Pane

pane

    • Titolo: Pane
    • Autore: Maurizio de Giovanni
    • Editore: Einaudi (Stile Libero)
    • Data di pubblicazione: 29 Novembre 2016

Buona caccia bastardi.

Se le vacanze estive le passiamo in compagnia dell’affascinante commissario dagli occhi verdi e lo sguardo malinconico, tocca all’ispettore siciliano dagli occhi cinesi allietarci il periodo prenatalizio. Puntuale come ogni anno poco prima di Natale arriva la nuova indagine dei Bastardi di Pizzofalcone, una sorta di regalo anticipato.

Il commissariato di Pizzofalcone è formato dagli scarti degli altri commissariati, persone che con impulsività hanno sbagliato e ora pagano la loro pena da reietti standosene confinati sulla collina di Pizzofalcone con questo marchio quasi tatuato sulla pelle che nessuno pare disposto ad ignorare. I Bastardi, come li hanno e si sono soprannominati, da tempo hanno iniziato a lavorare bene incanalando una serie di successi lavorativi che per quanto apprezzati non hanno eliminato il rischio chiusura del commissariato. I Bastardi sanno che un semplice errore significherebbe il doppio della pena da scontare quindi vietato sbagliare. Il senso di giustizia Lojacono lo sente forte e sarebbe disposto a sacrificare se stesso e l’intera squadra pur di assicurare alla giustizia il vero colpevole. Ecco perché in quello che da tutti viene dato per scontato come un crimine ad opera della criminalità organizzata lui non ci sta e si assume il rischio, coinvolgendo tutti gli altri, di sfidare quelli della DDA.

Nell’omicidio di un panettiere, il Principe dell’Alba come viene chiamato da tutte le persone del quartiere, Lojacono non ci ha visto la camorra: troppe cose non quadrano per essere un crimine commesso da quelli che di certo non lasciano nulla al caso. E’ una sfida ai poteri forti e una guerra agli altri che continuano a considerare i Bastardi come degli incapaci che prima o poi ricommetteranno un errore. Forte più che mai in questa indagine è l’essere contro o con i Bastardi fin dalle prime righe.

Se Ricciardi è uno straordinario protagonista con degli ottimi comprimari, qui emerge la coralità e la forza del gruppo. Tutti hanno un ruolo e una storia alle spalle che libro dopo libro stiamo conoscendo e seguendo con interesse sempre maggiore.

Lojacono è diviso tra le sue tre donne: Laura, Letizia e sua figlia Marinella. Dal rapporto con la Piras vorrebbe di più e soprattutto vorrebbe viverlo alla luce del sole, ma da questo punto di vista Laura sembra non sentirci. Dal canto suo Giuseppe ha visto che ormai Marinella fa squadra comune con Letizia e non sembrerebbe contraria a vedere la cuoca al fianco di suo padre e anche lui non è indifferente alla presenza costante della donna in casa sua. Giorgio Pisanelli continua ad occuparsi di quegli stani suicidi che è impossibile non esser collegati tra di loro mentre Francesco Romano si è affezionato così tanto alla piccola Giorgia, la neonata salvata da morte certa, che ha deciso di tentare la strada dell’adozione. Alex che finalmente è riuscita a lasciare il nido e mettere le distanze con la figura tanto rispettata quanto temuta di suo padre e Aragona che sembra sempre convinto di essere in una serie TV americana e che sotto le improbabili camice e l’abbronzatura ha ancora tanto da far emergere e dimostrare che tanto superficiale poi non è.

De Giovanni in questa indagine sembra giocare con il luogo comune che vorrebbe Napoli sempre a braccetto con la camorra. Scippano una vecchietta? E’ la camorra. Rapinano una banca? E’ la camorra. Uccidono un povero cristo? E’ la camorra. Sto per rivelare una verità sconvolgente: a Napoli non c’è solo la camorra. Vi assicuro che se a Napoli e dintorni uccidono un tizio non è detto che sia sempre la criminalità organizzata; insomma la camorra non detiene il monopolio dei crimini napoletani e non tutti i problemi del capoluogo partenopeo derivano da essa. Partendo da un elemento tanto semplice quanto fondamentale come il pane de Giovanni racconta una storia in cui emerge l’onore della famiglia, il dovere di un uomo nei confronti della propria coscienza, il valore delle tradizioni e l’importanza di quel lavoro non considerato come tale, ma piuttosto come una missione. L’abilità di de Giovanni di confezionare storie è strabiliante, non ne sbaglia una il Maestro. Alla prossima Bastardi!

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