parlare di tutte quelle finestre aperte che farebbero entrare la luce nelle camere impedendo un tranquillo riposo. Inoltre una donna chiama altre donne e sarebbe un via vai continuo di pettegole e di chiacchiericcio in sottofondo che disturberebbe la quiete di casa. E’ tutto fuori discussione e Rafik è disposto a rinunciare al suo di sonno pur di sistemare i problemi. Lui è furbo e sa che il matrimonio è una pazzia e che ci sono dei sacrifici che un uomo deve fare per preservare le sue dormite, non a caso ha lasciato l’unica donna che abbia mai amato in vita sua. Quanto al lavoro e la voglia di andare in città del giovane Serag basta spaventarlo un po’ facendogli credere che ci sono persone che si svegliano ogni mattina all’alba per andare a lavorare e guadagnare pochi centesimi e che la città non è come la periferia in cui vivono, ma è un luogo pieno di pericoli, con tram e macchine pronte ad investire chiunque e con il governo che non aspetta altro che buttare in carcere i ribelli.

Si gioca molto con il paradosso in questo libro acclamando e difendendo vizi come l’ozio e rigettando qualità come l’impegno e il darsi da fare e quindi lavorare. Il sacrosanto diritto a non fare niente e semplicemente dormire è la massima espressione di vita a cui aspirare e sarebbe da folli a rinunciarci solo in nome di quel lavoro che disonora le famiglie. In realtà dietro a questo si nasconde un attacco velato che lo scrittore fa alla società e al mondo, non  a caso il lavoro a cui Serag aspira è un lavoro in fabbrica simbolo di sfruttamento dell’uomo a favore del progresso che crea disuguaglianze. Certo gli uomini di questa famiglia a prima vista sembrerebbero dei semplici nullafacenti, sfaticati che non vivono se non dormendo. Non è una pigrizia fine a se stessa, altrimenti i fannulloni non si sarebbero ingegnati per mandare all’aria le catastrofi che avrebbero colpito la famiglia, ma è la difesa di quella pigrizia che assicura libertà. Ironico e divertente l’ho divorato in un solo giorno.

Vuoi lavorare! Mi domando come una tale idea abbia potuto germogliare in te. Sei probabilmente un mostro o un imbecille. In ogni caso, sicuramente non sei della famiglia.

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