Sconti Stile Libero: cosa prendere?

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L’estate è un brulicare di liste di libri da leggere e se ancora non avete deciso cosa mettere in valigia vi dico solo che Einaudi ha fatto partire una promozione che prevede il 25% di sconto sull’acquisto di due Stile Libero fino al 5 agosto. Chi mi segue lo sa che impazzisco per la Einaudi e in particolare sono in fissa per Stile Libero (Coralli e Supercoralli comprendono e mi perdonano) tanto che i libri con la costa gialla occupano gran parte della mia libreria. Se volete qualche consiglio (e se vi fidate) vi guido in questo mare magnum di libri e vi dò qualche dritta. Iniziamo? Via con le coppie.

FRANCESCO ABATE

Mia madre ed altre catastrofi- Torpedone Trapiantati

Migliore accoppiata di questa non c’è. Due libri leggeri, divertenti, emozionanti, adatti per il periodo in cui uno vuole leggere ma anche rilassarsi. Due libri con le vicende di Checco, la Mamma, signora Corrias e altri personaggi. Dialoghi serrati e battute fulminanti nel primo che non mancheranno neanche nel secondo.

NICCOLO’ AMMANITI

Come Dio comanda- Ti prendo e ti porto via

Partendo da una premessa necessaria e cioè che in una libreria che si rispetti non può mancare almeno un titolo di Ammaniti, siccome sono brava io ve ne consiglio ben due. Questi sono i libri che mi hanno fatto scoprire questo scrittore geniale, tra i migliori contemporanei senza alcun dubbio. Storie dure, personaggi cinici ed egoisti e linguaggio crudo che non risparmia nessuno.

MAURIZIO DE GIOVANNI

Il purgatorio dell’Angelo- Souvenir

Da buona deGiovanners non potevo non inserire nella lista due libri del Maestro del giallo odierno e nello specifico le ultime indagini delle sue creature a cui i lettori sono più affezionati: Ricciardi e Lojacono. Il commissario dagli occhi verdi e il ciuffo ribelle svolge la sua indagine nella meravigliosa Posillipo, mentre Lojacono e compagni saranno in trasferta nell’incantevole Sorrento.

MARCO MARSULLO

Due come loro- I miei genitori non hanno figli

Di Marco Marsullo io vi direi di leggere tutti i suoi libri (ça va sans dire) e niente vi impedirà di recuperare anche Cascione e i vecchietti ma in questa lista ve ne indico solo due e ho scelto il suo ultimo libro uscito un paio di mesi fa e il suo precedente che è quello a cui sono più affezionata (ed è a mio parere il suo miglior scritto). Una black comedy irriverente e innovativa Due come loro e un romanzo di formazione I miei genitori non hanno figli. Il primo con un protagonista, Shep, che si divide tra Dio, il Diavolo, un passato doloroso con sui fare i conti e vecchi e nuovi amori, mentre il secondo un ragazzino alle prese con la scelta universitaria e due genitori separati persi tra nuove esperienze amorose e passioni canine.

EMANUELA CANEPA- MICHELA MARZANO

L’animale femmina- L’amore che mi resta

Le storie di due donne raccontate da penne eccezionali: l’esordiente Emanuela Canepa (premio Calvino) e la scrittrice e giornalista Michela Marzano. Ne L’animale femmina la vita di una ragazza di provincia sembra in un punto di stallo fino a quando la conoscenza di un avvocato e un nuovo lavoro la porteranno a superare i limiti che si era imposta. Ne L’amore che mi resta una madre alle prese con il suicidio della giovanissima figlia Giada, una figlia tanto desiderata che non arrivava e che è stata scelta tra tanti. Arriverà alla consapevolezza che la sua Giada era un enorme mistero e che celava segreti e dolori di cui non aveva mai reso partecipe la madre.

EMMA CLINE- CONCITA DE GREGORIO

Le ragazze- Cosa pensano le ragazze

Ad unire questi due libri sono solo Le ragazze nel titolo. Emma Cline ha scritto uno dei casi editoriali mondiali dello scorso anno, una storia di eccessi fatti di droghe, alcool, sesso e inibizioni perdute mentre Concita De Gregorio nel suo libro ha raccontato le storie raccolte nel corso di due anni facendo venir fuori un ritratto contemporaneo di donne di varie generazioni.

MONA ELTAHAWY- ANNA MIGOTTO & STEFANIA MIRETTI

Perché ci odiano- Non aspettami vivo

Mettendo da parte per un attimo i romanzi ecco due letture a mio avviso imperdibili. In Perché ci odiano la giornalista Mona Eltahawy racconta la condizione della donna nel mondo islamico attraverso un viaggio nei paesi africani partendo dalla sua esperienza. In Non aspettarmi vivo le giornaliste Migotto e Miretti analizzano il fenomeno dei foreign fighters, ragazzi che all’improvviso decidono di sposare la causa dell’ISIS andando a combattere per loro nella speranza che il regno da loro propugnato possa realizzarsi quanto prima.

GIACOMO MAZZARIOL- ALESSANDRA SARCHI

Mio fratello rincorre i dinosauri- La notte ha la mia voce

Nel primo un ragazzino racconta come la sindrome di down sia entrata nella sua famiglia nel momento in cui il suo fratellino Giovanni ne è nato affetto. Nel secondo il racconto di una vita stravolta da un incidente dove la protagonista perde l’uso delle gambe. In entrambi i libri (storie personali degli autori) c’è un racconto senza filtri e senza fronzoli dove non si ricorre al facile pietismo.

PS: Einaudi non mi ha pagato per fare questo post e Einaudi non mi pagherà se sceglierete di acquistare qualche libro di questa lista.

Ho letto cose…

Dopo un breve periodo in cui ho letto poco (poco per i miei standard intendo), il mese di giugno è stato un mese ricco di letture. Di solito mi sono imbattuta in post in cui si parlava del blocco del lettore dove chiedevano consigli sul come affrontarlo e superarlo. Ebbene io invece sono stata presa da una frenesia assurda: volevo leggere, volevo più tempo per leggere e volevo più libri da leggere. Curiosi di sapere cosa ho letto? Presto detto.

Il mese l’ho aperto con il libro di Pino Imperatore, Aglio olio e assassino, Dea Libri (la recensione completa la trovate sul blog), un giallo napoletano con un ispettore tornato nella sua Napoli che dovrà occuparsi di un assassinio particolare e troverà in una coppia di cuochi, padre e figlio, due validi aiuti. Come sempre nei libri di Imperatore c’è di tutto: ci si emoziona, si ride e ci scappa pure qualche bella riflessione. Finito questo mi sono dedicata esclusivamente a Un romanzo russo, Adelphi (dico esclusivamente perché è mia abitudine leggere più libri in contemporanea). Ero da tempo impaziente di cimentarmi con un libro di Carrère, autore che rimandavo da un po’. Risultato? Proseguirò senz’altro la sua conoscenza (anche in questo caso, recensione sul blog).

Dopo una lettura del genere avevo bisogno di qualcosa di più leggero ed ecco Fa troppo freddo per morire, Einaudi di Christian Frascella ed eccoci arrivati alla prima chicca che consiglio caldamente. Contrera è un ex poliziotto che abusando del suo potere è riuscito a farsi cacciare dalla polizia e si è reinventato come ispettore privato. Divorziato, una figlia che a malapena conosce, vive a casa con la sorella e ha lo studio in una lavanderia a gettoni; insomma solo questo dovrebbe farvi precipitare in libreria a prenderlo.

Finito il giallo torinese ho letto un gradito ritorno, quello di Francesco Abate e della sua mamma e dell’immancabile signora Corrias. In Torpedone trapiantati, Einaudi un gruppo di trapiantati va in gita e non mancherà niente. Abate si conferma uno scrittore capace di farti piangere dalle lacrime e dall’emozione. Proprio questo libro mi ha portato al suo precedente Chiedo scusa, Einaudi dove lo scrittore racconta attraverso il personaggio di Valter il suo calvario in attesa del trapianto e tutte le conseguenze dell’operazione. Vita e morte procedono paralleli in questo libro, una lettura che provoca mille emozioni (il pianto in primis) e tanta riconoscenza verso la vita, perché se ogni tanto pensassimo realmente a chi sta peggio e chi veramente combatte con  le unghie e con i denti contro la morte forse smetteremmo di lamentarci delle cazzate (la parolaccia è necessaria).

Tra le più belle scoperte fatte quest’anno c’è sicuramente Rosella Postorino. Da dire che io che sono affezionata ad Einaudi e in particolare a Stile Libero, la conoscevo già visto che la sua fama di editor la precede. Chissà perché non mi ero mai presa la briga di conoscerla come scrittrice, cosa che è avvenuta quest’anno grazie a quel capolavoro che risponde al nome de Le assaggiatrici, Feltrinelli. Ho poi recuperato Il corpo docile, Einaudi (stupendo anche questo) e da poco La stanza di sopra, Feltrinelli (L’estate che perdemmo Dio, Einaudi è arrivato da un paio di giorni). Storie che ti rapiscono dalla prima all’ultima riga (e che come gli altri libri di cui vi sto parlando avranno un post tutto loro per poterne parlare più approfonditamente).

Quando leggo un libro che mi piace molto tendo a recuperare quanto è stato già scritto dal suo autore, come nel caso di Peppe Fiore che dopo il suo Dimenticare, Einaudi (tra le più belle letture dello scorso anno) mi ha portata a Nessuno è indispensabile, Einaudi. Il bello è che questo libro ha atteso molto prima che lo iniziassi e una volta lette le prime pagine l’ho terminato in un paio di giorni. In un’azienda iniziano a suicidarsi uno dopo l’altro una serie di dipendenti nella quasi indifferenza dei colleghi e… (e vabbè leggete il libro che è meglio).

Anatomia di uno scandalo, Einaudi di Sarah Vaughan è stato presentato dal suo editore come come il thriller dell’estate. Un politico accusato di stupro da una sua ex amante, una moglie che crede al marito e l’avvocato d’accusa deciso a non lasciarlo impunito. Libro di forte attualità che però pecca per il ritmo, a mio parere troppo lento. Un altro libro che mi aspettava da un bel po’ era Dieci donne, Feltrinelli di Marcela Serrano, nove donne in terapia che raccontano la loro vita e i loro dolori. Non è il primo libro della scrittrice cilena che leggo e gli altri dopo i primi capitoli esaltanti tendevano a dilungarsi troppo e farmi perdere l’interesse cosa che con questo non è capitato, anzi, l’ho letto tutto d’un fiato.

Ultimo libro è stato Voi sapete. L’indifferenza uccide, La nave di Teseo di Giuseppe Civati, neanche un centinaio di pagine per un libro a cui non bisogna aggiungere niente, va semplicemente letto.

 

La Corsara. Ritratto di Natalia Ginzburg

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  • Titolo: La Corsara. Ritratto di Natalia Ginzburg
  • Autrice: Sandra Petrignani
  • Editore: Neri Pozza
  • Data di pubblicazione: 15 Febbraio 2018

Il 14 luglio 1916 a Palermo, in via Libertà 101, alle sei del mattino, ultima dopo tre fratelli e una sorella, nasce una bambina che viene chiamata Natalia come la protagonista di Guerra e Pace.

La Natalia in questione è Natalia Ginzburg, scrittrice tra le più importanti che la nostra letteratura ha conosciuto ma che per ragioni inspiegabili si tende spesso a dimenticare. Il ritratto che fa Sandra Petrignani ne La corsara edito da Neri Pozza è quanto di più completo si possa trovare sulla sua figura. Definire Natalia Ginzburg solo una scrittrice è riduttivo. Nat, come la chiamavano gli amici, è stata una scrittrice capace di spaziare tra la narrativa, la saggistica e il teatro, è stata una intellettuale le cui opinioni creavano dibattiti e discussioni stimolanti, è stata una donna impegnata politicamente e dal grande senso civico e politico e non ultimo è stata tra le figure determinanti all’ascesa della casa editrice Einaudi.

Se dal punto di vista professionale la vita di Natalia è stata costellata da soddisfazioni e successi, non si può dire lo stesso della parte privata. Natalia ha conosciuto lutti che l’hanno messa in ginocchio e che l’hanno costretta a trovare la forza di rialzarsi e ripartire, primo fra tutti quello di suo marito Leone Ginzburg da cui prenderà il nome che deciderà di tenere anche quando sposerà Gabriele Baldini.

LEONE GINZBURG

Il rapporto tra Leone e Natalia non fu solo un rapporto amoroso ma fu tanto altro. Leone fu il primo a credere nel talento narrativo della giovanissima Natalia e s’impegnò in prima persona affinché i suoi primi lavori venissero pubblicati. L’impegno politico di Leone influenzò moltissimo Nat, ecco perché dopo la morte del marito continuò ad impegnarsi dedicandosi alla vita politica del Paese tanto che nel 1983 venne eletta in Parlamento nel Partito Comunista Italiano. Quando conobbe Leone che era ospite fisso in casa Levi, Natalia pensò che non rientrava minimamente nel suo prototipo di uomo, ma questo contò bel poco visto che i due dopo una regolare corrispondenza nei periodi in cui Leone era carcere si sposarono appena lui uscì. La posizione politica di Leone condizionò il loro matrimonio tanto che quando lui fu mandato al confino lei con i figli decise di seguire il marito. Leone morì nel carcere di Regina Coeli in seguito alle torture inflitte perché si rifiutò di collaborare. La lettera che scrisse alla sua Natalia è un misto di dolcezza, malinconia, amore e drammaticità.

EINAUDI

Come già detto, Natalia Ginzburg non fu solo scrittrice, ma fu fondamentale nell’ascesa della casa editrice fondata da Giulio Einaudi e il prezioso contributo di suo marito Leone e il lavoro di Cesare Pavese. Svolse svariati ruoli nella redazione di Torino e in quella di Roma, occupandosi sia della selezione dei libri da pubblicare, sia delle traduzioni di opere straniere da proporre al mercato italiano.

GABRIELE BALDINI

Il secondo matrimonio di Natalia Ginzburg fu con Gabriele Baldini, docente universitario di letteratura inglese. Dall’unione nacquero due figli Susanna e Antonio che si aggiunsero ai tre nati dal matrimonio con Leone: Andrea, Alessandra e Carlo. Purtroppo i due bambini presentarono subito problemi di salute rilevanti; Antonio non sopravvisse a lungo e fu il secondo devastante lutto di Natalia.

NON SOLO LESSICO FAMIGLIARE

Lessico Famigliare è il libro più conosciuto di Natalia che le valse il Premio Strega nel 1963 e che può essere considerato una sorta di autobiografia visto che si concentra sulle vicende della famiglia Levi e sul delicato periodo storico in cui quelle si inseriscono. Natalia però ha una vasta produzione letteraria che comprende oltre ai romanzi, anche una serie di raccolte di racconti, saggi e opere teatrali. Il suo primo romanzo La strada che va in città lo firmò con lo pseudonimo di Alessandra Tornimparte e solo nel 1945 venne stampato con il suo nome. La tematica della memoria, l’indagine psicologica e successivamente l’impianto familiare e le sue tematiche sono i capisaldi della narrativa di Natalia Ginzburg.

Il mio è un brevissimo ritratto di una scrittrice che amo tantissimo. Il lavoro minuzioso, accurato e preciso l’ha fatto Sandra Petrignani ne La Corsara che vi invito a leggere perché Natalia Ginzburg è una personalità che merita di essere conosciuta, una scrittrice che merita di essere letta. Ho apprezzato la ricostruzione storica della sua vita, la ricchezza di particolari e dei momenti della sua vita a me completamente sconosciuti. Le pagine dedicate alla storia d’amore di Leone e Natalia tolgono il fiato dall’emozione e la cura nel raccontare le sue opere mi hanno fatto venire voglia di rileggere i suoi libri e recuperare presto quelli che mi mancano. Un libro del genere lo aspettavo da anni: grazie all’autrice per averlo scritto.

Buenos Aires, espérame.

 

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Uno dei tanti pregi dei libri è la possibilità di poter viaggiare stando comodamente sdraiati sul divano di casa propria. La Barcellona di Zàfon, la Delft raccontata da Tracy Chevalier e tante altre città che ho conosciuto grazie alle pagine dei libri letti, con la speranza un giorno di vederle con i miei occhi.

Mi sono innamorata di Buenos Aires dopo aver letto Dio si è fermato a Buenos Aires scritto a quattro mani da Marco Marsullo e Paolo Piccirillo, uscito per Laterza nell’ottobre del 2014. Prima l’Argentina e la sua capitale erano per me mete come tante, di cui sapevo poco e ignoravo molto. Quando il loro libro mi è capitato tra le mani e ho iniziato a leggerlo ne sono stata completamente rapita e in un attimo con la testa ero tra i barrios di Buenos Aires, magari seduta a un tavolo a bere un mate e a gustare les empanadas.

Buenos Aires me la immagino come una città in costante fermento, ricca di storia e cultura, di artisti e scrittori. Le strade di Buenos Aires ormai sono le mie viscere, scriveva Jorge Luis Borges (probabilmente lo scrittore porteños più conosciuto) ne “Le strade“, uno dei suoi componimenti più belli, una vera e propria dichiarazione d’amore per la sua città (ad essa ha dedicato anche Fervore di Buenos Aires, edito Adelphi).

Buenos Aires e la letteratura, Buenos Aires e i libri, binomi inscindibili. Come scrive Piccirillo, a Buenos Aires c’è la avenida Santa Fè che unisce l’avenida 9 de Julio, il Cerrito e la avenida del Libertador a quello che è il quartiere più grande ed importante della città: Palermo.

Nei pressi del giardino botanico a pochi passi da Plaza Italia, c’è una specie di mercatino permanente che occupa un centinaio di metri del marciapiede al centro della strada […] All’ingresso c’è scritto Feria Del Libro e sull’ala aperta di una bancarella c’è la faccia di Julio Cortazar.

Dopo la prima tappa al mercatino di libri che noi fervidi lettori non possiamo lasciarci sfuggire, proseguiamo verso Plaza de Mayo, luogo rappresentativo della città e simbolo dell’indipendenza dalla Spagna e dove si riuniscono le madri dei desaparecidòs per ricordare i figli uccisi o scomparsi durante la dittatura dal 1976 al 1983. Presente en la plaza la Casa Rosada (sede degli uffici della Presidenza della Repubblica) dove un tempo di affacciava Evita Peron per parlare al suo popolo.

Particolarità negativa di questa piazza è, come scrive Marsullo:

Grate nere alte un paio di metri, sono fissate sull’asfalto a mo’ di gabbia. Alcuni varchi al centro della piazza sono aperti per lasciar passare le persone, ma è chiaro che, in un attimo, la polizia può scegliere di recintare il perimetro per non lasciar passare nessuno e proteggere la Casa Rosada e, più avanti ancora altri edifici del Governo argentino. Spaventoso, a osservarlo. Ancora più terrificante a pensarlo. Pensare che da queste parti la gente venga chiusa in gabbia, tenuta a bada come bestie feroci, addomesticata con la forza e mai con la parola. Spaventoso pensare che il Governo argentino abbia talmente tanto timore delle rappresaglie furiose che l’unico modo per salvarsi la vita, prima che il potere, sia questo. Gabbie. Ferro.

Tornando ad Evita Peron, prossima tappa è il Cimitero della Recoleta, definito tra i più belli al mondo dove Maria Eva Duarte de Peron riposa (vi invito a leggere Santa Evita edito SUR di Tomàs Eloy Martinez, il romanzo più tradotto della storia della letteratura argentina).

Il rapporto politica-Stato è stato un rapporto complicato e sofferente, vista la travagliata storia civile dell’Argentina. L’emblema di tutto ciò è l’ESMA, la Escuela Superior de Mecànica de la Armada, scuola militare argentina, teatro per lungo tempo delle torture di chi veniva imprigionato.

Una volta dentro non si esisteva più, non si era né vivi né morti, si diventava desaparecidòs […] Oggi la ESMA non è più la scuola che era, è un museo della memoria.

E dire che il Presidente della Repubblica Carlos Menem voleva distruggerlo e far erigere un monumento dedicato al popolo argentino che però si oppose fermamente. Non era distruggendo la storia che si mostrava rispetto, anzi, il ricordo di quella parte orribile di passato doveva restare, magari per evitare di ripeterlo (se volete approfondire, vi consiglio il libro di Rodolfo Walsh, Operazione Massacro edito La Nuova Frontiera; Walsh dopo questo libro è entrato nel lungo elenco dei desaparecidòs).

Autori che nei propri libri provarono ad accennare alle torture venero censurati e di conseguenza costretti a lasciare il proprio Paese. Uno degli esempi è quello di Manuel Puig. Il suo The Buenos Aires Affair del 1973 nonostante la ristampa immediata che significava ottimo apprezzamento da parte dei lettori, venne prima redatto togliendo le parti censurate, poi ritirato e mandato direttamente al macero. Dopo varie minacce Puig decise di lasciare l’Argentina e per anni fu un autore vietato che decise di non rimettere piede in terra natia neanche dopo la fine del regime. Di Manuel Puig consiglio vivamente il suo bellissimo e struggente Scende la notte tropicale, Sellerio.

Per alleggerire un po’ il nostro percorso, altra tappa, per amanti del calcio e non, è lo stadio de La Bombonera.

La Bombonera è un’esperienza di odori e immaginazione. In questo stadio, Diego Armando Maradona, è stato contemporaneamente tifoso e calciatore. Condottiero e falange oplitica. Padrone e schiavo di se stesso. Perché l’anno in cui Maradona giocò con Boca Juniors da queste parti se lo ricordano bene, e mentre cammini tra gli spalti, negli spogliatoi, nei cunicoli dell’impianto, lo senti, l’odore.

Libri citati:

PS: su GoodBook troverete un bel po’ di post di amiche blogger che vi faranno girare il mondo, non perdeteli.

(Questo post è presente anche su GoodBook)

Il purgatorio dell’Angelo

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  • Titolo: Il purgatorio dell’angelo. Confessioni per il commissario Ricciardi.
  • Autore: Maurizio de Giovanni
  • Editore: Einaudi (Stile Libero)
  • Data di pubblicazione: 28 Giugno 2018

Ho appena letto l’ultima riga. Metabolizzo il finale e appena chiudo il libro penso che il prossimo sarà l’ultimo e rifletto sul fatto che fra un anno non sarò pronta a lasciare il commissario Luigi Alfredo Ricciardi.

L’ho conosciuto cinque anni fa per caso, io non amante dei gialli che però decisi di dare una possibilità a questo commissario di cui tutti parlavano. È bastato un libro a far scattare l’amore, un libro a farmi precipitare a comprare gli altri per mettermi subito in pari. Oggi, dopo cinque anni e dopo undici libri spero ancora che il prossimo non sia l’ultimo e che magari il suo creatore Maurizio de Giovanni lo farà ritornare quanto prima possibile.

È tempo di confessioni e non solo per il commissario Ricciardi. Padre Angelo è stato ucciso con un colpo alla testa in un posto di Napoli che può essere considerato un paradiso terrestre: Posillipo. Padre Angelo, un gesuita settantenne, amato e stimato da tutti per la sua bontà d’animo, per il suo amore verso il prossimo, per il suo mettersi sempre a disposizione di chi soffre e cercare di alleviare le pene di chi andava da lui per confessarsi. Era un confessore, ascoltava i peccati altrui e lo assolveva. Per il commissario Ricciardi, fermamente ateo, la confessione era una pratica difficile da comprendere. Vorrebbe avere la forza di confessare il suo dolore, vorrebbe confessare l’inferno che vive sulla sua pelle da quando da bambino vide quel morto recitargli le ultime parole, ma sa che nessuno può accogliere le sue confessioni e nel suo inferno quotidiano non intende portarci nessuno.

La sua Enrica vuole proteggerla il più possibile e ora che le cose tra i due sembrano andare bene dopo il permesso del padre di lei di frequentarsi alla luce del sole, la malinconia torna ad affliggere il commissario. Quale futuro potrà mai offrire alla sua amata se non un futuro di pazzia? La stabilità di un matrimonio e magari di una famiglia con figli non è qualcosa che Ricciardi reputa adatti alla sua vita e trascinare nella sua follia Enrica non sarebbe giusto come non è giusto illuderla che questo possa accadere: se ami una persona la proteggi anche se significa provarti dell’unico amore della tua vita.

È tempo di confessioni. Per il duca Carlo di Marangolo le ore sono contate e quindi non c’è giusta occasione per confessare il suo amore a Bianca, l’unica donna mai amata, la sola desiderata con garbo e discrezione, sempre stando da parte salvo intervenire nei momenti di maggiore difficoltà. Per Bianca, da sempre consapevole dei sentimenti del duca, Carlo era la bussola per non impazzire, la roccia a cui aggrapparsi nei momenti di difficoltà non solo economici a cui si era abituata e a cui aveva reagito con la classe che la contraddistingueva, ma soprattutto per le difficoltà personali. Un ambiente snob come quello aristocratico si beffava di lei ricamando chissà che trame su quella che per Bianca era solo amicizia, ma per altri era chiaramente una tresca clandestina.

È tempo di confessioni per il brigadiere Maione. Quel nuovo agente Felice Vaccaro aveva fatto breccia in Raffaele che lo aveva preso sotto la sua ala protettiva. Era troppo in gamba quel giovanotto sveglio e pronto all’azione, con gli occhi vispi e un sorriso che gli ricordavano l’amato figlio Luca, perso troppo presto e la cui assenza in famiglia si faceva sentire, specie per sua moglie Lucia.

La saga di Ricciardi si avvia verso la sua conclusione. Il prossimo libro metterà la parola fine a uno dei personaggi più amati ed apprezzati del panorama narrativo italiano. Già mi immagino lettori che si strappano i capelli, petizioni online per impedire che finisca sul serio e appostamenti sotto casa dell’autore per convincerlo a fargli cambiare idea. Isterismi e scherzi a parte vedendo il percorso compiuto dal commissario e la sua evoluzione e maturazione è probabilmente la scelta giusta chiudere e farlo adesso. Nei personaggi seriali il rischio di apparire ripetitivo e prevedibile è sempre dietro l’angolo così come la possibilità di annoiare il lettore con vicende trite e ritrite, quindi è giusto salutare il commissario Ricciardi e perché no, augurargli un finale in cui fatta pace con i suoi demoni riesca ad esser felice con la donna che reputerà giusta al suo fianco. Tanto potrà sempre tornare, almeno è questa la speranza che voglio avere.

Arrivederci commissario Luigi Alfredo Ricciardi, ti aspetto alla prossima ultima indagine.

PS: succederà quello che deve succedere, io sarò sempre #TeamBianca.

Un romanzo russo

un romanzo russo

  • Titolo: Un romanzo russo
  • Autore: Emmanuel Carrère
  • Editore: Adelphi
  • Data di pubblicazione: 8 Maggio 2018

Premessa necessaria: certi autori mi intimoriscono. Vi sembrerà assurdo, ma di alcuni libri non mi sento all’altezza. Li capirò? Sono troppo complicati per me? Starete ridendo, forse, mi giudicherete pazza, di sicuro. Emmanuel Carrère è quel genere di autore che rientra nella categoria “autore da me temuti”, ma che al tempo stesso non vedevo l’ora di affrontare. Qualche anno fa mi ero approcciata a Limonov, poi come spesso mi capita, presa da altre letture l’ho riposto e mai più ripreso.

La seconda chance me l’ha data l’Adelphi con Un romanzo russo, chance che questa volta ho deciso di prendere come si deve. Confesso: non è stata una lettura semplice, nel senso che questo libro necessita di una mente più sgombra del solito (e soprattutto con nessun altro libro in lettura in contemporanea). Le storie però quando sono scritte magistralmente non possono spaventare e quindo una volta entrata nell’universo di Carrère non ne sono uscita sino a lettura terminata.

Mi dico che sì, racconterò un’ultima storia di prigionia, e sarà anche la storia della mia liberazione.

Ad Emmanuel affidano un reportage su un prigioniero di guerra ungherese, creduto morto da tutti e che invece era in un ospedale psichiatrico. Di lui dall’oggi al domani non si ebbero più tracce, era letteralmente scomparso. Questo episodio evoca nello scrittore una storia a lui familiare. Sua madre infatti aveva perso il padre in circostanze simili; non era morto, ma era scomparso, forse ucciso perché collaborazionista.

 È il segreto di mia madre, il fantasma che ossessiona la mia famiglia.

La madre, di origini russe, di quella storia non ne aveva mai voluto parlare, né tanto meno avrebbe acconsentito che fosse il figlio a farlo. Quella era la sua storia, i suo dolore e il grande segreto che si portava da sempre, ma lui il divieto della madre decide di scavalcarlo, perché ha la necessità di scavare a fondo, capire di più la storia del nonno e provare ad esorcizzarla, perché ha segnato negativamente la vita della madre, la sua e probabilmente continuerà a segnare anche quella dei figli e delle generazioni a venire.

Parallela a tutto questo, la storia d’amore con la sua Sophie, una storia passionale destinata a degenerare. Emerge in questa storia l’animo più egoista dello scrittore, innamorato perso della sua fidanzata che però non reputava all’altezza della sua compagnia d’amici, troppo intellettuali ed acculturati per poter apprezzare una ragazza semplice come Sophie. Dopo l’idillio iniziale il suo rapporto con Sophie entrerà in un turbine di bugie, tradimenti e colpi bassi inferti da entrambi.

L’ambizione di parlare correttamente il russo per interpretare bene quei segreti a lui resi inaccessibili e soprattutto sinonimo di appartenenza a una cultura, quella dei suoi familiari, di cui vorrebbe far parte. Un romanzo russo di Emmanuel Carrère è un romanzo complesso dove si mescola reportage, giallo e amore, un racconto di un viaggio che vuole essere una riconciliazione con quel passato che tanto ha determinato l’esistenza del protagonista e della sua famiglia.

Aglio, olio e assassino

aglio olio e assassino

  • Titolo: Aglio, olio e assassino
  • Autore: Pino Imperatore
  • Editore: DeA Planeta
  • Data di pubblicazione: 29 Maggio 2018

Italiani, popolo di santi, poeti, navigatori e scrittori di gialli al punto che chi scrittore di gialli non lo era lo diventa. È il caso di Pino Imperatore che dopo averci raccontato la camorra e il terrorismo, decide di creare un ispettore tutto suo, visto che nel panorama nazionale letterario ce ne sono pochi. Ironia a parte, quello scritto da Pino Imperatore non è un giallo canonico stile Agatha Christie o George Simenon, né un giallo sentimentale scuola Maurizio de Giovanni; quello di Pino Imperatore è un giallo napoletano e non poteva essere altrimenti.

L’ispettore Gianni Scapece dopo anni di servizio fuori Napoli decide di tornare a lavorare nella sua città natale, lasciata perché l’assenza dei genitori venuti a mancare a poca distanza l’uno dall’altro era pesante da sopportare. Stare lontano da Napoli però pure è difficile e quindi ora che il tempo ha attutito il dolore Gianni è pronto a tornare e a prestar servizio nella sia città, nel nuovo commissariato di Mergellina.

Il primo caso a cui si ritrova a lavorare è un caso sui generis, non tanto per le modalità (un giovane accoltellato), quanto per come il cadavere viene fatto ritrovare, ossia decorato con aglio, una padella piena d’olio e peperoncino. Una rapina finita male è da escludere a priori, questa è l’opera di un pazzo che tanto pazzo poi non è visto che ha elaborato tutto nei minimi dettagli. In soccorso di Gianni, oltre al commissario suo superiore, accorrono anche i due proprietari della trattoria Parthenope: Ciccio e Peppe Vitiello. La trattoria è uno dei posti più rinomati non solo di Napoli, ma di tutta la regione, grazie al fatto che alla tradizione è stata affiancata la sperimentazione dei nuovi sapori, il tutto senza mai abbandonare l’essenza della cucina napoletana (sarebbe un sacrilegio che Nonno Ciccio non tollererebbe).

Padre e figlio conquistano subito le simpatie dell’ispettore che in trattoria subito si sente uno di casa e torna a respirare quell’aria di famiglia che lui ha perso troppo presto; aggiungiamo che la figlia di Peppe, Isabella, cattura subito l’attenzione dell’imperterrito scapolo Gianni e la storia si scrive da sola.

Pino Imperatore con questo libro si è messo alla prova con qualcosa di nuovo rispetto a ciò a cui i suoi lettori sono stati abituati. La sua ironia e il suo umorismo non li ha riposti in un cassetto per far spazio al giallo classico, anzi, le caratteristiche del suo stile che abbiamo conosciuto e apprezzato le ha messe al servizio della storia producendo un risultato niente male. Funziona tutto. L’ispettore Gianni Scapece, il commissario, la famiglia Vitiello e tutto il team della Parthenope, sono personaggi a cui vuoi subito bene e che non vedi l’ora di rivedere. Altro marchio di fabbrica di Pino Imperatore è Napoli, non una città buttata lì per caso a fare da splendida cornice alla storia, piuttosto una Napoli da scoprire volta per volta, tassello dopo tassello, raccontato attraverso i suoi gioielli artistici e i suoi magnifici monumenti, soprattutto quelli meno conosciuti ai più e che in queste pagine vengono descritti nei minimi dettagli. I libri di Pino Imperatore io li ho usati come mia guida personale, ho visitato il Cimitero delle Fontanelle dopo che ne aveva parlato in Bentornati in casa Esposito, sono tornata al Duomo per cogliere i particolari che mi erano sfuggiti dopo la bellissima descrizione che ne fa in Allah, San Gennaro e i tre kamikaze e ora mi sono segnata la chiesa di Santa Maria del Parto a Mergellina.

A questo punto l’unica speranza è di vedere tornare al più presto tutta la banda alle prese con una nuova indagine.

(Questo post è presente anche su Idea Napoli)

 

Se vuoi vivere felice

se vuoi vivere felice

  • Titolo: Se vuoi vivere felice
  • Autore: Fortunato Cerlino
  • Editore: Einaudi
  • Data di pubblicazione: 24 Aprile 2018

Quando hai dieci anni e vivi in una famiglia dalle condizioni precarie dove la parola povertà non la dici ma la sussurri, la felicità tocca inventartela.

Quando hai dieci anni e la conoscenza della tua città è relegata al quartiere in cui vivi e da cui raramente esci, sogni di andartene il prima possibile per essere felice e avere una vita migliore di quella che al momento i tuoi genitori, tra mille sacrifici, ti stanno offrendo.

Fortunato ha dieci anni, una fame insaziabile, un po’ perché sei in quell’età in cui stai crescendo e la fame è la costante delle tue giornate e un po’ perché in una famiglia che comprende madre, padre, quattro figli, uno in arrivo, una nonna e uno stipendio scarso, ti devi accontentare di quello che trovi nel piatto e non puoi lamentarti perché saresti un altro pensiero in una famiglia che di pensieri ne ha fin troppi.

Vivere a Pianura non è semplice, d’altronde un quartiere soprannominato Far West non fa presagire agio e tranquillità. A Pianura un ragazzino dell’età di Fortunato ha due tipi di destini: o studia o finisce con una pistola in tasca (e usarla il prima possibile). Dire questo significa ammettere che il posto dove nasci determini chi sei, superficiale ma a volte corretto (purtroppo) specie se nasci in un posto come Pianura dove l’unica realtà che conosci sono i ragazzini che si atteggiano a boss di quartiere, il sangue che macchia le strade e i cadaveri per terra coperti da lenzuola.

Fortunato probabilmente è l’eccezione, sa che quella non è la fine che vuole fare. Va bene a scuola e ha una maestra che lo incoraggia a continuare gli studi, ha una bella voce e alla pistola in tasca preferisce di gran lunga un microfono in mano e magari un giorno diventerà un cantante neomelodico, uno di quelli che si vedono nelle trasmissioni delle emittenti regionali che vengono trattati da veri e propri divi e vengono richiesti alle comunioni e ai matrimoni preferendoli ai cantanti conosciuti a livello nazionale. Potrebbe fare l’attore, anche quello non sarebbe male, a pensarci bene…

Fortunato Cerlino, il don Pietro Savastano della celebre serie tv Gomorra, alla sua prima prova da scrittore decide di affidare la narrazione al sé stesso bambino, per ripercorrere la sua infanzia e la prima adolescenza, facendo i conti con le mancanze vissute sulla propria pelle come la povertà, la mancanza di lavoro e la violenza sempre presente tanto da essere protagonista e normalità. Una violenza che per chi in quelle zone non ha mai vissuto è difficile da comprendere, un degrado civile e culturale che sfocia nel più pericoloso dei modi, che sicuramente non appartiene solo alla Napoli periferica ma che negandola o trattandola in maniera superficiale danneggia la città stessa (della serie, non è nascondendo i problemi che questi si risolvono).

Avendo come molti associato Cerlino alla figura inquietante e violenta del boss Savastano, vederlo in questa veste malinconica mi ha fatto un certo effetto. Se vuoi vivere felice racconta una storia di riscatto personale e di crescita, una storia dove il male non prevarica il bene. All’autore rimprovero solo il tono eccessivamente serioso che ha scelto per raccontare (e raccontarsi) che rende la narrazione a tratti pesanti e danneggia la buona riuscita del libro, ma alla prima prova gli errori si perdonano, alla seconda tiriamo le somme.

(Questo post è presente anche su Idea Napoli)

#VogliamoLeggere #BlogNotesMaggio

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Il Maggio dei Libri continua e questa settimana la tematica scelta è #VogliamoLeggere. Proprio all’inizio dell’anno feci una sorta di buono propositi in fatto di libri e potrei dirvi quali ho messo in atto e quali no, ma i bilanci vanno fatti a fine anno e quindi portate pazienza ancora per un bel po’.

Collegandomi al bellissimo post di Nereia sul suo LibrAngolo Acuto  ho provato a ragionare su cosa mi aspetto dai libri e cosa voglio leggere io. Pronti? Ecco la mia lista.

  • Voglio leggere storie capaci di catturarmi dalla prima all’ultima riga, un libro da cui non voglio staccarmi fino a quando non l’ho portato a termine, un libro capace da farmi venire gli occhi rossi e stanchi e che nonostante questo non mi fa interrompere la lettura;
  • Voglio leggere storie audaci e rischiose e voglio autori che si mettano in discussione, abbandonando la loro comfort zone abituale per stupirci del tutto. Non so voi, ma io sono stanca di storie che si somigliano, di tematiche trite e ritrite che sembrano essere affrontate tutto dallo stesso punto di vista. La bellezza dei libri è questa, autori capaci di portarti lì dove nessun altro ti aveva ancora portato prima;
  • Voglio leggere storie capaci di andare più a fondo. Quello che noto è che gli autori molte volte restano in superficie, quasi come se dovessero svolgere il compitino per arrivare alla sufficienza. Saranno anche storie belle, ma sono storie che dopo un po’ le dimentichi. Emil Cioran diceva «un libro deve frugare nelle ferite, anzi deve provocarle, un libro deve essere un pericolo», molti dei libri d’oggi a stento ti graffiano;
  • Voglio leggere storie meno prevedibili. Avete presente quella sensazione di quando siete a metà libro e avete capito già come si evolverà il tutto? È la stessa sensazione di quanto intuite l’assassino già prima che il delitto sia avvenuto. Ricordatevelo: quando il lettore anticipa l’autore il libro ha toppato;
  • Voglio scoprire un nuovo autore e voglio innamorarmene follemente così da recuperare tutto ciò che ha scritto fino ad oggi e voglio stupirmi di ogni nuova scoperta fatta su di lui;
  • Voglio trovare il tempo di leggere i libri acquistati da tempo e che mi riprometto sempre di iniziare (tipo Dieci donne di Marcela Serrano, Prima che sia notte di Reinaldo Arenas, L’incolore tazaki tsukuru e i suoi anni di pellegrinaggio di Haruki Murakami…);
  • Voglio trovare il tempo di proseguire le letture iniziate e che per svariati motivi ho dovuto interrompere e che non ho più ripreso (tipo Ipotesi di una sconfitta di Giorgio Falco, L’amore prima di noi di Paola Mastracola, Nessuno è indispensabile di Peppe Fiore…);
  • Voglio leggere alcuno di quei classici indispensabili nella formazione di un lettore che mi intimoriscono perché penso sempre di non capirli e di non esserne all’altezza (come Anna Karenina di Lev Tolstoj, Don Chisciotte della Mancia di Miguel de Cervantes, Delitto e Castigo di Fëdor Dostoevskij);
  • Voglio leggere anzi voglio rileggere alcuni dei libri che più mi sono piaciuti nel corso degli ultimi anni perché sono sicura che li leggerei diversamente e potrei cogliere delle sfumature che alla prima lettura mi sono sfuggite (tipo Il maestro e Margherita di Bulgakov, 1984 di Orwell, Lessico Famigliare della mia amata Natalia Ginzburg).

Insomma sono tante le cose che #VoglioLeggere e sono tante le cose che mi aspetto dai libri. Ora aspetto voi: cosa volete leggere?

Vi ricordo la fantastica squadra di blogger che compongono il #BlogNotesMaggio che sta arricchendo il Maggio dei Libri con i libro interventi.

Angela, Angela Cannucciari (Youtube)
Maria, @mariadicuonzo1 (Twitter)
Giada, Dada Who? (Youtube)
Paola, @paolacsaba (Twitter)
Selvaggia,  SelvaggiaAngelica (Youtube)

A spasso per Napoli #BlogNotesMaggio

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Napoli ho imparato a conoscerla quando a diciannove anni ho iniziato a frequentare l’università e per molto tempo, quasi mi vergogno a dirlo, la mia conoscenza di Napoli era limitata al tragitto stazione-università. Piano piano presi l’abitudine di allontanarmi dalla facoltà e a fare la turista scoprendola di volta in volta e oggi sono una ragazza di provincia che appena può prende il treno e vado ad immergermi completamente in questa splendida metropoli che sì, avrà tutti i problemi che conosciamo ma è e resta una delle più belle città del mondo (sono di parte? certo che lo sono).

Le bellezze di Napoli non si contano, è una città ricca di storia, cultura, arte, magnifici monumenti, piazze splendide, tantissimi musei e panorami mozzafiato (il mio preferito è quello visibile da Castel dell’Ovo), poi se iniziamo a parlare della Napoli gastronomica non ce ne usciamo più (vorrei dirvi dove ho mangiato la pizza migliore a Napoli ma io in ogni pizzeria di Napoli ho mangiato la pizza migliore della mia vita). Mettiamo per puro caso che tre kamikaze scelgano Napoli per compiere un attentato (toccate il corniciello, mi raccomando). Secondo voi riusciranno nell’impresa o si faranno coinvolgere dal tipico atteggiamento napoletano integrandosi a tal punto che ne combineranno una dietro l’altra e di questo attentato non si avrà mai notizia? Napoli è una città che si difende da sola grazie agli imprevisti che crea, quindi non ha bisogno manco dell’esercito per far fronte ai problemi, anche al kamikaze più devoto alla causa passerà la voglia di far saltare in aria tutti dopo un viaggio sulla Circumvesuviana. Non voglio dirvi molto però, ci ha pensato Pino Imperatore nel suo “Allah, San Gennaro e i tre kamikaze” a mettere su una storia dove si scherza con quella che è diventata la paura dei nostri giorni e accanto al divertimento e all’ironia pura ha ribadito la bellezza di Napoli e la ricchezza di questa città.

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Niente di meno che Feisal, uno dei tre attentatori, dopo aver assistito al miracolo della liquefazione del sangue di San Gennaro, nelle sue preghiere ha sostituito Allah col patrono partenopeo. Il miracolo del sangue è un appuntamento molto sentito dai napoletani che tre volte all’anno si recano presso il Duomo e fiduciosi attendono la liquefazione del sangue. Se si scioglie è positivo per la città e i suoi abitanti, se non si scioglie è considerato nefasto e le conseguenze potrebbero essere negative. Nel 1939 ad esempio non si sciolse e iniziò la seconda guerra mondiale e nel 1980 e ci fu il terremoto in Irpinia. Potrebbero essere coincidenze però come direbbe Eduardo De Filippo: essere superstiziosi è da ignoranti, ma non esserlo porta male.

Il Duomo di Napoli in pieno centro storico dichiarato Patrimonio dell’Unesco è la chiesa più importante di Napoli, voluta da Carlo I durante il periodo del suo regno angioino e i lavori per la realizzazione continuarono durante il periodo di Carlo II e Roberto I. Nel corso del tempo è stato sottoposto a numerosi restauri in seguito ai danni provocati dalle diverse eruzioni del Vesuvio e dai terremoti, in particolare quello del 1349 fece crollare l’originale facciata.

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Poco distante dal Duomo, passando per Spaccanapoli si arriva alla Cappella di Sansevero. Quando Feisal (sempre lui) entra nella cappella viene completamente trasportato in una dimensione di meraviglia. Tra l’altro la nascita della Cappella ha una sua leggenda. Pare che un uomo arrestato ingiustamente passando in catene per Piazza San Domenico Maggiore vide crollare una parte del muro del palazzo della famiglia Di Sangro e tale crollo lasciò scoperto un ritratto della Vergine. L’uomo fece un voto: se le accuse fossero cadute avrebbe portato un’iscrizione e una lampada. Tutto ciò accadde, la voce si diffuse e il luogo divenne meta di pellegrinaggio. Alla Madonna si rivolse anche Giovan Francesco Di Sangro che scampò a una malattia e per ricambiare la grazia ottenuta fece costruire la prima cappella. Ciò che però di meraviglioso ha la Cappella di Sansevero è la statua del Cristo Velato una statua di marmo scolpita a grandezza naturale, rappresentante Nostro Signore Gesù Cristo morto, coperto da un sudario trasparente realizzato dallo stesso blocco della statua. Se andate a Napoli non perdetevelo, è un’esperienza straordinaria.

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Sempre Feisal una volta di fronte al Maschio Angioino provò la sensazione che aveva provato la prima volta che aveva visto una moschea: totale stupore. Il Maschio Angioino è conosciuto dai napoletani anche come Castel Nuovo perché nacque proprio per essere differenziato dai due già esistenti: Castel dell’Ovo e Castel Capuano. Carlo I D’Angiò ne commissionò la realizzazione anche se a causa della sua morte non poté vederlo finito. Suo figlio si trasferì nel castello e lo adattò alle sue esigenze. Oltre ad essere dimora reale, negli anni il Maschio è stato uno dei fulcri culturali ospitando letterati come Francesco Petrarca e Giovanni Boccaccio. Nel corso del tempo il Maschio divenne semplice presidio militare, complice il fatto che nuove realtà stavano sorgendo nei dintorni, come Palazzo Reale e la Reggia di Capodimonte. Anche il Maschio non è esente da una leggenda di cui se ne sono occupati anche Benedetto Croce e Alexander Dumas. Pare che la Regina Giovanna utilizzasse la fossa contenente un coccodrillo per disfarsi dei suoi amanti.

Insomma Napoli è un museo a cielo aperto che non smette mai di stupire.

Come sempre vi invito a seguire il #BlogNotesMaggio relativo al Maggio dei Libri. Ci stiamo divertendo a raccontarci attraverso i nostri amati libri e tutti gli interventi del #BlogNotes sono interessanti oltre che preziosi.

Per la tematica del Patrimonio Europeo sono partita dal libro di Pino Imperatore Allah, San Gennaro e i tre kamikaze che vi consiglio assolutamente.