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Le cure domestiche 

  • Titolo: Le cure domestiche
  • Autrice: Marilynne Robinson
  • Editore: Einaudi
  • Data di pubblicazione: 15 Novembre 2016
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Ruth e Lucille sono due sorelle che si ritrovano a dover crescere con la nonna dopo che la loro madre le ha lasciate sull’uscio della casa materna ed è andata via. Le due bambine non sanno che una volta lasciate lei si è buttata con tutta la macchina giù da un precipizio. La nonna è rimasta vedova molto presto dopo che suo marito è morto in un incidente ferroviario, quel tipo di incidente che diventa storia e che tutti i componenti della comunità tendono a conoscere e tramandare. Oltre ad Helen, la mamma delle bambine, la nonna ha un’altra figlia, Sylvie, che è andata via da così tanto tempo e in un modo così misterioso che il suo nome è diventato un tabù e non bisogna fare riferimento a tutto ciò che le riguarda.

Quando la nonna muore le bambine vengono affidate alle due prozie che decidono di trasferirsi nella casa ai pressi del lago con tutte le loro cose, pronte a prendersi cura delle piccole. Anche le due prozie hanno una bella età e soprattutto un carico di preoccupazioni eccessivo verso Ruth e Lucille. Tutte le loro azioni erano fronte di ansia e tutto poteva trasformarsi in malattia, sparizioni, dolori e morte. Le prozie capiscono ben presto che crescerle le avrebbe fatte ammalare prima del tempo e per questo decidono di contattare Sylvie, anche se non hanno la minima idea di dove sia la nipote. Quando riescono a rintracciarla e farla tornare a casa non hanno neanche bisogno di dire che ora spetterá a lei stare con Ruth e Lucille.

Sylvie era una donna particolare, misteriosa ed eccentrica, una nomade nell’animo affascinata dalle storie dei viaggiatori che incontrava. Sempre avvolta nel suo cappotto e con le scarpe ai piedi che non toglieva neanche per dormire ed ogni volta che usciva di casa per una passeggiata o una commissione le due ragazzine avevano la sensazione che la zia non sarebbe più ritornata.

Sylvie parlava moltissimo di cure domestiche. Mise a mollo per settimane tutti gli strofinacci, in una vasca piena d’acqua e candeggiante. Svuotò le credenze e le lasciò aperte a prendere aria, e una volta lavò metà del soffitto di cucina e una porta. Sylvie credeva nei solventi forti e soprattutto nell’aria. Era per amore dell’aria che apriva porte e finestre, benché fosse probabilmente per dimenticanza che poi le lasciava aperte.

Se all’inizio Ruth e Lucille erano eccitate all’idea di vivere con quella zia che tanto ricordava la loro madre, pian piano la convivenza fa incrinare quel rapporto solido, di pura simbiosi che c’era tra le due. Lucille mal sopporta il comportamento di Sylvie, specie quando fuori dalle mura domestiche la sua eccentricità è sotto gli occhi di tutti gli altri abitanti e soprattutto non concepisce come Ruth non si faccia alcun problema e continui a considerarla normale. I punto di rottura arriverà quando Lucille deciderà di andare via di casa e spezzare definitivamente il legame con la sorella. Questo porterà Ruth a legarsi ancora di più alla zia, l’unico pezzo di famiglia superstite, ed entrambe troveranno la salvezza nella presenza dell’altra.

Le cure domestiche fa parte di quel genere di libri che bisogna leggere con attenzione, con calma e con la mente sgombra da altri pensieri. Non solo per apprezzare maggiormente la storia, ma per avere il modo di immaginare e ricreare l’ambientazione dove tutto si svolge. Fingerbone mi sembrava ormai di conoscerla così come conoscevo il lago. Mi sono immaginata quel posto come un luogo poco abitato e con un’atmosfera in cui la luce del sole tende a farsi vedere poche volte durante la giornata. Lo percepivo questo lago dalle acque scure che al primo freddo tendono a ghiacciarsi. Il lago è protagonista tanto quanto Ruth, Lucille e Sylvie essendo non solo il luogo dello strabiliante incidente passato alla storia, ma è il luogo di fuga delle due ragazzine ed è il luogo in cui il legame tra Ruth e Sylvie diventerà indissolubile.

Le cure domestiche è una storia sui legami familiari e sulle sofferenze che questi comportano, sugli addii dolorosi sempre difficili da superare ed accettare e su quella malinconia che diventa costante della vita. Lo stile della Robinson è poetico e sublime, non a caso questo romanzo è stato riconosciuto dai critici come un capolavoro della letteratura mondiale. 

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