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Il tassista di Maradona

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    • Titolo: Il tassista di Maradona
    • Autore: Marco Marsullo
    • Editore: Rizzoli
    • Data di pubblicazione: 19 Maggio 2016
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A me il calcio non interessa, perché leggere questo libro?

La domanda me la sono posta anch’io. Io il calcio lo seguo sporadicamente, non sono una tifosa sfegatata che se la domenica non vede la partita della sua squadra sta male e tanto meno sono a conoscenza della vita dei più grandi fuori classe di tutti i tempi. Riflettendoci però ho pensato, e se si fosse trattato della storia di un compositore al pari di Beethoven o Mozart dal talento straordinario con un quarto della loro notorietà? Se si fosse trattato di un pittore, uno scrittore, un attore, insomma di qualcuno con un talento riconosciuto da tutti ma sconosciuto ai più? Quindi dimenticatevi del mondo del calcio e concentratevi sulla storia, sul mito e sulla leggenda.

Maradona? No por favor, aquí se habla solo de Mágico

Alla domanda chi è stato il miglior calciatore di tutti i tempi la risposta ricade sempre su due nomi: Maradona e Pelé. In un’intervista del 1982 a questa domanda Maradona rispose Jorge González credo che sia migliore di me, appartiene a un’altra galassia. Chi è stato Jorge González ribattezzato da tutti El Mago?

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Jorge Magico González è stato il calciatore salvadoregno più forte di sempre, uno che avrebbe potuto avere ai suoi piedi i club più importanti con cui vincere scudetti e trofei di ogni genere e che invece scelse di vivere in Spagna e costruire la sua carriera calcistica nella squadra del Cádiz vestendo unicamente la maglia gialla, se non si tiene conto della breve parentesi con il Real Valladolid. Non una questione di gol segnati che non determinano certo la grandezza o meno di un giocatore, ma ciò che El Mago era capace di creare in campo, trasformando gli errori in azioni decisive perché il calcio è rimediare agli istanti in cui tutto sembra perduto. Insomma se Sandro Piccinini avesse commentato la partita del Trofeo Ramón de Carranza del 1984, una di quelle partite entrate di diritto nella storia del calcio dove El Mago riuscì a rimontare da solo il Barcellona, sciabolate e mucchi selvaggi si sarebbero sprecati.

Forte della stima e dell’amore incondizionato dei suoi tifosi, questi perdonavano al loro idolo i vari eccessi. Sì perché per lui disciplina e regole erano optional. Amava dormire fino a mattina inoltrata perché amava poter star sveglio fino a notte fonda, magari in compagnia di qualche bella ragazza. Amava ballare, amava la musica e amava il flamenco e rifuggiva da responsabilità, obblighi e tutto ciò che gli veniva imposto.

Riconosco che non sono un santo, che mi piace la notte e che la voglia di sbronzarmi non me la tolga neanche mia madre. So che sono un irresponsabile e un pessimo professionista, e che probabilmente sto sprecando l’opportunità della mia vita. Lo so, però ho una scemenza nella mia testa: non mi piace considerare il calcio come un lavoro. Se lo facessi, non sarei più io. Io gioco solo per divertirmi.

Possibile che un fenomeno del genere non abbia suscitato interessi delle altre squadre? Certo. Squadre che per averlo avrebbero offerto cifre assurde pur di vederlo indossare la loro maglia ci sono state. Squadre come il Paris Saint-Germain, la Fiorentina e Inter avrebbero fatto carte false per El Mago. Parigi però era fredda, piena di traffico e poi bisognava imparare la lingua quindi no grazie. In Italia il clima è migliore e le belle donne ci sono, ma né a Firenze né a Milano c’è il mare. Cadice invece aveva il mare, era la terra del flamenco e aveva le donne latine che ti sanno sedurre come poche e una filosofia di vita in cui El Mago non poteva che ritrovarsi: vivere con leggerezza senza pensare troppo a cosa sarà il domani. Soprattutto non era una questione di soldi o di contratti milionari, bastava una paga decente che gli assicurasse una frittura di calamari e andava bene così.

La mia paura era che il linguaggio potesse essere a volte troppo tecnico nella descrizione, perché è vero che sono arrivata a capire cosa sia il fuorigioco, ma di più no. Il libro invece non si concentra sulle partite memorabili di González, non descrive nei minimi dettagli le prodezze fatte in campo che gli hanno conferito il titolo di El Mago, ma spaziando nel tempo tra ieri e oggi ricostruisce la sua vita, dal passato di grande giocatore al presente che lo vorrebbe tassista nel suo Paese natale El Salvador. Alternando realtà narrativa a realtà effettiva l’autore ci fa conoscere la storia di un numero dieci che scelse di essere undici, un dieci più uno perché a volte un dieci non basta. Marsullo mettendo da parte il suo stile fatto di ironia e umorismo e dimostrando di non essere mai uguale a se stesso, racconta una storia nostalgica e malinconica dove a farla da padrone è la passione per un gioco come quello del calcio che per molti è vita.

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Diego Armando Maradona & Jorge Magico Gonzalez

3 thoughts on “Il tassista di Maradona

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