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L’eleganza del riccio

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    • Titolo: L’eleganza del riccio
    • Autore: Muriel Barbery
    • Editore: Edizioni E/O
    • Data di pubblicazione: 2007
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Renèe è la portinaia di un palazzo della Parigi bene all’apparenza sciatta, grassa, burbera e che passa il tempo a guardare programmi trash alla TV è in realtà l’opposto di ciò che vorrebbe far credere. Renèe infatti a dispetto di una professione che la vorrebbe relegata quasi ai margini della società è un’amante della filosofia, un appassionata di arte e teatro che preferisce celare agli altri i suoi interessi. Paloma è una ragazzina che vive nello stesso palazzo di Renèe, caparbia e molto più matura della sua età; non sopporta l’ipocrisia della sua famiglia da perfetti borghesi vivendo infelice la sua vita, per questo progetta il suo suicidio e annotando tutta la sua insofferenza in un diario che aggiorna costantemente.

Renèe e Paloma sono due figure difficili da trovare simpatiche. Renèe è vittima dei suoi stessi pregiudizi e Paloma non può essere tanto intelligente come si dichiara se l’idea più grande che ha avuto è uccidersi e uccidere tutta la sua famiglia. Renèe ha inscenato una realtà diversa perché a suo dire una portinaia non può essere intelligente, ma questo chi lo ha detto? Chi svolge un lavoro più umile non è detto che non abbia una cultura, cultura che non è sinonimo di intelligenza, perché la prima la puoi acquisire, la seconda no. Renèe non vuole essere giudicata ma giudica chiunque arrogandosi un diritto che agli altri critica, divide il mondo in categorie parlando negativamente di quelle in cui lei non rientra e a un certo punto verrebbe da chiedersi cosa abbia assimilato dalla cultura che tanto si affanna ad imparare, perché di certo questi non sono discorsi che farebbe una persona che ha un minimo di cervello. Paloma si reputa più intelligente della sua famiglia (modestia a go go in questo libro) e siccome la sua intelligenza non è al pari degli altri e sottovalutata lei non potrà mai trovarsi bene con loro. Ci vorrà l’ingresso di un terzo personaggio, il giapponese Ozu che capirà il gioco di Renèe.

Il rimando della storia è pirandelliano, il tema della maschera attraversa tutta la narrazione. Ho lasciato questo libro a neanche metà, poi l’ho ripreso e finito. I numerosi discorsi filosofici potevano essere risparmiati, l’ho vista più come una tattica dell’autrice (docente di filosofia) di mostrare le sue conoscenze a discapito della storia che appesantisce.

 

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