Accabadora

accabadora

    • Titolo: Accabadora
    • Autore: Michela Murgia
    • Editore: Einaudi
    • Data di pubblicazione: 26 Maggio 2009
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Fillus de anima. E’ così che li chiamano i bambini generati due volte, dalla povertà di una donna e dalla sterilità di un’altra. 

E’ questo il caso di Maria, nata in una famiglia con già tre bocche da sfamare e con un padre capace di fare bene solo una cosa, venuto a mancare presto, schiacciato da un trattore, un modo definito stupido dalla moglie che una volta rimasta vedova ha preferito lasciare Maria a Bonaria Urrai, lasciando perplessi i molti che non capivano il perché la sarta avesse acconsentito a prendere con sé e crescere la piccola Maria in tarda età.

Molte notti Bonaria esce di casa senza che Maria se ne accorga, Bonaria è una accabadora, in molti lo sanno ma non la giudicano o la considerano assassina; anzi ricorrono a lei per mettere fine ai propri dolori. Quando Maria lo scopre fatica a capire la situazione e le conseguenze sono drastiche; dopo una lite Bonaria va via di casa in direzione Torino.

Il legame tra le due non è destinato a spezzarsi e come la sarta le aveva ammonito non dire mai di quest’acqua io non ne bevo, potresti trovarti nella tinozza senza manco sapere come ci sei entrata; Maria viene richiamata con urgenza al paese dopo che Bonaria è stata colpita da un ictus. Sarà in quell’occasione che Maria capirà finalmente; capirà che una persona non può essere giudicata a priori, che il dolore non lo si può conoscere e comprendere se non lo si vive sulla propria pelle, capirà tutto questo quando in quell’occasione farà ciò che ha fatto Bonaria per anni, metterà fine alle sofferenze dell’unica persona che ha considerato madre.

La Murgia attraverso la sua scrittura riesce a ricreare sapori e tradizioni della Sardegna ricreando l’atmosfera della sua regione. Il punto centrale della storia è un tema non facile: l’eutanasia; ma affrontato senza retorica, giudizi e prese di posizioni nette.

Leggi la recensione sul blog IO Leggo- Io Donna del Corriere della Sera del 3 Marzo 2016

 

2 pensieri riguardo “Accabadora

  1. “La Murgia attraverso la sua scrittura riesce a ricreare sapori e tradizioni della Sardegna ricreando l’atmosfera della sua regione”.

    Uff, non è vero. Non esiste nessun sapore, nessuna tradizione e ancora meno un’atmosfera tipica della Sardegna. Non nella realtà, almeno. Esiste la Sardegna che ci sogniamo noi, fatta di tradizioni inventate, miti idealizzati, passati che non sono mai esistiti. E poi esiste la Sardegna vera, fatta di mille Sardegne diverse (non per nulla un proverbio che si usa tanto, da noi, è “centu concas, centu berrittas”), ognuna con il suo sapore, la sua tradizione, la sua atmosfera, che però c’entra poco con i libri di Michela Murgia. Poi magari come libri sono ottimi, nulla da dire, ma solo come libri, non certo come documento sulle tradizioni della Sardegna

    Scusami, ma ultimamente sono fissato.

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    1. Le idee che ci facciamo dei luoghi cambiano da persona a persona e non sempre corrispondono al reale, questo è vero. Io sono della Campania e non sempre quella che è l’idea che si fa chi non la conosce o non c’è mai stato corrisponde al vero. La Murgia non credo voglia essere portavoce di tradizioni della sua terra come tradizioni univoche. Però, chi come me ha letto questo suo libro, è potuto entrare in contatto, almeno per un poco con questa terra. E’ normale che una terra, in questo caso la Sardegna ma potrebbe essere qualsiasi altra regione, sia fatta da mille sfaccettature diverse non tutte conosciute ai più.

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