La banda della culla

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    • Titolo: La banda della culla
    • Autore: Francesca Fornario
    • Editore: Einaudi
    • Data di pubblicazione: 20 Ottobre 2015

Benvenuti in Italia, il Paese dove se vuoi trovare lavoro meglio falsificare il curriculum, dove se vuoi ricorrere alla fecondazione in vitro devi andare all’estero perché anche se la Consulta ha dichiarato incostituzionale la parte della legge che regoli la donazione non c’è e se sei una lesbica, beh scordati un unione civile, un matrimonio e tanto meno di diventare madre.

Claudia e Francesco, studenti fuori sede possono sì e no permettersi una stanza a Roma e una gravidanza quando entrambi sono quasi al termine del loro percorso di studi è a dir poco indesiderata; Giulia e Miguel, sposati, un figlio lo vorrebbero, ma per averlo dovrebbero ricorrere all’eterologa, all’estero perché qui la legge non si è più fatta e infine Veronica e Camilla, anche loro dovranno optare per l’estero anche se lo Stato riconoscerà il figlio solo a una delle due, perché ogni volta che si prova a discutere di unioni civili l’iter è sempre lo stesso: parlamentari che si definiscono cattolici fanno ostruzionismo, condanna dello Stato Vaticano che ribadisce che l’unica famiglia è quella costituita da uomo-donna e Family Day che scende in piazza per difendere la tradizionalità. I sei si conoscono in uno studio ginecologico e quell’incontro stravolgerà le loro vite, in modo drastico per qualcuno e sorprendente per qualcun’altro.

E’ un romanzo sociale ma soprattutto politico, i riferimenti in quel campo sono infiniti e tra una riga e l’altra mentre si sorride o ci si commuove si riflette tanto e soprattutto ci si rende conto di essere arretrati rispetto ad altri Paesi europei e in posizioni di stallo su alcune tematiche. L’idea di essere troppo qualificati per un lavoro, essersi laureati in qualcosa ed essere costretti a fare tutt’altro, non essere tutelata come donna se si decide di interrompere la gravidanza o supportate se le possibilità sono poche e quindi attuare il proprio sogno di essere madre solo andando all’estero non è concepibile in un Paese come l’Italia che si definisce civile. Il desiderio è che se tra qualche anno qualcuno si ritrovi a leggere le avventure tragicomiche di questa banda possa ridere e dire “come eravamo messi male, fortuna che le cose oggi sono cambiate”. Utopia? No, speranza.

 

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