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Centro direzionale Napoli

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In una gara di architettura insensata il Tribunale di Napoli partecipa per vincere insieme a tutto il Centro direzionale. Un giapponese cresciuto in una di quelle famiglie civili in cui tutti rincasando mettono subito le pattine per non rovinare il legno, quelle famiglie con alberi di ciliegio in fiore che spiumano ordinatamente in giardino in primavera, uno così ha firmato il progetto per questo blocco di vetro e metallo. Ci ha messo la fantasia, l’ultima cosa che serviva. Centinaia di stanze in verticale, immensi colonne di specchio e ascensori a capsula. Come dover andare nello spazio.

 DSC_0029_pic1Napoli- che tutto può fare tranne New York- si trova con quindici grattacieli da dividere tra almeno ventimila ritardatari ogni giorno. Il fatto è che non sono ritardatari americani, sono ritardatari napoletani: gente che vuole andare in macchina a lavoro in una città congestionata  perfino dai pedoni e coi motorini che viaggiano come bombe di strada. Peraltro, le zone del Centro direzionale le hanno chiamate “Isole”. Nomi da battaglia navale- Isola A5, Isola E7, Isola F2- forse perché è come per mare, non c’è neanche una segnaletica significativa, ti devi perdere, è più romantico.

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Ci cammini con l’impressione di non arrivare da nessuna parte, infatti sbagli sempre strada. E’ tutto nuovo, metallico, squadrato- e a Napoli non abbiamo nemmeno la nebbia come scusa per vedere quanto è brutto. E’ un Tribunale governato dai suoi ascensori. Oltre a stare in fila per il metal detector, per il controllo tesserino, per le udienze, per le cancellerie, per il turno dal giudice, starai in fila per entrare in una cabina che quando sale- a ogni fermata- ti procura l’effetto di un decollo aereo nello stomaco. Sarà arrivata in Oriente l’informazione sbagliata che gli avvocati sono calmi di natura. Il terzo piano è immenso, così immenso che s’è preso il nome di “piazza coperta”. In pratica ti ritrovi a camminare su un enorme foglio di imballaggio nero- fastidiosissimi il rumore e la sensazione nelle scarpe. E qui, dopo il caffè- c’è il miglior bar della città-, mentre cercano una porta di vetro non bloccata per uscire a fumare, i civilisti e i penalisti trentenni si guardano tra loro, tra torre A, torre B e torre C, ognuno convinto che l’altro faccia il lavoro più stancante.

  • Centro direzionale, Napoli.
  • Tratto dal libro “L’amore è eterno finché non risponde” (Einaudi) di Ester Viola.

 

*Questa citazione la trovate anche sulla mappa di  CityTeller 

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