Ad Agosto Rileggo #4

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Concita De Gregorio- Cosa pensano le ragazze (Einaudi)

Io non capisco le donne è una frase che sento spesso. Capire le donne è facile, basta farle domande e ascoltarle. Non è poi così complicato, davvero. Certo le donne hanno un livello di complessità più alta rispetto agli uomini e forse è proprio questo che le rende più interessanti. Di sicuro è questo che ha spinto Concita De Gregorio nel formulare l’idea del suo libro “Cosa pensano le ragazze”… (continua a leggere la recensione)

Ester Viola- L’amore è eterno finché non risponde (Einaudi)

Olivia Marni è un avvocato divorzista che lavora in un prestigioso studio legale di Napoli e oltre a dover fare i conti con la fallimentare situazione amorosa dei suoi assistiti deve vedersela anche con la sua… (continua a leggere la recensione)

Marco Peano- L’invenzione della madre (Minimum fax)

Si è mai preparati alla morte? La domanda arriva a fine lettura, chiedendoci se e come ci si possa preparare ad un evento del genere. Consapevoli di non essere immortali e doverci fare i conti tutti, nessuno è mai preparato alla morte. Non ci sono istruzioni per l’uso e non hanno ancora stilato il decalogo delle dieci regole per prepararsi meglio a morire. Quindi la risposta è no. Non è pronto chi ha avuto sentenza di morte e non lo è chi accanto al proprio caro è deciso a vivere con lui quell’incubo… (continua a leggere la recensione)

Paolo Piccirillo- La terra del sacerdote (Neri Pozza)

La terra Agapito l’ha ottenuta da Mariano promettendogli che non avrebbe mai rivelato i suoi segreti. Nonostante il suo costante impegno, il terreno che lui ha ricevuto anni prima, non dà né frutta né verdura, e quel poco che riesce a coltivare non è dei migliori… (continua a leggere la recensione)

Agota Kristof- Trilogia della città di K (Einaudi)

In un Paese occupato dalle armate straniere, due gemelli, Lucas e Klaus, scelgono due destini diversi: Lucas resta in patria, Klaus fugge nel mondo cosiddetto libero. E quando si ritroveranno, dovranno affrontare un Paese di macerie morali.

Jean Michel Guenassia- Il club degli incorreggibili ottimisti (Salani)

Parigi dei primi anni Sessanta. Il mondo ha da poco messo da parte la seconda guerra mondiale e mentre la Francia è impegnata in un nuovo conflitto contro l’Algeria, l’Europa è stata divisa dal muro di Berlino che ha creato una vera e propria divisione anche dal punto degli ideali contrapponendo il capitalismo al comunismo… (continua a leggere la recensione)

Tommaso Pincio- Panorama (NN Editore)

Ottavio Tondi non è lettore bensì il lettore, colui che ha impostato la sua vita su questa arte, perché di arte si tratta; una persona che legge perché non può farne a meno, ma che non utilizza la lettura per altri fini; non è un critico che dopo aver letto un libro scriverà la recensione sulle pagine culturali di un giornale, non è un editore alla ricerca dell’ennesimo best seller da pubblicare, non è un lettore che un giorno sogna di vedere il suo nome stampato sulla copertina di un libro… (continua a leggere la recensione)

Ad Agosto Rileggo #3

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Maurizio de Giovanni- Serenata senza nome (Einaudi)

Finalmente dopo un anno di trepidante attesa è tornato e noi lettori ormai ribattezzati ufficialmente de Giovanners non stiamo più nella pelle. I libri di de Giovanni li aspetti con la stessa impazienza con cui aspetti un temporale in una giornata di caldo afoso o come gli studenti aspettano il suono della campanella l’ultimo giorno di scuola. I libri di de Giovanni li aspetti, li divori e poi passi il tempo ad aspettare il prossimo. E’ un circolo vizioso sintomo di de Giovannes fever… (continua a leggere la recensione)

Nadia Terranova- Gli anni al contrario (Einaudi)

Anni ’70 quelli della contestazione giovanile dove si scendeva in piazza perché negli ideali si credeva veramente e fortemente e si sperava che il cambiamento ci potesse essere davvero. E’ in questo contesto che si incontrano Aurora e Giovanni, due giovani provenienti da famiglie con ideali in netta opposizione… (continua a leggere la recensione)

Mona Eltahawy- Perché ci odiano (Einaudi)

Fatemi il nome di un Paese arabo, e vi reciterò una litania di abusi commessi contro le donne di quel Paese in quel Paese, abusi alimentati da un cocktail velenoso di cultura e religione che in pochi sembrano disposti a non bere, nel timore di risultare offensivi e blasfemi… (continua a leggere la recensione)

Maria Perosino- Le scelte che non hai fatto (Einaudi)

E se… Tutto il senso di questo libro si potrebbe racchiudere in due semplici paroline, tre lettere: e se. Quante volte ci ritroviamo davanti a una scelta, importante o meno che sia, e quante volte ci capita poi di ritornare indietro con la memoria e provare a immaginare cosa sarebbe stato della nostra vita nel momento in cui avremmo optato per l’altro… (continua a leggere la recensione)

Giuliano pesce- Io e Henry (Marcos y Marcos)

Tagliaferro è un giornalista. Non particolarmente ambizioso, ma uno con il fiuto per una buona notizia. Da quando sua moglie lo ha lasciato dopo due anni di matrimonio per mettersi con filosofo francese, la vita di Tagliaferro ha subito un cambio drastico, in negativo. La Strega si è portata con sé tutte le sue ragioni di vita e a lui non resta che trascinare la sua esistenza giorno dopo giorno. Una delle prime cose a risentirne è stato il lavoro, svolto il minimo sindacale per permettergli di portare a casa lo stipendio… (continua a leggere la recensione)

Antonio Tabucchi- Sostiene Pereira (Feltrinelli)

Agosto 1938. Un momento tragico della storia d’Europa, sullo sfondo del salazarismo portoghese, del fascismo italiano e della guerra civile spagnola, nel racconto di Pereira, un testimone preciso che rievoca il mese cruciale della sua vita.

Elisabetta Bucciarelli- La resistenza del maschio (NN Editore)

L’Uomo e sua Moglie da una parte. Emme ed Effe dall’altra. Chiara, Marta e Silvia nel centro. Tre storie che scorrono parallele ma che sono destinate se non ad incontrarsi a sfiorarsi e mischiarsi più volte durante la narrazione. Procediamo con ordine… (continua a leggere la recensione)

Ad Agosto Rileggo #2

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Domenico Starnone- Lacci (Einaudi)

Un assioma del matrimonio o di un semplice rapporto di coppia dovrebbe essere questo: ci piacciamo, ci scegliamo e nessun altro dovrebbe intromettersi in tale rapporto. L’amore non è un ragionamento matematico dove tutto ha una spiegazione razionale; in amore basta una terza persona che si intromette e distrugge in un attimo ciò che due hanno costruito e tenuto in piedi in un delicato equilibrio per anni… (continua a leggere la recensione)

Marco Marsullo- I miei genitori non hanno figli (Einaudi)

Un figlio che prova a fare il genitore e due genitori che la genitorialità l’hanno esercitata poco nel corso degli anni. Una madre che si divide tra viaggi sciamanici e fidanzati improponibili ai più, un padre esiliato in campagna con la passione dei cani e della caccia e un ragazzo usato come una pedina tra le lotte dei suoi, divorziati, e tutta l’incertezza che i diciotto anni comportano… (continua a leggere la recensione)

Diego De Silva- Non avevo capito niente (Einaudi)

Prendete la persona più simpatica che conoscete. Poi quella più intelligente. Adesso quella più stupida e infantile. Più generosa. Più matta. Mescolate bene. Ecco, grosso modo, il protagonista di questo libro. Un po’ Mr Bean, un po’ Holden, un po’ semplicemente se stesso, Vincenzo Malinconico è un avvocato semi-disoccupato, un marito semi-divorziato, e soprattutto un grandioso, irresistibile filosofo naturale.

Francesco Piccolo- La separazione del maschio (Einaudi)

La prima cosa che pensa quando capisce che sua moglie se n’è andata di casa è che finalmente potrà scopare con Alessandra. Non è certo il pensiero di un uomo innamorato di sua moglie o preoccupato della situazione che si è venuta a creare, ma l’uomo in questione è fatto così. Ama sua moglie si innamora facilmente e frequentemente di tutte le altre donne che gli capitano a tiro instaurando con loro vere e proprie storie parallele al suo matrimonio e ama follemente sua figlia Beatrice. Il trucco è più semplice di quello che può sembrare, basta separare le relazioni con ognuno e trarre il meglio da qualsiasi rapporto in modo da essere un bravo marito, un affettuoso papà e un perfetto amante… (continua a leggere la recensione)

Bulgakov- Il maestro e Margherita (Feltrinelli)

Woland, incarnazione di Satana, capita nella Mosca degli anni ’20. Con interventi magici sconvolge l’ambiente teatrale e letterario, smascherando soprusi e favoritismi. Aiuta soprattutto il Maestro, scrittore vittima della censura per un romanzo su Pilato (di cui vengono riportati nella narrazione alcuni capitoli, quelli relativi alla condanna a morte di Cristo). Rinchiuso in manicomio, come indesiderabile, viene liberato grazie all’intervento di Margherita, la donna da lui amata, che accetta di diventare strega e per una notte guidare il gran sabba di Satana.

Tony Laudadio- L’uomo che non riusciva a morire (NN Editore)

L’ultima cosa che ti aspetteresti da un raffreddore è che possa celare una malattia ben più seria. A differenza di emicrania, dolori al petto o allo stomaco che subito ci fanno scattare un campanello d’allarme, il raffreddore rientra in quel genere di malattie che non ci preoccupano tanto: pochi giorni, il tempo che sfoghi e passa. Certo, se dopo due mesi questo non è passato, ma i sintomi peggiorano, una visita è meglio farla… (continua a leggere la recensione)

Niccolò Ammaniti- Ti prendo e ti porto via (Mondadori)

A Ischiano Scalo il mare c’è ma non si vede. In questa periferica maremma di paludi e zanzare, di bar e casette affacciate sul nulla di una strada provinciale si svolgono due storie d’amore. Pietro e Gloria sono due ragazzini. Lei è figlia di un direttore di banca, è sveglia, bella e sicura di sé. Lui è figlio di un pastore psicopatico, è introverso, sognatore, e la vittima preferita dei bulli del paese. Graziano Biglia è tornato a Ischiano, con la sua fama di chitarrista sciupafemmine e il cuore spezzato da una cubista.

Notti in bianco, baci a colazione

 

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    • Titolo: Notti in bianco, baci a colazione
    • Autore: Matteo Bussola
    • Editore: Einaudi
    • Data di pubblicazione: 24 Maggio 2016
    • Acquista su GoodBook

Non avendo un account Facebook non sono sempre a conoscenza di quelli che possono essere veri e propri personaggi social con migliaia di seguaci, anzi a volte tendo a diffidare dei fenomeni virali visto che non sempre la quantità corrisponde alla qualità. C’è sempre un ma, questa volta rappresentato da un titolo che mi ha conquistato alla prima lettura, una bellissima copertina (anche l’occhio vuole la sua parte quando parliamo di libri) e una casa editrice di cui mi fido ciecamente come Einaudi. Lasciando da parte la fascetta che strillava le sue storie hanno emozionato migliaia di persone su Facebook ho deciso di dare una possibilità al libro.

Di lavoro faccio il padre.

Di professione disegno fumetti.

Per passione, scrivo.

Strutturato in quattro parti che corrispondono alle quattro stagioni non si può dire che la storia segua una vera e propria linea temporale trattandosi di brevi capitoli costituiti da dialoghi semplici ed immediati e riflessioni semi serie dove ad essere protagonista è la vita quotidiana di Matteo e la sua famiglia.

-Papà, ma perché la mamma va sempre a Milano per lavorare?

-Ma non ci va mica sempre, Ginevra. Andrà una volta al mese.

-E tu perché invece stai sempre qua?

-Bé perché io faccio i disegni da casa e poi li spedisco in redazione, non ho bisogno di andare fino a Milano per cose di lavoro. E poi così posso stare con voi, no?

-A te non ti vuole vedere nessuno, vero, papà?

-Già.

-Stasera prendiamo la pizza?

-Va bene, Ginevra. Fra pochino telefono.

-Speriamo che ti rispondano.

Matteo è un disegnatore di fumetti per la Sergio Bonelli Editore, un lavoro che può svolgere direttamente da casa in modo da potersi dedicare all’altro lavoro, quello per lui più importante che coincide con l’essere padre di tre bambine: Virginia, Ginevra e Melania. Sono loro a muovere tutto il racconto, gli episodi le vedono protagoniste attraverso la semplicità dei loro gesti, le domande esistenziali tipiche di quell’età che a volte imbarazzano i genitori perché con loro bisogna sempre trovare le parole giuste e, infine, la schiettezza delle loro risposte capaci di lasciarti senza replica.

-E’ meglio se stai a casa, che sei malato e mi accompagna a scuola la mamma.

-Ah, se la mamma è d’accordo, allora va bene.

-Così almeno si abitua.

-A cosa?

-Che tanto dovrà portarmi sempre lei, quando tu sarai morto.

-Ginevra, io veramente spero che quando sarà morto tu le scuole le avrai finite tutte e avra pure la patente da un pezzo.

– Sì ma se vuoi morire prima non ti preoccupare, sai, basta che me lo dici.

-Grazie, allora in caso ti scrivo un biglietto.

-Io non so leggere. Se muori lasciami un soldini di cioccolata sul cuscino.

Dopo aver iniziato a raccontare la sua vita post dopo post su Facebook e aver constatato l’apprezzamento dei lettori l’idea di scrivere un libro è stata una conseguenza logica. Notti in bianco, baci a colazione è l’inno alla semplicità, è il ritornare a guardare il mondo attraverso gli occhi dei bambini, gli unici in grado di guardarlo con naturalezza e stupore. E’ apprezzare la bellezza dei piccoli gesti dove risiede gran parte della nostra felicità, quei momenti di trascurabile felicità già raccontati da Francesco Piccolo. Notti in bianco, baci a colazione è un bellissimo ed emozionante racconto di un rapporto padre-figlie capace di farti sorridere.

Ad Agosto Rileggo #1

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Kent Haruf- Benedizione (NN Editore)

Dad Lewis sta morendo. Una volta pronunciata la sentenza di morte i medici lo hanno fatto ritornare a casa. Il classico caso non c’è più niente da fare. Dad trascorrerà gli ultimi giorni che gli restano tra le mure domestiche affidato alle cure dell’amorevole moglie Mary e di sua figlia Lorreine tornata a casa proprio in occasione del triste evento. Ci sarebbe anche Frank, l’altro figlio di Dad e Mary, ma da quando è andato via di casa non ne hanno più notizie e probabilmente non saprà neanche che suo padre è a un passo dalla morte… (continua a leggere la recensione)

Concita De Gregorio- Mi sa che fuori è primavera (Feltrinelli)

Perdita: privazione, sottrazione o smarrimento di qualcosa posseduto in precedenza. Questo è il primo dei tanti significati della parola perdita nei quali mi sono imbattuta e per uno strano scherzo del destino è esattamente il significato che meglio racchiude il senso del libro. Irina ha perso le sue due figlie, nel senso che le sono state private e sottratte dal suo ex marito, ad oggi risultano ancora smarrite, perché fino a quando non vengono ritrovati i corpi non è possibile decretare morte certa. Il caso delle due gemelline svizzere scomparse nel gennaio del 2011 ha dominato la cronaca nera per molto tempo e ancora oggi ci si domanda quale sia stata la loro sorte… (continua a leggere la recensione)

Anna Luisa Pignatelli- Ruggine (Fazi)

Per Gina su questa terra non c’erano che il bene e il male, che si affrontavano ogni giorno in una lotta all’ultimo sangue, e uno decide da che parte stare. Gina di sicuro aveva scelto di stare dalla parte del bene, non perché si prodigasse per gli altri, ma perché dopo una vita di sofferenze e avversità che l’avrebbero portata a scegliere il male come strada più facile, il suo desiderio era quello di arrivare alla fine dei suoi giorni il più in fretta possibile, stanca ormai dei dolori fisici a volte insopportabili e del malessere d’animo che la tormentava… (continua a leggere la recensione)

Simone Giorgi- L’ultima famiglia felice (Einaudi)

Le dinamiche e i rapporti familiari possono essere paragonati a un vetro? Delicati e forti ma che quando vanno in frantumi non possono essere riparati, bisogna solo cambiarli, quindi no, l’accostamento non può essere fatto, perché la famiglia non puoi cambiarla, la famiglia ti capita e se ci sono problemi o rotture, questi vanno risolti. Così la pensa Matteo Stella. Da quando suo figlio ha fatto in modo di rompere il delicato equilibro familiare la missione di Matteo è riportare tutto allo stato d’origine… (continua a leggere la recensione)

Giacomo Mazzariol- Mio fratello rincorre i dinosauri (Einaudi)

Giacomo aveva cinque anni quando un pomeriggio i suoi genitori in un parcheggio hanno annunciato a lui e alle sue due sorelle Alice e Chiara che ben presto sarebbe arrivato un quarto fratellino. Non un bambino dal sesso ancora ignoto bensì un maschietto, per la gioia incontenibile di Giacomo, che avrà un nuovo compagno di giochi in arrivo e vedrà ristabilita la parità in famiglia con tre maschi e tre femmine… (continua a leggere la recensione)

Natalia Ginzburg- Lessico famigliare (Einaudi)

Nel corso della mia infanzia e adolescenza mi proponevo sempre di scrivere un libro che raccontasse delle persone che vivevano, allora, intorno a me.
Questo è, in parte, quel libro: ma solo in parte, perché la memoria è labile, e perché i libri tratti dalla realtà non sono spesso che esili barlumi e schegge di quanto abbiamo visto e udito

Hakuri Murakami- Uomini senza donne (Einaudi)

“Perdere una donna significa perderle tutte”. Gli uomini senza donne che Murakami ci presenta in questi sette racconti, sono uomini che hanno perso le loro donne per vari motivi, tradimento, abbandono, vedovanza o semplice incompatibilità di carattere e sono uomini che si sono resi conto di non riuscire a tenere in piedi una relazione e di non riuscire a creare rapporti stabili e duraturi con quelle donne che per un periodo della loro vita hanno effettivamente amato… (continua a leggere la recensione)

I più letti di Luglio!

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Ora farò una di quelle cose che odio fare, ma siccome il mese di luglio il blog è stato molto, ma molto visitato, davvero vi dico grazie, anzi doppiamente grazie visto che è estate, molti di voi starete in vacanza, o in ferie, e l’ultima cosa che avete in mente è visitare il mio blog (poi se è la prima cosa, siete fantastici).

Il mese di agosto il blog si fermerà, o meglio, ci sarà la recensione che troverete anche sul blog degli amici di GoodBook (non vi svelo il titolo per non rovinarvi l’effetto sorpresa) e ogni settimana ci saranno dei consigli di lettura (quattro post di #AdAgostoRileggo) ma per le recensioni ci diamo appuntamento a settembre.

Ecco la attesissima top 10 dei post più letti di luglio 2016!

  1. Serenata senza nome. Maurizio de Giovanni (Einaudi) (E figuratevi se i #deGiovanners non andavano a prendersi la vetta, in pochissimi giorni ha registrato un altissimo numero di click)
  2. L’amore è eterno finché non risponde. Ester Viola (Einaudi) (Anche per il libro d’esordio di Ester tantissimi click, grazie)
  3. Non lavate questo sangue. Concita De Gregorio (Einaudi)
  4. La separazione del maschio. Francesco Piccolo (Einaudi)
  5. La vita accanto. Mariapia Veladiano (Einaudi)
  6. Cosa pensano le ragazze. Concita De Gregorio (Einaudi)
  7. I miei genitori non hanno figli. Marco Marsullo (Einaudi) 
  8. Il tassista di Maradona. Marco Marsullo (Rizzoli)
  9. Benedizione. Kent Haruf (NN Editore)
  10. La femmina nuda. Elena Stancanelli (La Nave di Teseo)

 

Leggete e buone vacanze!

Salone del Libro vs MiBook!

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La notizia era nell’aria da qualche tempo e da idea è diventata certezza: anche Milano avrà un suo salone del libro. In una riunione che si è svolta ieri pomeriggio gli editori hanno deciso di lasciare Torino per abbracciare Milano. L’unica certezza è che si chiamerà MiBook (complimenti per l’originalità del nome, davvero), perché sul quando e come si articolerà ancora non si sa molto. Ad esempio si dice che sarà fatto a maggio e quindi in concomitanza con il Salone del Libro di Torino che ha deciso comunque di fare la sua trentesima edizione e puntare sui piccoli e medi editori e soprattutto sui lettori.

A gioire per un secondo salone al momento sembrano essere solo gli editori che si sono impuntati di farlo a Milano. I torinesi si sentono offesi dallo scippo visto che sentono il Salone come parte integrante della loro città e della loro cultura; molti editori già avevano mostrato sostegno a Torino e i lettori non ne sentono la necessità.

E’ questo il punto. La bellezza del Salone del Libro sta nella sua unicità. Un evento del genere in giro per l’Italia non lo trovi. Non parlo dei bellissimi festival letterari che stanno assumendo identità e stanno diventando appuntamento fisso per i lettori, come Festival Letteratura a Mantova, Libri Come a Roma, il Pordenone Legge o il Caffeina a Viterbo.

Il Salone è solo a Torino. C’è chi dice “sì i libri che trovi lì li trovi allo stesso prezzo in tutte le librerie”. Al Salone però mica ci vai per comprare libri, o meglio non solo per quello. Al Salone ci si va perché per una settimana editori, scrittori e lettori hanno il loro mondo. Entri e ti ritrovi tra le centinaia di stand delle case editrici, li visiti e puoi scambiare qualche chiacchiera con chi in quelle case editrici ci lavora tutti i giorni; noi lettori forti (così come ci definiscono) siamo interessati e affascinati anche dal lavoro dietro le quinte. Si può assistere a presentazioni con scrittori e dibatti sull’editoria. Se il Salone aveva dei problemi di certo non si risolveranno mettendogli un competitore, perché affermare che il MiBook non sarà un evento concorrente al Salone è una grande bugia.

Il MiBook cosa offrirà di più o cosa offrirà di diverso? E noi lettori? Saremo costretti a scegliere se andare a Torino o Milano e uno dei due ci rimetterà. E come sempre, perché Milano e non Roma o una delle tante città del sud Italia? Lo so, Milano è il centro dell’editoria e al sud si legge poco, ma lasciarlo sempre fuori dai giochi è ingiusto e scorretto.

L’Italia è un Paese di non lettori, due Saloni non sono necessari, ecco la verità.

Dieci modi per utilizzare i libri!

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Siete stanchi di leggere su tutte le riviste e blog letterari i dieci consigli di lettura per l’estate? Questo post allora fa al vostro caso. Io e Cristina (qui potete seguirla in tutto il suo splendore) abbiamo ideato un tutorial sui dieci modi di utilizzo dei libri, tutto tranne che leggerli ovviamente.

L’idea è nata dopo che un simpatico idiota (coglio*e va bene lo stesso) ha detto che noi al sud sappiamo leggere solo i pizzini. Credevo che nel 2016 l’associazione sud-mafie fosse superata, insomma anche Salvini ha trovato nuovi nemici e noi terroni adesso gli stiamo pure simpatici. Invece no, ci sono ancora in giro questi simpaticoni (sostituite ancora con la parola sopra), sud-mafie è un evergreen, come il nero che sta bene su tutto, come il film “Mamma ho perso l’aereo” a Natale o le repliche di “Don Matteo” d’estate. L’iter è sempre lo stesso: leggiamo pizzini, parliamo in dialetto, abbiamo portato le mafie al nord e abbiamo il vittimismo che ci scorre nelle vene al posto del sangue.

Caro il mio denigratore (avete imparato con cosa sostituire? E’ facile il termine che inizia con coglio e finisce con ne) se leggiamo solo i pizzini è appurato che sappiamo leggere. Per il dialetto, beh l’Italia se ti sfugge è una nazione con una moltitudine di dialetti, ma ti posso assicurare che se dobbiamo esprimerci in italiano lo sappiamo fare. Se ti riferisci però al mio napoletano non me lo puoi mettere sullo stesso livello di un veneto o un milanese. Parliamo di un dialetto riconosciuto come lingua dal patrimonio dell’Unesco, un dialetto che ha sviluppato una tradizione letteraria, teatrale e musicale parallela a quella italiana. Gli scrittori napoletani però ti assicuro che in italiano sanno scrivere. Abbiamo portato noi le mafie al nord tipo regalo di benvenuto? Cronaca vuole che le mafie le trovi prima nei palazzi e a beneficiarne sono tutti, senza distinzione di regione o classe sociale. Sul vittimismo, non è questione di essere vittima, ma se io parlo di libri e te ne esci con questa ca**ata qualcuno che ti risponda serve.

In ogni caso veniamo alle cose serie e prendete appunti, ecco i dieci modi di usare i libri (tutto tranne che leggerli, non fate gli acculturati che fa caldo)

  1. Per sostenere i tavoli e accendere i caminetti
  2. Al posto della carbonella per una gustosa grigliata
  3. Per arredare gli spazi vuoti della casa
  4. Per fermare le porte
  5. Lanciarli contro qualcuno
  6. Come poggia piedi
  7. Per fare i pesi
  8. Per la postura
  9. Strappare le pagine e fare gli aeroplanini di carta
  10. Castelli di libri al posto dei castelli di sabbia se non andate in vacanza

Diteci in che modo li userete che io e Cristina siamo curiose.

Questo è un post di puro cazzeggio. Strano a dirsi ma noi i libri li leggiamo. Non prendeteci e non prendiamoci sul serio. Buone vacanze. 

Salone del libro… a Milano?

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Se ne parla in questi giorni e sembra che l’idea di far nascere un Salone del Libro a Milano stia prendendo sempre più forma se non arrivare alla realizzazione vera e propria. Il Salone del libro di Milano, MiBook a quanto pare il nome scelto, non deve essere visto come un evento concorrente al già consolidato Salone di Torino ma un evento culturale dedicato a libri, lettori ed editori che trova in Milano il centro e l’inizio visto che si parla di spin-off a Roma e in altre città del Sud (la prima scelta potrebbe ricadere su Bari e poi si va a rotazione).

Questa idea ha fatto storcere il naso a parecchi addetti al settore in primis agli editori. Per tutta risposta infatti Add Editore ha lanciato un appello (qui potete leggerlo e firmarlo) per sostenere il Salone del libro di Torino, appello al quale hanno già aderito tantissimi editori indipendenti del calibro di Edizioni E/O, Sellerio, Fazi e Laterza.

Da lettrice mi chiedo il perché della necessità di fare un Salone del Libro bis, quando un Salone del Libro già c’è e funziona da anni. Tra l’altro per noi del Sud già è dispendioso partecipare a un Salone figuriamoci andare a un secondo. E poi se proprio deve essere, perché Milano e non Roma in modo che sia più equidistante per tutti?

Se proprio c’è da coniare qualcosa, io prenderei l’esempio di BookCity fatto a Milano e lo proporrei in più regioni, soprattutto al Sud in modo che la maggior parte delle regioni possa avere un proprio evento culturale in grado di attirare scrittori e lettori. Un BookCity in contemporanea nelle grandi città italiane come Milano, Roma e Napoli e chi più ne ha più ne metta, una vera festa del libro in giro per l’Italia. Penso alla mia Campania. A parte esempi rari come il Salerno Letteratura e Un’altra Galassia non ci sono festival degni di questo nome capaci di portare gli scrittori ai propri lettori, e in una regione in cui è vero che si legge poco ma che per fortuna si scrive tanto (gli scrittori napoletani apprezzati dal grande pubblico sono tantissimi), è ingiusto e anche imbarazzante.

Insomma staremo a vedere cosa succederà, a noi lettori non resta che attendere.

Non lavate questo sangue

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Nel luglio del 2001 io avevo dieci anni e mezzo. Ero in vacanza e passavo ore sulla spiaggia e quando tornavo a casa la televisione la vedevo per poco tempo. Ho provato a fare mente locale, a sforzarmi per cercare di vedere cosa ricordassi di quei giorni. Poco o niente. Qualche servizio al TG forse. Il nome Diaz di sicuro, quello mi è rimasto impresso dal primo momento e l’ho tenuto a mente nel corso degli anni. Crescendo avrei dovuto trovare il tempo di informarmi, ma per pigrizia e distrazione di altre cose non l’ho mai fatto, ecco perché non potevo lasciarmi sfuggire questo libro.

Nel luglio del 2001 Genova è stata scelta come sede del G8. Il G8 dove i grandi del pianeta si incontrano e discutono su svariati argomenti come clima, economia, energia e prendono delle decisioni a nome di tutti e per tutti. Il G8 formato da Giappone, Russia, Usa, Canada, Francia, Germania, Gran Bretagna e la nostra Italia. Il presidente del consiglio dell’epoca Silvio Berlusconi oltre a disposizione degli altri capi di Stato ogni tipo di confort, per non sfigurare con i presenti aveva fatto ripulire ed abbellire Genova, si sa che l’apparenza è tutto, e questo significava nascondere facciate di palazzi fatiscenti e via i panni stesi alle finestre, non sia mai che un Bush o un Putin vedesse delle mutande stese ai balconi.

Presente negli stessi giorni del G8 anche il movimento no Global pronto a far sentire la propria voce ai grandi, pronto a rappresentare i Paesi che non sono stati chiamati a sedere allo stesso tavolo con gli altri.

Spiegare qui in poche righe i fatti di Genova mi sembra inutile, meglio leggere il libro in cui l’autrice sotto forma di diario racconta alla perfezione il susseguirsi degli eventi. Quello che emerge dalle pagine è una Genova blindata, divisa, con i politici al sicuro nei loro palazzi e le manifestazioni in piazza ricche di tensione che hanno toccato il culmine con la morte di Carlo Giuliani. E soprattutto la notte nella scuola Diaz, il punto più basso di questa pagina di storia dove la polizia forte dei suoi poteri ha fatto irruzione nell’edificio dove dormivano quasi un centinaio di giovani di nazionalità diversa e senza scrupoli hanno picchiato chiunque si trovasse davanti.

A quindici anni di distanza con una nuova edizione Einaudi e con la delicatezza e precisione che la penna di Concita De Gregorio ci assicura in ogni suo scritto Non lavate questo sangue è un gioiellino imperdibile che non può mancare nella vostra libreria.