Il cimitero delle Fontanelle

Il cimitero delle Fontanelle, Napoli.

Quando non ce la faceva più, quando il peso della solitudine gli diventava insopportabile, Tonino veniva qui, nel cimitero delle Fontanelle, a parlare col teschio del Capitano. Ad ascoltare la voce della sua coscienza. Si faceva prestare una sediolina da Mimmo, il custode, entrava nell’antico ossario ricavato da una grotta tufacea e si sistemava nella sala del Tribunale, davanti al cranio che secondo una leggenda era appartenuto a un ufficiale spagnolo morto a Napoli nel Seicento. Uno dei tanti resti mortali anonimi accumulato nel corso dei secoli. Ossa. Migliaia e migliaia di ossa alle quali il popolo della Sanità dedicava dolci premure, come se fossero reliquie di santi. Chi portava un lumino, chi un messaggio, chi veniva semplicemente a pregare, talvolta chiedendo una piccola grazia, un sollievo alle pene della vita. Molti teschi, che i napoletani con affetto chiamavano capuzzelle, erano conservati in teche di vetro, cassette di marmo, scatole di latta. Alcuni erano considerati “miracolosi”. Quello del Capitano era fra questi. L’unico cranio del cimitero ad avere un’orbita oculare, la sinistra, cerchiata di nero, come se avesse ricevuto un cazzotto. E un aneddoto raccontava che il fantasma dell’ufficiale spagnolo, apparso in una chiesa durante il matrimonio di una ragazza cui era affezionato, era stato colpito dalla testa del novello sposo. Nei suoi eccessi, la gelosia perde ogni barlume di razionalità.

Passando accanto all’ultimo recinto della navata degli Appestati, l’occhio gli cadde su un particolare che non aveva mai notato. Su gran parte delle cassette contenente i teschi c’erano due tipi di scritte: Per grazia ricevuta e Per devozione. Una sola aveva una dicitura differente: Grazia da ricevere. La dimostrazione di quanto gli studiosi avevano sempre sostenuto: ogni “adottata” aveva un tempo prestabilito per compiere la grazia richiesta; se non svolgeva bene questo compito o non lo svolgeva affatto, veniva riportata tra i crani “randagi” e sostituita con un teschio ritenuto più idoneo a eseguire piccoli prodigi. Un licenziamento post mortem. Per i miracoli grandi, per i prodigi veri, c’erano i santi. Che il posto non lo perdevano mai.

Tratto da “Bentornati in casa Esposito” (Giunti) Pino Imperatore.

*Photo Credits by Francesca Ottobre, Chiara Ocarino, Luisa Bove & Margherita Bove.

Questa citazione la trovate anche sulla mappa di CityTeller 

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