Orfanzia

orfanzia

    • Titolo: Orfanzia
    • Autore: Athos Zontini
    • Editore: Bompiani
    • Data di pubblicazione: 15 Settembre 2016

Orfanzia significa privo d’infanzia. Il protagonista è un bambino che dall’infanzia rifugge e al tempo stesso la blocca per poterci stare in eterno. La questione non si può semplicemente spiegare con il non voler crescere, ma piuttosto è non poter crescere se si vuole restare vivi. Arrivati a un certo punto i genitori mangiano i loro figli. Lui che ne è consapevole è più furbo di tutti gli altri bambini che non conoscono questa verità ed ha trovato il metodo per far sì che ciò non avvenga: smette di mangiare. Il ragionamento appare logico: se smetto di mangiare non divento un bambino invitante agli occhi dei miei genitori che non proveranno il desiderio di mangiare un corpo dove alle ossa non è attaccata neanche un po’ di carne.

I pranzi e le cene sono diventate delle vere e proprie guerre con una madre che è disposta a cucinare tutto quello che potrebbe piacere al figlio e un padre esaurito dalla situazione e dal vedere un figlio debole. Il tutto si risolve puntualmente con delle liti tra i due genitori dove il marito accusa la moglie di essere troppo apprensiva e lei che lo incrimina del contrario. In effetti anche il pediatra ha detto di non preoccuparsi eccessivamente, il bambino deve solo stancarsi e la fame arriverà da sola.

Se deve stancarsi, correre e stare all’aria aperta le vacanze estive non possono che essere ottimali allo scopo. La soluzione la trova Maria, la fruttivendola dell’isola, che suggerisce alla madre di lasciare il ragazzino in compagnia di suo figlio Lucio, un vero e proprio pestifero. Per entrambi i bambini l’idea non è entusiasmante ma i grandi hanno così deciso. Se inizialmente Lucio poco sopporta la compagnia dell’altro e lo obbliga a mangiare con la forza (cibo che lui è abituato a rigettare in un secondo momento) col tempo i due diventano complici e correndo, giocando, insomma vivendo il senso di fame effettivamente arriva. Il bambino inizia a liberarsi dalla violenza che celava internamente e riversandola sblocca la situazione; il suo ingresso nel mondo adulto avviene grazie alla violenza che genera e riversa sugli altri. Inizia ad aver fame, inizia a mangiare e inizia a voler mangiare, perché il bambino che è all’interno del suo corpo si è svegliato e reclama la sua parte di cibo e lui fatica a tenerlo a bada.

Se la madre è stupita di fronte a quello che considera un vero e proprio miracolo, il padre non è contento di vedere suo figlio in compagnia di Lucio e decide che per quell’anno le vacanze possono chiudersi con qualche giorno d’anticipo. Tornati a casa la situazione sembra essere tornata come prima, almeno per la madre che vede suo figlio nuovamente deperito. Lui invece continua a combattere con il suo io interiore e cerca di reprimere la fame. Come se non bastasse a scuola viene preso di mira da altri ragazzini che non si limitano a prenderlo in giro solo a parole. Inaspettatamente sarà suo padre ad accorgersi di ciò che gli sta accadendo e farà capire una volta per tutte al figlio il perché loro vogliono che lui mangi: se mangi cresci e potrai difenderti da solo.

Se il tema principale sembra essere quello del rapporto con il cibo e le sue conseguenze malsane come anoressia e bulimia, il libro tocca molteplici temi. Il rapporto genitori-figli con genitori iperprotettivi e figli che non si sentono capiti, il rifiuto di passare dall’infanzia all’adolescenza, la solitudine e l’alienazione che il ragazzino preferisce alla compagnia dei suoi coetanei e soprattutto i danni che i genitori possono fare sui propri figli quando gli stanno troppo addosso. Temi che formano una perfetta cornice per un romanzo a detta dell’autore di non-formazione.

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