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Le cose che restano

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    • Titolo: Le cose che restano
    • Autrice: Jenny Offill
    • Editore: NN Editore
    • Data di pubblicazione: 12 Maggio 2016
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Succede qualche volte di prendere in antipatia un personaggio e di conseguenza leggere la storia in modo diverso. Capita con le serie tv, ad esempio quando compare quel personaggio che non sopporti e vorresti solo cambiare canale e colpirlo molto forte appena apre bocca e capita con i libri, quando c’è lui o leggi più in fretta o hai la tentazione di chiudere il libro. Bisogna cercare però di scindere tra personaggio e storia senza falsare il giudizio solo perché uno ci dà i nervi.

Anna. Ne ho incontrati di personaggi insopportabili ma lei riesce ad entrare nella classifica a mani basse. Stramba, folle, egoista, egocentrica e infantile. Sembrerebbe il ritratto di un’adolescente, quella che sbatte i piedi per terra se vuole qualcosa e che mette il muso se non la ottiene, ma Anna non è un’adolescente, è una donna, una moglie e una mamma. Ossessionata dalle leggende africane e dalla storia dell’universo tanto da riservarle un’apposita stanza per ricrearla sulle pareti.

Della serie gli opposti si attraggono, Jonathan, il marito di Anna e padre di Grace, è la logica e la razionalità fatta persona. Un uomo che ha come unico credo la scienza, che ha deciso di crescere la figlia in modo pagano, che sopporta le stravaganze della moglie; le tollera e al massimo ci ride sopra.

Se la virtù sta nel mezzo come affermava Aristotele, la virtù della famiglia è Grace capace di bilanciare i due estremi dei genitori e portare un po di equilibrio. E’ affascinata dalle storie della madre che ascolterebbe per ore, è legata fortemente al padre e attende impaziente che lui finisca la casa delle bambole che le sta costruendo in cantina, una casa con  le luci che si accendono davvero.

Gli equilibri non sempre reggono. Quando a Jonathan viene offerto il lavoro dei suoi sogni lui non lo rifiuta, anche se Anna non è intenzionata a seguirlo. Tempo dopo anche Anna partirà, all’improvviso, caricando in fretta la macchina, portando Grace con sé alla volta del chissà dove. E’ qui che Grace inizia a capire che qualcosa non va, che non sempre si può vivere al limite o all’ennesima potenza e che se tendi troppo la corda e questa poi si spezza non è che la puoi rimettere insieme. A otto anni non hai bisogno di capire i grandi, vorresti ma probabilmente non hai gli strumenti per farlo. Non capisce l’errore della madre che l’ha ritirata dalla scuola per insegnarle da casa, non capisce l’intransigente razionalità del padre che la porta a spiare i cristiani andare a messa la domenica, non capisce come questo la escluda dal resto del mondo e la costringe a guardarlo dalla finestra senza farne parte, crescendo solitaria e incapace di relazionarsi agli altri.

Se vedi la tua bellezza dalla prospettiva dei sogni, il destino una luce smagliante e ti apre gli occhi alla felicità 

Non ho ritrovato la Offill che ho conosciuto con Sembrava una felicità, ma non lo dico in senso critico, anche perché non è mia intenzione fare un confronto tra i due libri dell’autrice, ma questa storia ha bisogno di più attenzione così come Anna ha bisogno di maggiore comprensione, anche perché come l’autrice ha dichiarato si diventa madri senza essere preparate. Le cose che restano è stato definito da molti come un’altalena ricco di emozioni. Non potrebbe esserci definizione più giusta, infondo la vita è fatta di alti e bassi e quello che resta è cosa troviamo nel mezzo.

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