Perché ci odiano

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    • Titolo: Perché ci odiano
    • Autore: Mona Eltahawy
    • Editore: Einaudi
    • Data di pubblicazione: 17 Novembre 2015

Fatemi il nome di un Paese arabo, e vi reciterò una litania di abusi commessi contro le donne di quel Paese in quel Paese, abusi alimentati da un cocktail velenoso di cultura e religione che in pochi sembrano disposti a non bere, nel timore di risultare offensivi e blasfemi.

Leggere questo libro significa venire a conoscenza di dati raccapriccianti sulla condizione femminile, primati negativi che spettano ai paesi arabi e del nord Africa. Certo, in un periodo storico come quello che stiamo vivendo, xenofobi e estremisti di destra o chiunque adora strumentalizzare situazioni per trarne profitti un libro come questo è oro colato, ma come spiega l’autrice, poco importa, l’importante è accendere i riflettori sulla questione e mostrare al mondo come le donne musulmane vivano un inferno privato accanto a quello pubblico.

La giornalista Mona Eltahaway è partita dalla sua esperienza personale di donna in primis che ha subito una violenza sessuale da parte di forze dell’ordine e di attivista, uscendone con entrambe le braccia rotte e un arresto successivamente. Gli uomini ci odiano perché siamo libere? No, noi non siamo libere. Il punto è questo, le donne musulmane non sono libere, non possono viaggiare sole, non possono guidare, non possono intervenire in occasioni di vita sociale; le donne musulmane non sono al sicuro da nessuna parte, per strada rischiano aggressioni, palpeggiamenti e violenze, a casa stesso registro da parte di padri o mariti. Le donne musulmane sono accusate di tutto, è colpa loro se vengono violentate (la violenza aggiunge anche il disonore sulla famiglia), sono loro che hanno provocato con il loro atteggiamento gli uomini, ecco perché è importante coprire ogni centimetro della loro pelle con il velo: il velo, che sia l’hijad o il niqab, è una bandiera bianca alzata per significare la resa agli islamici e al loro conservatorismo. La violenza sessuale, una delle esperienze più dolorose che una donna possa vivere è un’arma di punizione usata sulla donna che può ritorcersi ulteriormente su di lei se viene dimostrato che quel rapporto è stato consenziente, come se uno stupro potesse mai essere tale.

Le pagine dure sono tante, si parte dai “test della verginità”, perché la purezza è fondamentale oltre che un’ossessione, alla mutilazione genitale femminile sempre per poter controllare la sessualità della donna, bisogna in tutti i modi tenere a freno i propri istinti e i propri bisogni per non indurre in tentazione il maschio; e chiude con i matrimoni delle spose bambine, molte delle quali non sopravvivono alla prima “notte di nozze”.

Non è stato semplice per l’autrice raccontare il suo privato e mettere anche in cattiva luce la sua fede e il suo Paese, ma non farlo sarebbe stato peggio e non aiuterebbe nessuna donna che vive lì e non solo, perché non dimentichiamoci che la lotta femminista si gioca a livello globale.

Leggi la recensione sul blog Io Leggo- Io Donna del Corriere della Sera del 21 Gennaio 2016

5 pensieri riguardo “Perché ci odiano

  1. Una domanda: nel post leggo “donne musulmane” (ad esempio in questo stralcio: “[…] le donne musulmane non sono libere, non possono viaggiare sole, non possono guidare, non possono intervenire in occasioni di vita sociale; […] non sono al sicuro […] rischiano aggressioni, palpeggiamenti e violenze, a casa stesso registro da parte di padri o mariti. […] sono accusate di tutto, è colpa loro se vengono violentate”).

    È Eltahawi a utilizzare questa caratterizzazione (donna+musulmana), o è una semplificazione che utilizza l’autrice del post per qualche motivo? Che so, brevità?

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    1. Riprendo le parole dell’autrice! È un libro incentrato sulle donne dei Paesi Arabi e del Nord Africa di fede musulmana che è la stessa fede dell’autrice.

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