A ogni Santo la sua candela

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    • Titolo: A ogni Santo la sua candela
    • Autore: Stefano Cupri
    • Editore: Mondadori
    • Data di pubblicazione: 26 Gennaio 2016

I contatti giusti. A pensarci bene oggi siamo ossessionati dai contatti giusti, da quelle persone che potrebbero tornaci utile per farci ottenere qualcosa o farci arrivare a chi conta. Nell’Italia di oggi consapevoli che il famoso pezzo di carta non basta più, che la meritocrazia è un’utopia, conoscere la persona giusta al momento giusto ci sembra la strada più facile per farci arrivare alla meta desiderata. Sia chiaro non si deve generalizzare, ma negarlo sarebbe comunque un errore.

L’obiettivo di Maristella è fare in modo che suo figlio Ernesto arrivi a ricoprire una posizione di tutto rispetto per distinguersi dalla feccia, da quei ragazzi che passano le giornate tra bar e piazze e che non hanno interesse nel proprio futuro. Lei vuole che il suo esser cresciuto nei quartieri non gli pregiudichi mai niente e ha capito fin da ragazzina come ottenere ciò che ha in mente: agganciare le persone giuste. Osservarle, conoscerle, farsele pian piano amiche in modo da creare un rapporto fatto di fiducia e stima reciproche e al momento più opportuno chiedere quello che poi le sarà dato. Quando dopo la sudata laurea in Economia, l’unica che in Italia ti fa fare soldi, Ernesto entrerà nel mondo del lavoro, basteranno poche mosse mirate progettate da sua madre per farlo entrare nelle grazie del direttore. Se inizialmente Ernesto può sembrare un burattino mosso da Maristella, col tempo e capendo il meccanismo, saprà lui stesso come gestire le cose, salvo poi ritrovarsi in una situazione più grande di lui dove uscirne sarà impossibile.

Ernesto e Maristella sono personaggi detestabili e odiosi. Maristella è avida e cinica. Certo, la sua infanzia fatta di miseria ha condizionato il suo essere e non vuole che il figlio possa soffrire come lei ha sofferto in passato, ma questo non basta a giustificarla. Il riscatto dalle umili origini non avviene fregando il prossimo, a suon di minacce, slealtà nei confronti dei colleghi visti sempre e solo come il nemico da abbattere. Probabilmente quello che disturba di questo romanzo è come la finzione assuma i tratti di realtà abituati come siamo a subire ingiustizie, ad essere spettatori di meschinità e soprusi o a farci superare dal raccomandato di turno. A ogni Santo la sua candela mostra la parte malsana del nostro Paese, forse proprio per questo dà fastidio leggerlo. L’idea che poi siccome siamo a Napoli c’è bisogno del camorrista di turno a me non è piaciuta. È un romanzo che poteva funzionare semplicemente con la tematica centrale delle raccomandazioni lavorative, senza dover esagerare e mettere quindi anche di mezzo la malavita. Non vivo in un altro mondo e so che a Napoli c’è anche quella ma fino a quando gli scrittori, napoletani e non, non usciranno dal binomio Napoli- Camorra appariranno agli occhi dei lettori leggermente ripetitivi.

 

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