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Colloquio con Giulio Einaudi

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    • Titolo: Colloquio con Giulio Einaudi
    • Autore: Severino Cesari
    • Editore: Einaudi
    • Data di pubblicazione: 21 Maggio 2007
    • Compra il libro sul sito di Amazon: Bartleby lo scrivano

Lo chiamo <editoria e no>, questo criterio, e non voglio certo dire che noi della Einaudi siamo l’editoria e gli altri no. <Editoria e no> non perché la casa editrice Einaudi sia la migliore, ma per sottolineare un impegno civile, che una parte dell’ editoria ha preso con la società. L’editoria <sì> è quella che invece di <andare incontro al gusto del pubblico>, gusto che si pretende di conoscere ma che si confonde spesso con il proprio, introduce nella cultura le nuove tendenze della ricerca in ogni campo, letterario artistico scientifico storico sociale, e lavora per fare emergere gli interessi profondi, anche se va controcorrente.

 Nel “Colloquio con Giulio Einaudi” si ricostruisce la storia di quella che è senza dubbio una delle case editrici più conosciute, stimate ed importanti del panorama letterario: Einaudi. Attraverso l’intervista di Severino Cesari il fondatore Giulio Einaudi ripercorre la nascita e l’ascesa, il successo e la crisi e delinea il progetto editoriale che aveva in mente quando l’avventura è partita senza dimenticare tutte le personalità che con il loro lavoro e la loro presenza hanno arricchito la casa editrice. Primi fra tutti Leone Ginzburg e a seguire Cesare Pavese, Elio Vittorini e Italo Calvino, Felice Balbo, Noberto Bobbio, Natalia Ginzburg e altri che hanno contribuito al lavoro collettivo.

In una città che non poteva non essere Torino che aveva alle spalle una tradizione editoriale molto vivace prende vita l’Einaudi, grazie alla fusione di due gruppi d’amici provenienti entrambi da Liceo Ginnasio Massimo D’Azeglio, uno con Pavese e l’altro con Ginzburg. La registrazione della casa editrice avviene a tutti gli effetti nel 1933 e le prime pubblicazioni nacquero sulla scia della rivista diretta dal padre di Giulio, Luigi. Sono anni in cui la casa editrice deve fare i conti con la presenza del fascismo in Italia con molti pezzi della Einaudi (Ginzbug, Einaudi, Pavese, Mila e Franco Antonicelli) arrestati e alcuni di essi condannati a pene severe. Figure fondamentali per la nascita e l’affermazione a detta del suo fondatore furono in primis Ginzburg e Pavese. Leone Ginzburg viene definito da Einaudi come uomo dall’intelligenza pragmatica, uno che curava tutto nei minimi dettagli a costo di sembrare pignolo, un editore consapevole di dover offrire la migliore merce al lettore fatta nel modo migliore possibile; una collaborazione durata anche nel periodo della sua prigionia. Stesso discorso per Cesare Pavese che con il suo lavoro ha gettato le basi, lavorando con passione fino al giorno della sua morte.

Se una buona parte dell’intervista è riservata alla nascita e allo sviluppo della casa editrice, non meno importanza è riservata agli aspetti editoriali veri e propri come mercato, collane e autori. La necessità di costruire un pubblico, una sorta di lettore Einaudi attraverso la vendita rateale permise da un lato di fidelizzare il lettore, dall’altra di sostenere attraverso introiti mensili fissi i costi. Evitare di pubblicare libri del momento, ma concentrarsi su libri che possano durare nel tempo è uno dei motivi per cui in tutte le librerie italiane il libro Einaudi sia il più rappresentato, con quella forma e quei colori che lo rendono riconoscibile ai più.

Tutti i consulenti, sia che abitassero a Torino, sia che venissero da fuori, avevano accesso a queste riunioni del mercoledì pomeriggio, che si svolgevano dalle cinque fino a sera inoltrata. Partecipavano anche i redattori interni, per cui c’era uno scambio di informazioni sulle letture proprie, sui contatti presi in giro per il mondo, e le discussioni sui libri… Alle famose sedute del mercoledì, quando la redazione di riuniva intorno al lungo tavolo ovale di via Biancamano per proporre e discutere i libri da pubblicare. 

Come detto più volte dallo stesso Giulio Einaudi, Natalia Ginzburg, Cesare Pavese, Italo Calvino sono stati veri simboli Einaudi che al loro lavoro editoriale hanno affiancato la loro attività autoriale e con loro tantissimi altri che pubblicarono i lavori sempre con Einaudi contribuendo a una maturazione reciproca.

I prossimi vent’anni? Posso dire solo che in un editoria di cultura non c’è posto per tutti gli autori che si affacciano alle porte. Devono esserci ricerca, morale, e poesia, in uno scrittore, in un autore… se a un autore mancano tutte e tre le qualità, la sua scrittura non ha poesia, è privo di una morale, non porta avanti in niente la ricerca, non gli si può chiedere il sacrificio di pubblicare con la Einaudi, o con qualunque casa editrice di cultura. Ultimo tra i compiti dell’editoria di cultura per i prossimi vent’anni mi pare il recupero della felicità.

 

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