La Madonna dei mandarini

La Madonna dei mandarini

    • Titolo: La Madonna dei mandarini
    • Autrice: Antonella Cilento
    • Editore: NN Editore
    • Data di pubblicazione: 10 Settembre 2015
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Statine è uno studente di medicina che per non pesare troppo sulle spalle della nonna con cui vive fa il volontario presso una delle tante associazioni di Napoli. Certo gli danno diciassette euro all’ora pagati con mesi e mesi di ritardo ma il tempo è sempre quello della crisi e si accetta quello che si può.

L’associazione è diretta da Simone Mennella non per meriti ma per volere di don Mimì Staibano che innamorato del giovane non solo se l’è portato a vivere a casa sua ma gli ha affidato anche questo incarico. Non potrebbero essere più diversi Mimì e Simone; il primo avvocato, colto, ricco, di gran classe e presenza e il secondo ignorante, scansafatiche e manco bello, anzi curtulillo, nero e sturtulillo: ma si sa l’amore è cieco e non conosce logiche.

L’associazione cattolica è finanziata dal parroco don Cuccurullo, una persona che nella vita tutto avrebbe dovuto fare tranne che il prete, affascinato dalla ricchezza e ossessionato dalla vanità personale. Le sue missioni in Oriente le tiene in piedi per far accrescere il prestigio tra i suoi fedeli che la domenica accorrono entusiasti alle sue messe e non di certo perché interessato ai poveri, anzi meno male che se ne stanno lontani il solo pensiero gli fa salire lo schifo. Meglio pensare al suo libro di prossima uscita visto che ora si è scoperto anche scrittore, e al suo costosissimo rolex che sfoggia al polso.

Con sede in una villa settecentesca che faceva parte di uno dei tanti beni confiscati alla camorra l’associazione con sede al Vomero, quartiere chic di Napoli, si prende cura di ragazze madri (vengono tutte dalla Sanità ste fetenti), disabili, bambini in difficoltà, insomma chi più ne ha più ne metta. A fare i volontari oltre Statine  ci sono altri giovani tutti in cerca di un’occupazione migliore che passando dalla parrocchia si sono ritrovati lì. Come Filippo e Tatiana che aspettano già il secondo bambino e sono poco più che ventenni e Camilla, laureata in psicologia e amante dell’arte che invece di mettere le proprie energie per perseguire il suo sogno e cioè fare la pittrice, passa la giornata in associazione a sbrigare tutto ciò che Simone non è in grado di fare. Lo fa per mancanza di coraggio di prendere in mano la sua vita e farla andare nella direzione giusta, lo fa per mancanza di alternative che ti costringe ad accettare i lavori più avvilenti o più lontani dalle tue passioni perché purtroppo solo questo c’è, e lo fa perché segretamente innamorata di don Mimì anche se sa perfettamente che non potrà mai essere ricambiata.

Sarà una ragazza madre, Amalia, che aggredendo Simone scatenerà una serie di conseguenze che coinvolgeranno i vari protagonisti con risvolti inaspettati che raccontarli qui sarebbe ingiusto in quanto vi priverebbe dei vari colpi di scena che sono i punti salienti del racconto rafforzato dall’uso del napoletano che lo rende quasi uno spettacolo teatrale.

Si sorride tanto con questo libro e quando non si sorride si riflette e la questione apparire-essere torna prepotentemente sulla scena quando l’ipocrisia dei vari personaggi si mostra in una maniera evidente. E’ l’ipocrisia di quelle associazioni di volontariato e nello specifico delle persone che si occupano del prossimo non proprio per l’interesse verso l’altro, così come vorrebbe il manuale del buon cristiano, ma per vanità personale e promessa di ricompensa nell’altro mondo. E’ inoltre il racconto della povertà materiale e morale di una gioventù, non solo quella del sud, costretta eternamente ad accontentarsi in quanto priva di alternative. Antonella Cilento confeziona un piccolo capolavoro con una maestria nel raccontare che non si riscontra in tutti.

(Questo articolo è presente anche su Idea Napoli e GoodBook)

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