Il cielo in gabbia| Christine Leunens

il cielo in gabbia

Durante la cerimonia degli ultimi Golden Globes hanno mandato in onda un frame del film Jojo Rabbit che mostrava un ragazzino che parlava col suo amico immaginario Adolf Hitler. È bastato quel minuto scarso a convincermi a vedere il film. Avevo messo in conto di farmi due risate, non avevo messo in conto di ritrovarmi in lacrime a metà film e disperata dopo la scena finale.

Jojo Rabbit è uscito nelle sale cinematografiche italiane lo scorso 16 gennaio, film del regista Taika Waititi (che nella pellicola interpreta Hitler), con Scarlett Johansson, Roman Griffin Davis e Thomasin McKenzie, film che con ironia cerca di ripercorrere uno dei periodi più tragici che la nostra storia recente ha conosciuto: il nazismo, il conflitto mondiale e la persecuzione degli ebrei. Non lasciatevi ingannare dai toni leggeri, perché questo film scena dopo scena saprà assestare dei colpi emozionali difficili da dimenticare e che vi ridurranno in una valle di lacrime nel momento in cui sullo schermo compariranno i titoli di coda.

Una cosa che non sapevo è che il film è liberamente ispirato al romanzo di Christine Leunens, Come semi d’autunno, libro datato 2004 che è stato pubblicato qui in Italia da SEM nel novembre del 2019 con il titolo Il cielo in gabbia. Sottolineo il verbo ispirato, perché a parte l’idea il libro e il film viaggiano su due rette parallele che non si incontrano neanche all’infinito, rimanendo a mio parere due prodotti ben separati.

Venendo al libro, Il cielo in gabbia racconta di di Johannes Betzler, un ragazzino che sta crescendo nel culto del nazismo, fiero appartenente della Gioventù Hitleriana che nel 1943 parte per difendere la sua patria nel conflitto mondiale, ma a causa di un incidente avvenuto in guerra è costretto a fare ritorno a casa dai suoi genitori e dalla nonna che vive con loro.

Seppur non apertamente i genitori di Johannes non sposano gli ideali in cui crede il figlio e come anti-nazisti decidono di rischiare in prima linea nascondendo in casa propria Elsa, una ragazzina ebrea. Il giorno in cui Johannes scopre la sua presenza, ne è inorridito e al tempo stesso attratto. Elsa è l’incarnazione dei principi che lui combatte fermamente, ma non può negare il fascino che quella bella ragazza di qualche anno più grande esercita su di lui.

Gli anni passano, il conflitto mondiale continua e tra Johannes ed Elsa si sviluppa un rapporto di amicizia ed amore e soprattutto di dipendenza. Elsa è dipendente dalle visite e dal tempo che Johannes le riserva, Johannes è completamente dipendente dalla presenza di Elsa nella sua vita.

Gli anni passano, il conflitto continua, la relazione tra i due si intensifica fino a quando giunge la notizia che la guerra è finita e il nazismo non ha più ragione di esistere. Dopo essere stato costretto a dire addio a sua madre, morta in guerra e a suo padre, disperso chissà dove, Johannes non può dire addio a un’altra persone che fa parte della sua vita e per questo motivo decide di sacrificare la libertà di Elsa a suo favore, illudendola sui veri vincitori della guerra e costringendola a continuare il suo stato di prigionia.

Il cielo in gabbia è un libro faticoso e che ti lascia in uno stato di angoscia nel momento in cui si porta a termine la lettura. I protagonisti sono difficili, complicati ed egoisti, mettono sé stessi prima degli altri incuranti dei sentimenti e delle libertà altrui. Fino a che punto può arrivare un uomo pur di trattenere la donna che ama accanto a sé? E se l’amore è tutto basato su un’enorme bugia, di che amore si tratta?

Amore significa due persone che stanno insieme a qualunque costo. L’amore è una colla, la più potente che ci sia, che tiene assieme due persone.

  • Titolo: Il cielo in gabbia
  • Autrice: Christine Leunens
  • Casa editrice: SEM
  • Data di pubblicazione: 21 Novembre 2019

Non superare le dosi consigliate| Costanza Rizzacasa D’Orsogna

non superare le dosi consigliate

Ci sono volute interminabili sedute di psicoterapia per capire che se tieni tutto dentro, se non riesci a parlare, il dolore da qualche parte deve uscire e uscirà.

Certi libri mi annientano, mi lasciano senza parole e mi continuano a frullare in testa una volta portati a termine. Sono quei libri che leggo con una lentezza che non mi è propria, io che sono capace di divorare centinaia di pagine nel giro di poche ore. Certi libri non possono essere divorati, vanno letti con calma, prendendosi le giuste pause: bisogna dosarli.

Non superare le dosi consigliate di Costanza Rizzacasa D’Orsogna pubblicato da Guanda, rientra nella categoria di cui sopra.

Dovrei scrivere un post, dovrei farvi conoscere la storia di Matilde, ma vorrei concludere tutto in due righe dicendovi: non perdete tempo a leggere me, leggete lei piuttosto.

Facciamo che ci provo, vi racconto la storia di questa bambina prima e donna poi in eterna lotta con il suo peso. A sedici anni la bilancia segnava ottanta chili, a diciotto, quarantotto, mentre a quarantatré anni la lineetta è in bilico tra centotrenta e centotrentuno chili.

È iniziato tutto quando Matilde era piccola e vedeva continuamente sua madre correre in bagno per vomitare tutto ciò che ingeriva. Il padre la guardava sconsolato, aggiungendo un laconico «Franca, che dobbiamo fare?», ma alla fine non faceva mai niente. È bella sua madre, di una bellezza che non si può descrivere e di una magrezza a cui Matilde aspirava. Voleva essere come sua madre, mentre sua madre non perdeva occasione per apostrofarla con parole velenose, non tipiche di chi ti ha messo al mondo e che dovrebbe essere la tua prima sostenitrice.

A casa nostra c’è un farmaco per qualsiasi cosa

A otto anni Matilde si ingozza con qualsiasi cosa le capiti a tiro, poi ricaccia tutto grazie alle dosi di Dulcolax, proprio come fa la madre. Un dottore avrebbe detto che Matilde è bulimica come la madre e che entrambe soffrono di un disturbo alimentare serio. Nessun medico le ha mai visitate, nessun medico ha mai elaborato una diagnosi ed entrambe continuano ad ingerire Dulcolax come niente fosse.

A diciotto anni si cambia registro, Matilde si è messa alle spalle quella bambina paffutella e passa da ottanta a quarantotto chili. La bulimia cede il passo all’anoressia, un altro disturbo alimentare non trattato come tale, sempre minimizzato, tanto alla fine il magro è bello, è più accettato, più tollerato, ma il magro deve essere sano, altrimenti anche questo è un disturbo, ma Matilde questo lo ignora, le importa solo di avere finalmente i polsi magri come quelli di sua madre, sempre lei, che quando Matilde era piccola li metteva a confronto e ne usciva felicemente vincitrice da quella insana competizione.

Matilde cresce, di essere magra non le importa più niente. Ricomincia a collezionare chili, a mangiare in modo scorretto, a mentire al padre e al fratello sui risultati delle sue analisi. Nasconde al padre che la sostiene economicamente il conto in banca prosciugato dalle sue spese folli di cibo. Incanala una relazione sbagliata dopo l’altra, perché quando si prova così tanto disprezzo per sé stessi, non si può pretendere rispetto da chi si ha accanto e ti accontenti delle poche briciole che le persone sono disposte a lasciarti.

Matilde arriva a pesare centotrenta, centotrentuno chili, ma le importa poco. È negli Stati Uniti lontana dai suoi cari a cui può nascondere la sua reale condizione, ma vivere nascondendosi è vivere?

Non superare le dosi consigliate è la storia di un corpo in constante cambiamento ed è la storia di una bambina prima e di una donna poi che nella sua vita ha abilmente creato un castello di bugie salvo accorgersi a un certo punto di esserne diventata prigioniera. Quanti giudizi frettolosi ci capita di dare nella vita, magari vediamo una persona obesa, la etichettiamo come grassa senza pensare che storia c’è dietro quel corpo. Dietro il corpo di Matilde c’è una storia di menzogne e di dipendenze, verso il cibo e verso le persone. C’è una storia di violenze (tre, quattro?), c’è la storia di un amore sbagliato e di un bambino abortito. C’è la storia di una bambina che cercava amore e approvazione da parte di sua madre, di gratificazione da parte di suo padre, di amore da parte di sé stessa, ma di tutto ciò non ha mai trovato niente.

Non sono mai stata brava a mentire, ma sono migliorata. E se vi stessi mentendo anche adesso?

Vi avevo avvertito: non perdete tempo a leggere me, leggete lei piuttosto.

  • Titolo: Non superare le dosi consigliate
  • Autrice: Costanza Rizzacasa D’Orsogna
  • Casa editrice: Guanda
  • Data di pubblicazione: 30 Gennaio 2020

Il diritto di opporsi| Bryan Stevenson

il diritto di opporsi

Il breve tempo trascorso nel braccio della morte mi rivelò le lacune riguardo al nostro modo di trattare le persone all’interno del sistema giudiziario, e che forse alcuni individui venivano giudicati ingiustamente.

È il 1983 e Bryan Stevenson è uno studente alla Facoltà di Legge alle prese con il tirocinio. Una visita in un carcere di massima sicurezza in Georgia, un incontro con un detenuto rimasto senza avvocato dalla durata di ben tre ore, fanno capire a Bryan quale sarebbe stato il suo destino: occuparsi dei detenuti nel braccio della morte.

La Equal Justice Initiative è l’organizzazione senza scopo di lucro fondata dall’avvocato statunitense Bryan Stevenson, uno degli avvocati più conosciuti ed influenti al mondo. In questo libro, Il diritto di opporsi che Fazi Editore ha pubblicato in Italia il 30 gennaio in concomitanza con l’uscita nelle sale del film che ne è stato tratto, Stevenson ripercorre gli arbori della sua carriera, gli incontri più significativi con i detenuti e il caso più intenso a cui ha lavorato, quello di Walter McMillian.

Walter McMillian è un abitante della contea di Monroe, Alabama. Coincidenza vuole che Monroeville abbia dato i natali  alla scrittrice Harper Lee il cui celebre libro Il buio oltre la siepe racconta proprio di un’ingiustizia legale. Walter con una serie di abili mosse era riuscito a mettere su un’attività tutta propria negli anni ottanta, attività che gli regalava una soddisfacente indipendenza economica e che lo aveva reso padrone di sé stesso a differenza di tanti altri neri che si ritrovavano a lavorare sempre per qualche padrone bianco.

Quell’indipendenza non era tollerata da tutti, considerata la forte discriminazione razziale a cui erano soggette le persone di colore del sud degli Stati Uniti. Il passo falso di Walter fu quello di intrecciare una relazione amorosa con una donna della contea, Karen Kelly, una venticinquenne di diciotto anni più giovane di lui, sposata, ma soprattutto bianca. Quando la notizia divenne di dominio pubblico le cose per lui iniziarono a mettersi male, perché le relazioni miste erano fuorilegge in molti Stati americani. Il male diventò peggio quando Walter fu incastrato dal nuovo compagno di Kelly, Ralph Myers, che lo accusò dell’omicidio di Ronda Morrison, una studentessa diciottenne uccisa con tre colpi di pistola.

Walter fu condannato nel braccio della morte nonostante delle prove deboli o inesistenti a suo carico e quando Bryan lo incontra per la prima volta, capisce che deve fare il tutto per tutto per fargli riacquistare la libertà perduta.

Il diritto di opporsi è un libro che mostra le inefficienze del sistema giudiziario americano, un sistema che dovrebbe garantire equità e che invece è pieno di falle e punti deboli. Caso dopo caso Stevenson porta alla luce le storie di ragazzini giudicati come adulti, persone affette da disabilità mentali punite per i loro stati di salute, ma soprattutto le tante, troppe storie di persone giudicate sommariamente a causa del loro stato sociale e del colore della propria pelle. Questo libro è un susseguirsi di pagine pregne di emozioni, pagine toccanti e commoventi su una condizione sociale che continua ad essere purtroppo reale, ma per quanto desolanti possano essere alcune di esse, questo libro riesce nell’intento di infondere una pur lieve luce di speranza.

  • Titolo: Il diritto di opporsi
  • Autore: Bryan Stevenson
  • Casa editrice: Fazi Editore
  • Data di pubblicazione: 30 Gennaio 2020

Giovanissimi| Alessio Forgione

giovanissimi

Ci sono certi libri che diventano per me delle ossessioni, in senso positivo, sia chiaro. Me ne innamoro così follemente che la mia diventa una vera e propria missione: vai e diffondi il libro. Quando due anni fa è uscito il libro d’esordio di Alessio Forgione, Napoli mon amour e mi sono resa conto di trovarmi di fronte a un libro perfetto, la conseguenza è stata una: consigliare quel libro a chiunque.

Mi rendo conto di sfinire le persone, ma il mio mantra è questo: i libri belli devono essere conosciuti, i libri belli devono essere letti.

La notizia di un secondo libro di Alessio Forgione mi ha rallegrato e al tempo stesso mi ha messo un pizzico d’ansia e chi è lettore mi capisce: se questo libro non sarà all’altezza del precedente? Quando Giovanissimi, questo il titolo uscito il 23 gennaio per NN Editore, mi è arrivato, ci ho messo qualche giorno prima di decidermi ad iniziarlo. Quando l’ho fatto, due ore e mezza dopo l’ho finito (non conosco mezze misure, ma questa è un’altra storia).

In Giovanissimi ritorniamo a Napoli, non la Napoli del centro storico in cui si muoveva Amoresano, ma la Napoli periferica e precisamente a Soccavo. Marocco è un ragazzino che frequenta il primo anno di liceo a cui deve il soprannome a causa dei suoi capelli ricci e neri e della sua carnagione scura. La voglia di studiare non ce l’ha, frequenta la scuola solo per assecondare il desiderio di suo padre con cui vive dopo che la madre li ha lasciati dall’oggi al domani. L’assenza della donna è una delle grandi ferite aperte di Marocco che vorrebbe almeno una spiegazione di quel gesto tanto assurdo. A casa sua sono sparite anche le fotografie e il ricordo del tono della sua voce si affievolisce giorno dopo giorno.

L’unica cosa che spinge Marocco ad alzarsi dal letto è il pallone. Le partite a calcetto con i suoi amici lo motivano come nient’altro e con quelle la speranza di poter diventare un professionista e cambiare radicalmente la sua vita. Arrivano poi a distanza di poco tempo la proposta del suo amico Lunno e l’incontro con Serena. La prima rientra nella categoria di proposte che non si possono rifiutare, semplici, veloci, che gli permetteranno di guadagnare qualcosa, ma che come controparte hanno il fatto di non essere nei limiti della legalità. Serena, invece, lo stravolgerà del tutto facendogli conoscere il primo amore, quello che quando arriva ti stordisce e ti rincretinisce.

Fu così che pensai che nel primo ciao che ci si dice è compreso anche l’addio e che l’inizio è solo l’inizio della fine e che ogni incontro non è altro che un lungo abbandono, centellinato goccia a goccia, lento.

Con Giovanissimi Alessio Forgione ci parla delle amicizie vere o presunte tali, della fragilità dei rapporti familiari e dell’amore, quello rude e acerbo, tipicamente adolescenziale. Inoltre racconta della labilità dei confini e di quanto facile sia muoversi tra il territorio giusto e quello sbagliato. La scrittura di Forgione è una scrittura che non lascia scampo, ti prende, ti rapisce, ti avvolge e ti trascina e non ti rendi conto di essere arrivato a fine libro. Parlavo con un’amica della bravura di questo autore napoletano, entrambe eravamo d’accordo sulle sensazioni che avevamo avuto leggendo il suo libro d’esordio: Forgione ha delle enormi potenziali e una voce rara in questo grande panorama editoriale (e scusate se è poco).

PS: se Alessio Forgione continua a ridurmi a pezzi ad ogni suo libro, la prossima seduta di psicoterapia me la offre lui.

  • Titolo: Giovanissimi
  • Autore: Alessio Forgione
  • Casa editrice: NN Editore
  • Data di pubblicazione: 23 Gennaio 2020

Book Influencer: di polemiche ne abbiamo?

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Anno nuovo, vita nuova, polemiche vecchie. Primo post del 2020, speravo di iniziare l’anno raccontandovi un po’ delle letture che mi hanno fatto compagnia in questi giorni di festa, se non fosse che sono incappata nell’ennesima polemica sui libri e sulle book influencer. Ogni giorno un giornalista e/o critico letterario si sveglia e dice: da quanto tempo non parlo male di chi si occupa di libri? Nel corso degli ultimi tempi se avessi messo da parte una moneta per ogni qual volta ho letto di polemiche sul mondo dei blogger che si occupano dei libri, avrei già la somma necessaria per il mio viaggio per i trentanni a Barcellona.

Se vi siete persi quella in ordine di tempo, ve la racconto brevemente io. Tizio (non farò il nome di quello lì, anche perché lui si è curato bene di chiamare tizia tutte le ragazze da lui citate nel suo articolo) dalle colonne del Il Giornale (che detto tra noi non userei neanche per accendere il fuoco del caminetto di casa mia) ha scritto un articolo titolato così: social, sessiste e carine, ecco le influencer (modaiole) del libro.

Fa nomi, cognomi di alcune di quelle che hanno più seguito su Instagram, le prende in giro per le letture che fanno, per le foto che fanno, senza mai dimenticare di aggiungere un “carina” qua e lì, perché si sa che il maschilismo e il sessismo sono duri a morire.

La colpa di queste ragazze, ma di tutte noi che su Instagram ci occupiamo di libri, è quella di leggere autrici per la maggiore, di allestire set fotografici con tazze, tazzine, ceste e affini e soprattutto di essere donne.

La nausea è venuta a me mentre leggevo le parole di tizio che per fare il simpatico sciorinava i nomi degli autoroni, convinto forse in quel poco di cervello che ha, che noi povere stupide lettrici donne nella nostra vita non abbiamo mai letto i libri di quegli autori.

Cerchiamo di fissare un attimo dei punti. Instagram è un social fotografico. È basato interamente sulle immagini. Non ci vuole molta intelligenza per capire che le foto più saranno belle e più saranno curate e più ne guadagnerà l’account: alla fine è questione di follower e like.

Dietro l’immagine c’è di più.

I libri sembrano essere diventati degli oggetti d’arredo. È verissimo, per presentare i libri vengono allestiti dei veri e propri set fotografici. Dietro tutta quella cura, però c’è una persona che il libro lo ha letto, ne parla, lo consiglia e lo fa arrivare a quanti più lettori possibili. In un paese in cui si legge sempre di meno, bisognerebbe apprezzare di più chi ogni giorno attraverso i propri canali parla e consiglia libri indipendentemente dal numero di copie che smuove: una, nessuna e centomila.

Anni fa io ho iniziato a parlare dei libri che leggevo attraverso Twitter. A un certo punto mi sono accorta che i vecchi 180 caratteri erano troppo pochi per poter riassumere tutto ciò che scaturiva dalla lettura (anche se oggi Twitter resta per me lo strumento migliore attraverso cui promuovo i libri) e quindi è arrivato il blog. Pensavo di chiuderlo dopo qualche mese ed invece dopo tre anni sono ancora qui, grazie a chi mi legge che mi spinge ad andare avanti. I tempi cambiano, le cose evolvono e nuovi strumenti ci vengono messi a disposizione. Instagram è un social che non mi aveva mai affascinato (anche perché sono negata con le foto). I libri sono arrivati anche lì e ho capito che anche attraverso un social fatto esclusivamente di immagini si poteva parlare di libri.

Quello che vorrei far capire a tizio è che demonizzare i nuovi strumenti non serve a niente. Sparare merda su chi contribuisce alla diffusione della cultura nel nostro Paese non porterà a niente. Il mondo del libro è un mondo snob ed è una delle cause per cui in Italia si legge sempre di meno. Guardiamo di mal occhio chi legge generi narrativi differenti dai nostri e non supereremo mai l’eterna diatriba carta vs ebook. Dovremmo imparare a collaborare di più, in fondo guardiamo tutti nella stessa direzione

PS: lo sapete che mi trovate anche su Instagram, vero? instagram.com/francescanevis

Cosa resterà di questo 2019?|L’anno in pillole!

Cosa resterà di questo 2019? Compilata la classifica delle migliori letture dell’anno, un altro must del blog che amo tanto scrivere è quello relativo al bilancio dei mesi appena trascorsi: positivo o negativo? Diciamo che l’ultimo anno e mezzo per me è stato come un giro sulle montagne russe, con alti e bassi (soprattutto bassi) e con tutte le conseguenze che tali sbalzi comportano. Ci sono dei momenti in cui mi ripeto, ma chi me lo fa fare, seguiti da momenti in cui vorrei fare tremila cose al secondo e sfruttare tutte le cose belle che la vita ti offre (sono una persona abbastanza complicata, ma questa è tutta un’altra storia).

Torniamo alla domanda iniziale: cosa resterà di questo 2019? Provo a dirvelo in queste brevi pillole.

Il 2019 dei post più letti sul blog. Il blog è la cosa a cui tengo di più in assoluto (tolti gli affetti e i miei amabili libri, ovviamente). Vedere che per moltissimi è un appuntamento fisso mi rende felice in un modo che non riesco a descrivere a parole. Grazie a tutti quelli che dedicano anche un minuto del loro tempo a leggere ciò che scrivo. Grazie, ma grazie davvero. Anche quest’anno siete stati tantissimi e di seguito vi lascio i dieci post che più avete cercato, letto e cliccato durante l’anno.

  1. Il pianto dell’alba. Ultima ombra per il commissario Ricciardi. Maurizio de Giovanni. Einaudi.
  2. Il treno dei bambini. Viola Ardone. Einaudi.
  3. Tutto sarà perfetto. Lorenzo Marone. Feltrinelli.
  4. Persone normali. Sally Rooney. Einaudi.
  5. Io Khaled vendo uomini e sono innocente. Francesca Mannocchi. Einaudi.
  6. Nozze per i Bastardi di Pizzofalcone. Maurizio de Giovanni. Einaudi.
  7. Facciamo che ero morta. Jen Beagin. Einaudi.
  8. Benevolenza cosmica. Fabio Bacà. Adelphi.
  9. La compagnia delle illusioni. Enrico Ianniello. Feltrinelli.
  10. L’anno in cui imparai a leggere. Marco Marsullo. Einaudi.

Il 2019 del Salone del Libro di Torino. Non potevo non iniziare dalla cosa più bella che ho vissuto quest’anno. Il Salone per eccellenza, il sogno di ogni lettore, il mio personale mondo delle meraviglie. Ogni anno negli ultimi anni mi dicevo: il salone del libro è il mio sogno. A volte i sogni diventano realtà. Sono stati quattro giorni folli, pieni, divertenti ed emozionanti. Conoscere le persone con cui mi confronto ogni giorno in rete, abbracciare molte di queste, incontrare tantissimi autori del cuore e stazionare allo stand Einaudi per un tempo infinito, perché, diciamocelo, chissà quando mi ricapita.

Il 2019 delle iniziative culturali. Il Maggio dei Libri ed Io Leggo Perché sono diventati due appuntamenti fissi. Entrambi mirano a sensibilizzare la cultura, il primo durante il mese di maggio e il secondo per dieci giorni ad ottobre. Il primo raccontato al meglio delle mie capacità attraverso il blog e i miei canali social e il secondo fatto in prima persona ne mio paesello. Ogni tanto anche in quel posticino che mi sembra fuori dal mondo, riesco a fare delle cose.

Il 2019 del mio primo laboratorio di lettura. Chi l’avrebbe mai detto? Io no. Ho sempre ribadito l’importanza della lettura a scuola, sono quegli gli anni in cui si formano lettori. Negli ultimi anni ho impiegato tempo ed energia a proporre progetti legati alla lettura in quasi tutte le scuole del mio paesello. Ho avuto la mia buona dose di «le faremo sapere», di «sì, ma i ragazzi hanno già tanti progetti a cui partecipare», la più abusata «la scuola è senza fondi» (per quanto io di soldi non ho mai parlato). Succede ogni tanto di trovare qualche dirigente scolastico che ci crede davvero e che ti mette una scuola a disposizione. Succede che qualche docente decide di dedicare le ore di un progetto extra curricolare proprio alla lettura e succede che in men che non si dica ti ritrovi a parlare di libri davanti a una trentina di ragazzini. La ragazza timida che dice sempre no a chi le propone di presentare i libri, si ritrova così a gestire l’intero progetto. Trenta ragazzini, sessanta occhi che la guardano, sessanta orecchie che l’ascoltano: chi l’avrebbe mai detto? Io no.

Il 2019 della blogger-squad. Questa cosa è partita in un modo in cui confesso, non sapevo neanche dove mettere le mani. Facile dire, metto su una squadra di blogger per promuovere un libro alla sua uscita. Difficile era cercare le persone giuste, seguire passo dopo passo tutte le partecipanti, assicurarsi che tutto il lavoro procedesse al meglio. Alla fine si è rivelato il lavoro di squadra più bello a cui ho partecipato e di cui sono davvero molto orgogliosa (ps il libro in questione è quello di Marco Marsullo, L’anno in cui imparai a leggere, c’era bisogno di dirlo?).

Il 2019 dei film e delle serie TV. Non si vive di soli libri e anche i film e le serie TV alla fine raccontano storie che generano dipendenza. Il 2019 è stato l’anno di Downton Abbey: il film. L’ho atteso, l’ho visto con leggera malinconia e commozione e ho pensato: la serie TV era decisamente meglio, del film ne potevamo fare a meno. Sul lato serie TV invece ve ne segnalo due che per me rientrano nella categoria imperdibili. Fleabag, una commedia drammatica con una protagonista di cui vi innamorerete. Due stagioni di sei episodi ciascuno dalla durata di una trentina di minuti scarsi. Il risultato? Dopo il finale di stagione, mi trovate ancora sul pavimento del bagno a piangere come la buona Izzie Stevens ci ha insegnato. La seconda è The morning show con Jennifer Aniston, Reese Witherspoon e Steve Carrell, sul mondo dei talk notiziari in auge negli Stati Uniti e sul Metoo. Ve lo dico: questa serie crea dipendenza.

E per il 2020? Lo scopriremo solo vivendo. Buone vacanze lettori, ci leggiamo presto.

 

Il 2019 attraverso i libri!

Le classifiche di lettura di fine anno sono la cosa che più amo. Le cerco, le leggo, le commento e le critico se non vedo comparire dei libri che mi sono particolarmente piaciuti durante l’anno. Ogni volta diventa più difficile decretare i migliori libri letti negli ultimi dodici mesi, primo perché faccio tante belle letture e secondo perché a volte mi interrogo sul risultato di migliore: che vuol dire? Migliore nel senso di trama che mi ha spiazzato, per stile ineccepibile, per le emozioni che mi ha lasciato? Forse migliore è un bel mix delle cose sopra elencate e che ha all’interno altre sfumature che al momento mi sfuggono.

Passiamo alla cosa che più ci interessa: i libri. Quelli da me selezionati sono quelli che più porto nel cuore in questo momento. Ci sono degli autori che sono stati per me delle favolose scoperte, altri che sono stati delle conferme ed altri ancora di cui ho cambiato giudizio nei confronti dei loro libri.

  1. Il treno dei bambini, Viola Ardone (Einaudi)
  2. La vita bugiarda degli adulti, Elena Ferrante (Edizioni E/O) & Confidenza, Domenico Starnone (Einaudi).
  3. Persone normali, Sally Rooney (Einaudi)
  4. Ottanta rose mezz’ora, Cristiano Cavina (Marcos y Marcos)
  5. Fedeltà, Marco Missiroli (Einaudi)
  6. Almarina, Valeria Parrella (Einaudi)
  7. Svegliami a mezzanotte, Fuani Marino (Einaudi)
  8. Donne difficili, Roxane Gay (Einaudi)
  9. Benevolenza cosmica, Fabio Bacà (Adelphi)
  10. Jalna, Mazo de la Roche & È tempo di ricominciare, Carmen Korn (Fazi)

Il libro simbolo del mio 2019 è Il treno dei bambini di Viola Ardone. Simbolo perché è un libro che in molti stavamo aspettando, le aspettative nei confronti della storia di Amerigo erano alle stelle, aspettative che sono state tutte ripagate. Viola Ardone ha scritto uno di quei libri che rimarrà negli anni, fidatevi.

Secondo ex aequo (e credetemi è un caso) i libri Elena Ferrante e Domenico Starnone. Nessuno come questi due autori riesce ad incollarmi alle pagine e a farmi amare e detestare contemporaneamente i personaggi proposti. La vita bugiarda degli adulti e Confidenza non potevano non condividere la stessa posizione.

Terzo posto per Sally Rooney e il suo Persone normali. Rooney l’abbiamo conosciuta lo scorso anno con il suo caso editoriale, Parlarne tra amici. Credetemi se vi dico che con questo secondo libro Rooney si conferma essere una delle autrici più fenomenali del momento. Nessuna come lei è riuscita a spiegare gli amori disfunzionali e le dipendenze che si creano, nessuno è riuscito a dipingere così bene le relazioni dei giorni nostri.

Procedendo in classifica ci sono Ottanta rose mezz’ora di Cristiano Cavina, con una storia che definirei alquanto particolare e Fedeltà di Marco Missiroli, libro che ha diviso pubblico e critica. C’è chi lo ha amato e chi detestato: io mi sono posizionata tranquillamente nella prima sezione, Missiroli ha scritto un gran bel libro (e chi dice il contrario…).

Altri due posti per due autrici napoletane che sono diventate in poco tempo autrici del cuore. Almarina di Valeria Parrella (letto voracemente in un pomeriggio) e Svegliami a mezzanotte di Fuani Marino. Il libro di Fuani è la lettura più utile mai fatta negli ultimi anni.

Donne difficili di Roxane Gay è la prima raccolta di racconti che ho amato in tutto e per tutto (e detto da me che con i racconti proprio non ci vado d’accordo è un gran risultato), mentre Benevolenza Cosmica di Fabio Bacà è l’esordio migliore di quest’anno (questo sempre secondo me).

Chiudono sempre ex aequo due volumi di due saghe che mi hanno appassionato. Jalna di Mazo de la Roche ed È tempo di ricominciare di Carmen Korn. Di entrambi spero vivamente di poterne leggere ancora quanto prima possibile.

La mia lista è questa qui, se mi fermo un attimo mi vengono in mente altri titoli che avrei voluto inserire, quindi ora è meglio se chiudo se non voglio cambiare di nuovo per l’ennesima volta.

PS: come sempre aspetto le vostre letture e i vostri pareri.

Sostituto procuratore Imma Tataranni

Tv: Imma Tataranni, sostituto procuratore fuori dagli schemi

I libri sono da sempre ottimi spunti per la realizzazione di film e serie televisive e ormai non si contano più le storie che approdano sugli schermi tratte dalle pagine dei libri che leggiamo.

In principio fu Montalbano, il commissario nato dalla penna del maestro Andrea Camilleri, interpretato da Luca Zingaretti che da anni appassiona i telespettatori ottenendo numeri da capogiro. Negli ultimi tempi c’è stato un vero e proprio exploit e basta scorrere le guide dei palinsesti televisivi per capire di cosa sto parlando. Di sicuro vi sarete imbattuti in qualche puntata de L’Allieva con Alessandra Mastronardi e Lino Guanciale che prestano il volto ai personaggi creati da Alessia Gazzola, oppure avrete seguito Alessandro Gassman e compagni nelle indagini dei Bastardi di Pizzofalcone tratte dai libri di Maurizio de Giovanni (nei prossimi mesi approderà sempre sulla Rai la serie TV del commissario Ricciardi, il suo personaggio più celebre) e restando in tema gialli è toccato a Marco Giallini interpretare il vice commissario Rocco Schiavone creatura di Antonio Manzini. Doveroso ricordare la serie TV evento L’amica geniale, tratta dal primo libro della tetralogia di Elena Ferrante, la cui seconda stagione vedrà la luce il 10 febbraio 2020: appuntamento da mettere già da adesso in agenda.

Uno degli ultimi casi di questo binomio di successo libri-serie TV è quello del Sostituto Procuratore Imma Tataranni interpretato da Vanessa Scalera e tratto dai libri di Mariolina Venezia. La fiction in sei puntate è stata un successo di pubblico e critica e la notizia dell’ufficialità di una seconda stagione ha fatto gioire tantissimi telespettatori, me compresa.

Il mio incontro con questa donna perennemente in tacco dodici è avvenuto molto prima della messa in onda televisiva e ammetto che non mi aveva convinto del tutto. Mesi fa ho letto Rione Serra Venerdì, Einaudi, ed è stata quella l’occasione in cui ho conosciuto Imma Tataranni. Magistrato presso la procura di Matera, sposata con Pietro e madre di Valentina, brillante sul lavoro, ma temuta da tutti a causa del suo pessimo carattere. Si ritrova ad indagare sull’omicidio di Stella Pisicchio, sua ex compagna di scuola e soprattutto dovrà fare i conti con le trappole del passato, come recita il sottotitolo del libro.

Ebbene, il libro non mi aveva particolarmente colpito per una serie di cose. In primis perché non sono una fanatica dei gialli salve rarissime eccezioni (leggi Maurizio de Giovanni) e poi perché c’erano delle dinamiche tra personaggi che a me sfuggivano, visto che mi mancavano, è il caso di dirlo, le puntate precedenti. Quando è andata in onda la serie televisiva, l’ho vista principalmente per curiosità, senza mettere in conto che mi sarei potuta innamorare di tutto. Vanessa Scalera incarna alla perfezione Imma Tataranni, i personaggi che le ruotano intorno sono tutti incredibilmente bravi, Matera è di una bellezza che toglie il fiato: insomma, cosa posso chiedere di meglio?

Con premesse del genere ho letto con occhi diversi l’altro libro con la Tataranni protagonista, Via del riscatto, uscito sempre per Einaudi in concomitanza con al serie televisiva. In questa  nuova indagine il procuratore sente uno sparo mentre è in giro con la famiglia (e in verità vorrebbe essere altrove) per le stradine della Matera medievale e subito dopo il boato incrocia una donna in pelliccia che si dilegua in fretta. La notizia dell’effettivo delitto arriva alla dottoressa Tataranni il giorno dopo quando in procura e le comunicano dell’uccisione di un agente immobiliare Antonello Ribba. Toccherà ad Imma venir a capo della vicenda, passando per dimore mobiliari con fama sinistra, vicende patrimoniali complicate, rapporti familiari sempre intricati e segreti tenuti ostinatamente nascosti.

Questo secondo libro me lo sono goduto e mi ha portato a rivalutare un personaggio che ahimè avevo valutato erroneamente troppo in fretta. Dal mio canto non vedo l’ora di poter seguire le nuove indagini di Imma Tataranni in televisione o in libreria.

Nozze per i Bastardi di Pizzofalcone| Maurizio de Giovanni

nozze

Un matrimonio a febbraio. Che assurdità.

È febbraio e Napoli è avvolta da un vento gelido, quel tipo di vento forte e ghiacciato che costringe le persone a rintanarsi nei cappotti pesanti e a difendersi a suon di sciarpe e cappelli di lana. Anche a Napoli c’è vento, a dispetto di chi la vorrebbe sempre col sole.

Costanza Giaquinto alla veneranda età di ottantanove anni ama trascorrere le sue giornate affacciata a una delle finestre della abitazione del Seicento dove può ammirare l’orizzonte e perdersi nelle memorie che il mare le fa affiorare, solo così riesce a sentirsi meno sola. È dalla sua finestra che una mattina si accorge di un bellissimo abito da sposa che galleggia tra le onde, trascinato dalla corrente.

Nella grotta che si affaccia sulla spiaggetta viene rinvenuto il cadavere di una giovane donna. Segni particolari? Nuda. Un solo colpo dritto al petto costatole la vita.

È un caso per i Bastardi del commissariato di Pizzofalcone che indagine dopo indagine, successo dopo successo, si sono scrollati di dosso l’etichetta di reietti e possono finalmente lavorare senza avere addosso l’ansia di un’imminente chiusura della loro sede. La cattiva fama è difficile da cancellare e la squadra di Lojacono sa bene che basta un passo falso per cancellare tutti i progressi fatti, motivo per cui bisogna lavorare bene, senza sgarrare e senza forzare le regole.

Il caso di Francesca Valletta, la giovane ragazza rinvenuta sulla spiaggetta, si mostrerà in un modo e si rivelerà essere tutt’altro, perché Francesca, che il giorno in cui è stata ritrovata avrebbe dovuto sposarsi e per quanto lei fosse amata da tutti e descritta come una ragazza senza grilli per la testa, avrebbe contratto matrimonio con Giovanni Sorbo, figlio di Emilio Sorbo, capo-clan pregiudicato e con una serie di processi a suo carico per molteplici delitti.

Il particolare non è di poco conto, tanto che il caso suscita l’interesse del magistrato della Dia Diego Buffardi che concede ai Bastardi tre giorni di tempo per risolvere il caso: scaduti quelli, ciao ciao all’indagine. I Bastardi avranno poche ore per dimostrare che non tutto ciò che avviene sotto il cielo di Napoli è colpa della camorra. È un pregiudizio difficile da superare oltre che un’approssimazione superficiale. Esplode un colpo di pistola a Napoli? Sarà stata la camorra.

Una cosa prestata, una cosa regalata, una cosa vecchia, una cosa nuova, una cosa blu.  

Il tempo scorre e scorre in fretta, un’indagine che assorbirà tutti i componenti i quali non dimentichiamoci hanno una vita e tutto il carico di problemi che questa comporta. Giuseppe Lojacono ad esempio, vorrebbe veder concretizzato il suo rapporto segreto con Laura Piras, ma la dottoressa al solo sentir nominare la parola nozze cambia discorso.

Ottavia vorrebbe avere il coraggio di lasciare l’uomo che ha avuto al suo fianco per anni e che probabilmente non ha mai amato per vivere la sua storia con Palma alla luce del sole, ma ha un figlio a cui pensare e un figlio ha sempre la priorità nella vita di una mamma, anche se questo significa rinunciare alla felicità.

Stesso discorso per Alex e per l’amore con la sua Rosaria: l’abito bianco per le due è mera utopia.

Francesco Romano ha Giorgia al suo fianco, la piccola Giorgia che un giorno spera di adottare, un periodo perfetto, se non fosse che alla mente riaffiora sempre il ricordo di quella dottoressa.

Meno male che a risollevare il morale c’è sempre Marcolino Aragona con i suoi look in-commentabili che non si sa come finirà a vivere nella stessa casa di Giorgio Pisanelli. Un attacco di affezione nei confronti del suo superiore, mascherato dal fatto che la famiglia gli ha tagliato l’assegno mensile e l’albergo dove risiedeva lo ha gentilmente messo alla porta.

Ed infine Elsa Martini, l’ultimo pezzo che fatica ancora ad integrarsi nella squadra e in questa pazza città in cui forse non è capitata per puro caso…

Una cosa prestata, una cosa regalata, una cosa vecchia, una cosa nuova, una cosa blu.

Maurizio de Giovanni torna con Nozze, Einaudi, la nona indagine dei Bastardi di Pizzofalcone. Sono cresciuti, sono cambiati, sono maturati e le loro storie continuano a raccontarci cose che di loro ancora non sapevamo. Quelle ferite che li avevano segnati sembrano essere sparite, invece ci sono, solo che sono meno evidenti. Quelle ferite hanno fatto spazio ai nuovi problemi d’affrontare, alle varie situazioni in cui si ritrovano loro malgrado. Nove libri sono tanti, qualcuno potrebbe dire che l’autore non ha più niente da dire. Non Maurizio e non i Bastardi, capaci di appassionare ancora e a regalarci degni colpi di scena che ci fanno desiderare ardentemente una sola cosa: una nuova indagine al più presto, ne abbiamo bisogno.

  • Titolo: Nozze per i Bastardi di Pizzofalcone
  • Autore: Maurizio de Giovanni
  • Casa Editrice: Einaudi (Stile Libero)
  • Data di pubblicazione: 3 Dicembre 2019

Confidenza| Domenico Starnone

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Facciamo che io ti racconto un mio segreto così orribile che nemmeno tra me e me ho mai provato a raccontarmelo, e tu però me ne devi confidare uno equivalente, qualcosa che se si sapesse ti distruggerebbe per sempre.

Quante sciocchezze facciamo per amore? Quante sono le decisioni che prendiamo a cuor leggero senza pensare alle conseguenze e prese solo per accontentare il partner? Quante cose ci sembrano degli innocenti giochi a cui acconsentiamo senza mettere in conto che quei giochi potrebbero semplicemente rovinarci la vita.

Pietro e Teresa avevano un rapporto di quelli che si muovevano tra alti e bassi, fatto di passione sfrenata e litigi eccessivi. Si conoscono da quando lui era il professore e lei l’allieva. Pietro era sempre stato uno di quegli uomini miti, intelligenti e della cui intelligenza brillava ed impressionava gli altri. Teresa invece era una donna vulcanica, sempre bisognosa di stare al centro dell’attenzione e che amava prevaricare i confini che Pietro le imponeva. Se c’era una discussione animata da Pietro, il suo obiettivo era quello di contraddirlo, mostrare che lei ne sapeva più di lui e in quel gioco perverso portato avanti, lei doveva uscirne sempre da vincente. Dopo l’ennesima discussione, in un momento di calma Teresa propone a Pietro di farle una confidenza. Non una cosa banale o un segretuccio di poco conto, ma qualcosa che fa fatica ad ammettere anche a sé stesso. Tu confidi una cosa a me ed io confiderò una cosa a te ed entrambi saremo i custodi delle nostre rispettive confidenze.

Pietro acconsente senza mettere in conto una delle massime dei nostri tempi: tutti si lasciano, è solo questione di quando, come direbbe Ester Viola. Pietro e Teresa poco dopo mettono fine a quell’impetuoso rapporto, decidendo di andare avanti nella loro vita, ognuno per conto proprio. Tempo dopo Pietro incontra Nadia, docente come lui, docile, amabile, timida, l’esatto contrario di Teresa. Decidono di sposarsi e poco prima del matrimonio si affaccia quella temibile confidenza detenuta da un’altra donna. E se Teresa ricompare nella mia vita e mette al corrente Nadia di quell’orribile segreto? Questo pensiero lacera Pietro e lo costringe con una scusa a contattare la sua ex che gli risponde con un laconico: hai paura?

Passano gli anni, Pietro diventa un discreto scrittore di un pamphlet sulla scuola che gli procura l’ammirazione di una bella cerchia di intellettuali, primo fra tutti del suo editore che decide di puntare su di lui e sul suo talento. Inizia a girare l’Italia, a fare incontri, a conoscere persone, ad essere protagonista di dibattiti, qualcosa che non aveva mai messo in conto, da umile professore di liceo, ma se lo merita, come gli dicono tutti. Ha una moglie che lo sostiene, un editore che crede in lui, delle persone che lo ammirano, dovrebbe essere l’uomo più felice del mondo, se non fosse per quella perenne ansia legata a quella confidenza di tantissimi anni prima. Decide di giocare in difesa, riallacciando il rapporto con Teresa che nel frattempo non è rimasta a guardare, ma è arrivata al MIT di Boston. Attraverso la loro fitta corrispondenza, Pietro si illude di poterla controllare e di controllare così il suo segreto.

La ragione è che vuoi sapere se sono e se sarò sempre la custode delle tue confidenze.

Nadia è la donna che Pietro ha sposato, la madre dei suoi tre figli, ma è Teresa colei che conosce Pietro nella sua vera essenza e che non perde occasione lettera dopo lettera di smascherare le sue ipocrisie. A legarli non è il bene che si sono voluti, ma la paura ed l’unico motivo per cui lui non vuole che lei esca dalla sua vita.

Confidenza di Domenico Starnone, Einaudi, è parte di un progetto più ampio e che si va a legare ai suoi precedenti lavori: Lacci e Scherzetto. Insieme vanno a formare quella che è stata ribattezzata una trilogia sentimentale. I libri esplorano i temi delle relazioni e delle fragilità umane che mostriamo e che celiamo. Ci sono degli elementi presenti in Confidenza che richiamano quelli presenti in Lacci (tradimento ed indifferenza), ed elementi presenti in Scherzetto (la smania verso il successo e l’idea di non essere all’altezza del ruolo che si sta ricoprendo). 

Domenico Starnone continua ad indagare sull’animo umano mettendolo a nudo e mostrando nuove sfaccettature: fragilità, paure, egoismi, ambizioni. Come sempre riesce ad incollare il lettore alle pagine, costringendoci a fare i conti con la storia che racconta. Non si può rimanere inermi di fronte a tutta questa perfezione e se ci siete riusciti ditemi come avete fatto, perché io sono giorni che mi crogiolo in questa storia e non riesco a venirne fuori.

  • Titolo: Confidenza
  • Autore: Domenico Starnone
  • Casa Editrice: Einaudi
  • Data di pubblicazione: 19 Novembre 2019