Cronaca di una dipendenza.

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Si dice che il primo passo per risolvere un problema sia ammettere di averlo. Quindi stamattina ammetterò di avere un problema che si chiama oniomania. Di che si tratta?È il termine che è stato coniato dallo psichiatra tedesco Emil Kraepelin che sta ad indicare la sindrome di acquisto compulsivo.

Sono Francesca, ho ventisei anni e non la smetto di comprare libri in continuazione (aggiungiamo pure che compro anche vestiti in continuazione e non stupiamoci se fra poco mi vedrete agli angoli della strada a chiedere la carità ai passanti). Fino a qualche tempo fa ricordo che avevo la fissa (e sana abitudine) di comprare un libro alla volta. O meglio, non facevo un nuovo acquisto fino a quando il libro appena comprato non lo finivo di leggere. Era una questione di principio la mia e soprattutto lo facevo per non avere la tentazione di leggere più libri in contemporanea, cosa che avevo sempre ritenuto sbagliata.

Col tempo poi ho scoperto Libraccio e la vendita dei libri usati e mi si è aperto un mondo. Al prezzo di un unico libro nuovo (tipo intorno ai diciotto euro) potevo averne due usati e ho iniziato a trovare occasioni che non potevo di certo lasciarmi sfuggire, come libri appena usciti che trovavo usati oppure libri che avevo letto un ebook e che non potevo non avere in cartaceo. Tra la libreria indipendente del mio paesello, Libraccio e Port’Alba (per chi non la conoscesse è la strada delle librerie a Napoli, il mio personale paradiso libresco) compro una quantità sproporzionata di libri.

La conseguenza, oltre ad avere il portafoglio sempre vuoto e la PostePay sempre sull’orlo di una crisi di nervi, è avere una pila di libri che cresce all’infinito, lo spazio in libreria che si riduce a vista d’occhio (anzi, devo andare da Ikea a comprarne una nuova) e tantissimi libri da leggere e vi assicuro che i libri che compro poi effettivamente li leggo. Non si tratta solo di bisogno fisico e mentale di comprare. La mia dipendenza d’acquisto scaturisce dalla mia dipendenza dalla lettura, quindi concludo questa breve seduta di autoanalisi riconoscendo la mia malattia, ma da questa malattia al momento preferisco non guarire.

Rock ‘n Books

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Avete mai sentito parlare della leggenda del doppio Beatle? E del club dei 27? E dove eravate il 25 giugno del 2009? Un passo alla volta e vi spiego tutto.

Della leggenda del doppio Beatle ne sono venuta a conoscenza dopo aver visto una puntata di Voyager, dove Roberto Giacobbo in un servizio spiegava ed analizzava questo mistero che resta uno dei più affascinanti del mondo del rock.

Leggenda vuole che Paul McCartney sia morto in un incidente automobilistico nel 1966. La notizia della morte avrebbe sconvolto non solo i fan del gruppo, ma tutto il mondo musicale. Si decise quindi di non lasciar trapelare la notizia, tenerla segreta e sostituire Paul con un sosia somigliante in tutto e per tutto al Beatle originale dopo una serie di interventi di chirurgia plastica. Nessuno avrebbe sospettato nulla e i Beatles avrebbero continuato ad esistere e suonare. Gli altri componenti del gruppo però, col tempo, presi dai rimorsi e dai sensi di colpa, avrebbero iniziato a disseminare degli indizi nei loro lavori per far emergere la verità. Copertine dei vinili, lyrics delle canzoni, messaggi nei dischi sentiti alla rovescia i mezzi utilizzati.

Assurdo? Certo. Affascinante? Tantissimo. Il libro Il caso del doppio Beatle. Il dossier completo sulla «morte» di Paul McCartney di Gauco Cartocci per Robin Edizioni, analizza in modo dettagliato tutti gli indizi che sono apparsi nel corso degli anni, analizzando i pro e i contro per conferire un quadro completo e logico nella sua illogicità.

Cosa hanno in comune Jim Morrison, Jimi Hendix, Kurt Cobain, Brian Jones e Janis Joplin? Sono tutti delle rockstar e sono morte tutte a soli 27 anni. Una macabra coincidenza che ha reso il 27 un numero maledetto e ha indotto i giornalisti ad utilizzare questo gergo il club dei 27. 

Non sono una rockettara ma ho sempre trovato affascinante le brevi vite di questi artisti che hanno conosciuto una fama improvvisa e una morte precoce, sempre a causa di abusi di alcool e droghe.

Delitti rock di Ezio Guaitamacchi per Arcana Editore, è una preziosa antologia per chi fosse interessato all’argomento. Racchiude non solo le vite dei cantanti citati, ma anche quelle di altri artisti dal talento eccezionale venuti a mancare troppo presto. Da Elvis Presley e John Lennon, da Tupac e Notorious B.I.G., passando per Sid Vicious, Nancy Spungen e John Belushi, duecento indagini che ricostruiscono le ultime ore di questi immensi artisti.

P.S. Restando sempre in tema consiglio inoltre queste tre biografie: Jim Morrison: Vita, morte, leggenda (Stephen Davis per Mondadori), La stanza degli specchi. Jimi Hendrix: la vita, i sogni, gli incubi (Charles R. Chross per Feltrinelli) e Heavier Than Heaven by Kurt Cobain.

Il 25 giugno 2009 il sito TMZ informa il mondo del decesso del re del pop. Ricordo che io avevo la seconda prova della maturità, nello specifico il problema di matematica. Non voglio dire che non seppi svolgerlo perché pensavo a MJ, ma mentre aspettavo che un’anima pia mi passasse il compito, i frame dei suoi video più famosi mi passavano insistentemente in mente.

Michael Jackson è stato uno degli artisti più bravi di sempre, un talento puro e un fuoriclasse eccezionale. Negli ultimi tempi le sue ombre facevano più notizia. Era considerato uno stramboide che viveva alienato nella sua Neverland e un molestatore di bambini. L’immagine di popstar conosciuta e apprezzata a livello mondiale era purtroppo solo un ricordo.

Dopo la sua morte, come spesso accade in questi casi, oltre a schizzare in classifica tutti i suoi album, uscirono una miriade di libri a lui dedicati. Vi segnalo questi tre.

Quella domenica in cui mi trovai in una libreria di catena e…

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Prima di iniziare ci tenevo a sottolineare che questo non vuole essere un post di invettiva contro le librerie di catena, anzi, io sono del parere che dove ci sono dei libri da acquistare è sempre buona cosa e giusta. È piuttosto il racconto di un piccolo episodio accaduto poche settimane fa che mi ha lasciato con l’amaro in bocca e un incazzatura che ancora bolle. Centro commerciale, libreria di catena. Entro. È più forte di me, se c’è una libreria io devo entrarci, anche se a casa ho una pila di libri che continua a crescere, anche se sto senza un soldo in borsa. È un richiamo naturale. Dove ci sono dei libri io devo fermarmi, guardarli, toccarli, sfogliarli (e nella maggior parte delle ipotesi comprarli).

Spulcio tra i gialli, l’autore che cercavo non riuscivo proprio a trovarlo. Vedo una commessa e decido di farmi aiutare da lei.

-Salve, dovrei fare un regalo, avrei bisogno di un libro di Mankell, mi servirebbe la sesta indagine del commissario Wallander. 

-No, mi devi dire il titolo esatto, altrimenti io nel database cosa inserisco. 

Nota. Il tono era di quello di una persona acida che fa il suo lavoro giusto perché lo deve fare, perché tu ad un cliente non puoi riferirti in malo modo. Mi do un pizzico sulla pancia e proseguo.

-E’ un regalo, il titolo esatto non lo conosco, posso cercarlo su internet.

-Vabbè, qui ho il computer posso farlo anche io.

Nota 2. Se il PC lo avevi già prima non potevi già fare la ricerca?

-Il database lo porta disponibile, tu non l’hai trovato?

-No, non c’è.

-Non so cosa dirti.

Nota 3. Avresti dovuto dirmi, ora vado a controllare io, visto che è il tuo compito cercare i i libri che un cliente intende acquistare. Lascio perdere e provo con un altro titolo (Sì, lo so. Sarei dovuta uscire da quel negozio già molti minuti prima).

Va bene, mi servirebbe anche “L’Assedio” di Giovanni Bianconi edito da Einaudi Stile Libero. (Ci mancava solo che le dicessi il numero delle pagine e cosa c’era scritto dentro)

-Sei fortunata, c’è l’ultima copia.

-Bene, allora la prendo.

-Sì però te la devi cercare tu.

-Prego?

-E’ domenica, hai visto quanti clienti ci sono? 

-Anche io sono un cliente, ma non si preoccupi lo compro altrove.

Lo so che questo non capita in tutte le librerie di catena, perché anche se sono sfacciatamente dalla parte delle indipendenti, mi è capitato di andarci e trovare del personale gentile e disponibile. Certo è che però se vai in una libreria indipendente sarà più facile trovare un libraio interessato effettivamente al fatto che il cliente possa trovare il libro giusto per lui, per poter poi ritornare soddisfatto e pronto per una nuova lettura. Se entri in una di catena a loro interessa vendere il libro e chi si è visto si è visto. Quando ho scritto un tweet su quello che mi era capitato quella mattina, mi sono arrivate decine di risposte di persone a cui erano capitate disavventure come la mia.

 

 

 

 

 

 

 

Fuori piove

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    • Titolo: Fuori piove
    • Autrice: Serena Ricciardulli
    • Editore: Bonfirraro Editore
    • Data di pubblicazione: 1 Maggio 2017
    • Acquista il libro su Amazon: Fuori piove

Avete presente quella sensazione quando fuori piove? In questo momento in cui la colonnina registra alte e insopportabili temperature forse no, allora provo a ricordarvelo io. Quando sei a casa e fuori piove e magari sei sul divano e guardi la tua serie TV preferita o sei a letto a leggere quel libro che tanto aspettavi di iniziare e sembra che tutto sia in ordine e soprattutto ti senti in pace con te stessa e con gli altri. Quando fuori piove e tu sei al sicuro a casa, tra le tue cose e i tuoi affetti è uno dei momenti più magici che la vita possa offrire.

Di cosa parla Fuori Piove? È un libro sull’amicizia, l’amicizia che lega da anni cinque splendide donne, come quelle si Sex and the city. Anzi no, quelle erano quattro ed erano a New York, queste sono cinque come le dita di una mano e siamo a Livorno.

Anna, Lory, Tina, Marta e Laura. Si sono conosciute e non si sono mai lasciate. Sono diventate esseri che vivono in simbiosi, che non riescono a stare lontane le une dalle altre. Sono quel tipo di amiche che ci sono sempre state e che ci saranno sempre, che sono presenti per aiutarsi nei momenti difficili e che non sono lì di certo per giudicarti. Le amiche sono la famiglia che ci scegliamo e loro cinque si sentivano tutte come componenti di una grande famiglia.

Qualcosa però era cambiato da quando Anna era volata a New York per seguire la sceneggiatura del suo libro e per il bisogno di mettere una distanza da tutto ciò che era stato. Anna era considerato il collante del gruppo delle bimbe, come amavano chiamarsi tra loro e ora che non c’era la mancanza si sentiva ed aveva effetti sulle altre. 

Lory da eccellente ginecologa che era, capace di esaudire il desiderio di far diventare mamme le altre donne, provava timore a rivelare a se stessa che aveva voglia anche lei di provare le gioie della maternità. Valentina diventatata da poco mamma proprio grazie alla sua amica, si era fatta risucchiare completamente dal ruolo di madre e si era dimenticata di essere anche una moglie e una donna. Laura, la cui vita sembrava la perfezione assoluta, stava mettendo a rischio il suo matrimonio con la più banale delle storie: avendo una relazione con un uomo molto più giovane di lei. Marta infine non faceva che incasellare storie sbagliate con uomini che la riducevano a pezzi e sempre sull’orlo di una crisi di nervi. 

Sembrava che il destino all’improvviso avesse deciso di mescolare le carte e mettere tutte alla prova d vedere come avrebbero reagito alle avversità della vita. Queste cinque donne, oltre a fare i conti con il caos delle loro esistenze saranno chiamate a superare l’ostacolo più grande e più difficile, provando ad uscirne più forti di prima e più legate di sempre. 

Fuori Piove si legge in un pomeriggio, perché quando conoscerai queste cinque meravigliose donne non potrai più farne a meno. 

Il salto

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    • Titolo: Il Salto. Elegia per un amico
    • Autrice: Sarah Manguso
    • Editore: NN Editore
    • Data di pubblicazione: 16 Marzo 2017
    • Acquista il libro su Amazon: Il salto: Elegia per un amico

È il 23 luglio del 2008 quando Harries decide di porre fine alla sua vita gettandosi sotto un treno. Il suicidio viene visto da alcuni come il gesto di una persona debole che incapace di risolvere i suoi problemi vede in quel folle gesto l’unica via d’uscita; al tempo stesso per altri ci vuole un immenso coraggio e una forza di volontà straordinaria per decidere di farla finita con un colpo di pistola, avvelenandosi, tagliandosi le vene o gettarsi sotto un mezzo.

Sarah più che capire cosa abbia portato il suo amico ad una fine così incomprensibile, vuole ricordarlo e soprattutto attraverso le parole vuole dare forma a quel dolore che l’attanaglia e che non accenna ad attenuarsi nemmeno col passare del tempo. L’intento che si propone è quello di cercare di ricostruire le dieci ore rimaste ignote della vita di Harries, quelle che vanno dalla sua fuga dall’ospedale psichiatrico dove era ricoverato, fino al momento dello schianto. Non è una fredda indagine quella che ne esce, piuttosto è un memoir, un’elegia o meglio il ritratto di una persona cara fatta dai ricordi che piano piano riaffiorano, confusi ma legati da una logica. È come quando siamo sotto shock e non la smettiamo di parlare un minuto e diciamo tutto quello che ci passa per la testa, così l’autrice ricorda tutto ciò che ha a che fare con Harries, episodi in cui era presente o semplicemente un pensiero.

I ricordi di Sarah vanno da quando i due si sono conosciuti, da quando le loro vite si sono mosse da Seattle alla grande mela, sullo sfondo di una New York che colpita dalla tragedia dell’undici settembre del 2001 prova a reagire e a far ripartire la vita di tutti anche se in giro polvere e detriti sembrano essere entrati anche nell’animo dei newyorchesi. Il rapporto di Sarah ed Harries è difficile da definire con una sola parola. Quel rapporto che ti capita raramente di costruire con una persona, dove amicizia, fratellanza e amore, non amore carnale, danno vita ad un mix esplosivo che segna per sempre le persone coinvolte. È per questo motivo che Sarah si sente così coinvolta nella morte di Harries, perché per lei lui rappresentava un fratello, un parente stretto, un amico ma anche un possibile compagno con cui condividere il resto della vita.

Sarah Manguso ha scritto un libriccino necessario, per lei e per il suo amico. Scrivere un libro del genere non deve essere stato facile, così come non è facile leggerlo. Le emozioni che sprigiona sono pazzesche, sono vive e percettibili e chi legge il libro sembra di entrare in un territorio intimo e quasi prova pudore a leggere gli stati d’animo reconditi dell’autrice. Il dolore certe volte è difficile da sopportare ma se maneggiato con cura può produrre questi risultati. Non è facile affrontare una perdita, non è semplice superarla e infatti le perdite raramente si superano, semplicemente si impara a convivere con esse. I lutti diventano delle piccole cicatrici del cuore che segnano indelebilmente le persone.

Perdere tempo su internet

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    • Titolo: Perdere tempo su internet
    • Autore: Kenneth Goldsmith
    • Editore: Einaudi
    • Data di pubblicazione: 13 Giugno 2017 
    • Acquista il libro su Amazon: Perdere tempo su internet

Perdere tempo su internet è il nome di un corso che Kenneth Goldsmith ha tenuto alla Pennsylvania University nato come necessità di dimostrare che su internet tutto si fa tranne che perdere tempo, anche se i giornali facendoci sentire in colpa vorrebbero affermare il contrario. Il corso è nato come esperimento e il libro che ne è conseguito offre ottime argomentazioni e molti spunti di riflessione sul mondo digitale, come si è evoluto e come ci ha mutati.

Quando si parla di internet e dei suoi strumenti (p.es social network, blog, mail) si tende a parlare di una popolazione iperconnessa e schiava del mezzo, automi solitari impegnati ad agire esclusivamente virtualmente e che vivono solo attraverso gli schermi dei loro smartphone. Questo saggio vuole ribaltare questa visione facendo riscoprire il lato positivo del web e le infinite possibilità che esso crea.

Partendo dal titolo, cosa significa perdere tempo su internet? Se apro il mio Twitter, nella home vedrò scorrere tweet di varia natura. Ci saranno post ironici, irrilevanti, ma anche stralci di agenzie di informazioni correlati da link che mi porteranno a leggere articoli di politica, cultura, attualità e sport. Tutte le notizie in tempo reale su Twitter vengono dibattute e molti è attraverso i social che vengono informati su cosa nel mondo stia accadendo. A differenza della televisione che ci rende passivi perché ci permette solo di seguire le notizie, internet con i suoi social ci permette di interagire, creare dibattito e intervenire, di essere parte attiva del momento.

Altra cosa che ci viene imputata è che non leggiamo più. Quando escono i dati Istat sulla lettura (che in Italia crolla a vista d’occhio) la prima cosa che si dice è che non si legge più perché passiamo molto tempo su internet. Facciamo chiarezza una volta per tutte: non si leggono più i libri, ma si legge in continuazione. Anche se si tende a fare una lettura scanner e sommaria dei contenuti in rete, siamo probabilmente (anzi sicuramente) la generazione che più legge e scrive in assoluto. Che quello che leggiamo o scriviamo non sia di natura letteraria è ovvio, ma oggi anche chi non legge nemmeno un libro in anno ha un account su un social dove passerà le sue giornate a leggere e scrivere.  Internet ha ribaltato questa visione. Se prima scriveva solo chi di dovere, oggi tutti sono in grado di esprimere le proprie opinioni su tutto ciò che accade e sugli argomenti più disparati. Positivo o negativo che sia non sta a me giudicarlo, ma è un dato di fatto che non va tralasciato.

I social network occupano parte delle riflessioni di Goldsmith. Se Cartesio diceva penso, dunque sono oggi si potrebbe dire twetto dunque sono, posto dunque sono: insomma esisto se sono online. A differenza di quanto vorrebbero farci credere i social non ci hanno reso asociali, anzi, ci immettono in un circuito che ci porta a comunicare, interagire, scambiare pareri. Si fa amicizia in un modo diverso attraverso nuovi dispositivi, ma è un rapporto che non può essere banalizzato o declassato solo perché dissimile da ciò a cui siamo abituati. Dalle lettere siamo passati ai messaggini e da quelli siamo approdati ai whatsapp e ai tweet. Il mondo è in costante divenire e in perpetua evoluzione, stare ancorati al passato e rimpiangerlo a cosa ci porta? A niente. Ci siamo abituati alla musica digitale, agli ebook, ai film in streaming da vedere direttamente sul divano di casa propria. C’è chi con malinconia affermerà che la qualità della musica in vinile è superiore, che il libro di carta ha la sua poesia e che le emozioni di un film al cinema sono impagabili ma in tutto questo c’è una realtà che è mutata e chissà dove ancora ci porterà.

Perdere tempo su internet è un ottimo saggio, pieno di riferimenti letterari, culturali e artistici e in modo provocatorio ribalta le nostre concezioni del rapporto che abbiamo con il web; un’analisi completa e articolata da non lasciarsi sfuggire.

Dall’ombra

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    • Titolo: Dall’ombra
    • Autore: Juan José Millas
    • Editore: Einaudi
    • Data di pubblicazione: 20 Giugno 2017
    • Acquista il libro su Amazon: Dall’ombra

Era iniziato tutto a causa di un fermacravatta che Damiàn ruba un giorno in un mercatino d’antiquariato. Trovava irresistibile che la bancarella fosse del tutto incustodita e che sul fermacravatta ci fossero incise le iniziali S.O. Quello che non aveva calcolato era che qualcuno avesse potuto vederlo, cosa che accadde e che lo costrinse a nascondersi in un armadio. Armadio che a fine giornata venne venduto e consegnato a casa dell’acquirente. Una persona normale e di buon senso a questo punto avrebbe fatto una sola cosa sensata: scappare alla prima occasione. Damiàn invece decise non solo di restare per la notte, ma di trasferirsi del tutto in quella casa.

L’armadio che era stata la fonte di salvezza al mercatino diventa la sua nuova dimora e il suo nuovo punto di vista sul mondo, un mondo circoscritto alle uniche tre persone che vivevano in quella casa: Lucia, Fede e la loro figlia adolescente Maria. Damiàn diventa per loro una sorte di angelo custode, anzi un maggiordomo fantasma come inizierà lui a definirsi. Quando i tre al mattino escono di casa per far fronte ai loro impegni quotidiani fatti di lavoro, scuola e vita, Damiàn esce dal suo nascondiglio per riordinare casa e cucinare, facendo in modo che i lavori domestici gravino di meno su Lucia. Lucia, appassionata di storie paranormali, è la sola ad intuire una presenza all’interno della casa a cui attribuisce le faccende domestiche e stabilisce con lui una sorta di relazione.

Di Damiàn si potrebbe dire che è un uomo affetto da schizofrenia o da qualche altro disturbo della personalità. Era un uomo cresciuto in una famiglia che aveva sempre preferito la sorella adottiva e le cui uniche attenzioni gli erano rivolte dalla domestica. Damiàn era un uomo che aveva rifiutato la realtà in cui viveva ricreandosene una alternativa nella sua mente in cui lui era la superstar assoluta. Aveva appositamente creato un personaggio, il giornalista Sergio O’Kane che lo aveva reso protagonista indiscusso del suo talk-show. Tra Damiàn e Sergio c’era in atto un’infinita intervista con Damiàn che raccontava ogni singolo evento della sua giornata e con un pubblico che andava in visibilio ad ogni sua singola affermazione.

Quando Damiàn inizia ad integrarsi alla routine a casa di Lucia, inizia pian piano a rifiutare O’Kane ed essere consapevole che è un personaggio da lui creato e che in quanto tale poteva cessare d’esistere in qualsiasi momento avrebbe voluto. Il suo tempo Damiàn preferiva ormai impiegarlo meno nelle interviste e più negli aiuti a Lucia. Capisce che il suo matrimonio è infelice e vorrebbe aiutare la figlia della coppia che soffre di disturbi alimentari.

Dall’ombra è un libro claustrofobico, liberatorio, ma anche ironico, intenso e assurdo. Una storia specchio dei tempi in cui viviamo in cui tutti vogliono mostrarsi a tutti e dove dietro questa ossessione narcisistica si nascondono paure, insicurezze e solitudini. Juan José Millas è uno degli scrittori spagnoli contemporanei maggiormente apprezzati; è stato un piacere conoscerlo attraverso questo libro e sarà un impegno approfondirlo con altre sue letture.

Rondini d’inverno

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Estate per molte persone significa ferie e vacanze. Estate per molti lettori significa solo una cosa: il ritorno del commissario Ricciardi.

Lo avevamo lasciato disperato mentre osservava dalla finestra della sua camera la proposta di matrimonio che il tedesco stava facendo ad Enrica, la sua Enrica, nella casa di fronte. Quella finestra attraverso cui l’aveva conosciuta e se n’era innamorato ora gli stava infliggendo la più dura delle pene: vedersi sottrarre l’amore della sua vita.

Siamo nei giorni successivi al Natale ed antecedenti il Capodanno, giorni strani questi quando la frenesia delle feste si va attenuando e sentimenti come la malinconia e l’euforia prendono il sopravvento. La malinconia di un anno che finisce e che magari non è andato come avremmo voluto e l’euforia dell’anno che sta per iniziare, che ci permette di voltare pagina e sperare che le cose, almeno per quest’anno, almeno per stavolta vadano se non bene almeno meglio.

Qualcosa è cambiato nel cuore di Ricciardi, qualcosa si è smosso e nonostante il perpetuo tormento di vedere i morti pochi istanti prima dell’atto fatale, qualcosa nell’animo di Ricciardi è più leggero. Quasi a non voler rovinare questa leggerezza d’animo anche il caso su cui lui e Maione si ritroveranno a lavorare è molto semplice. L’attore Michelangelo Gelmi durante la scena di uno spettacolo ha ucciso la moglie Fedora Marra. Lo hanno visto tutti il colpo di pistola che doveva essere a salve era vero e anche Gelmi non nega di essere stato lui, o meglio ammette di essere l’autore del colpo ma non l’ideatore: sono stato io, ma non sono stato io. 

Ricciardi crede alla buona fede di un uomo innamorato della moglie che mai avrebbe ucciso e decide di approfondire quel delitto la cui risposta sembra già essere scritta a caratteri cubitali. Le cose a pensarci bene non sono sempre come sembrano e in quel mondo, quello del teatro, in cui realtà e finzione si sovrappongono e si fondono stabilire con chiarezza cosa è e cosa non è non è sempre semplice.

Se da un lato ci sono Ricciardi e Maione a lavoro sull’uccisione della talentuosa attrice di rivista, dall’altro lato c’è sempre Maione che offre il suo aiuto ad un affranto dottor Modo intento a salvare la vita di una sua amica brutalmente picchiata e ridotta in fin di vita. Maione ha dimostrato di essere un fedele amico sia con il commissario, sia con il femminiello Bambinella e anche in questa occasione dimostrerà di essere non solo un valido brigadiere e un ottimo padre e marito, ma anche una persona di cui potersi ciecamente fidare.

Maurizio de Giovanni non ha fatto mistero di essere vicino alla conclusione del suo personaggio, probabilmente quello più amato. Pochi anni ancora e poi l’intenzione di andare in pensione una volta libero dai legami contrattuali con la sua casa editrice. Sarà che la fine si avvicina, sarà per altri oscuri motivi che una volta svelato il titolo di questo decimo romanzo paranoia e paura si sono impossessati dei fedelissimi lettori. Quel sipario ha gettato molti nello sconforto: morirà Ricciardi? Quello che in molti hanno dimenticato è che i romanzi del commissario dagli occhi verdi hanno avuto delle tematiche cicliche. Abbiamo iniziato con le stagioni, siamo passati alle festività e siamo approdati nel mondo della canzone napoletana. Quelle rondini d’inverno fanno riferimento alla famosissima e bellissima canzone Rundinellala cui composizione è ben raccontata in queste pagine. Siamo nel mondo della canzone e con questa indagine siamo nel mondo del teatro e della rivista: concludete voi e capite quale sia il sipario a cui si fa riferimento. Maurizio ci ha promesso altri due Ricciardi, non siate catastrofici e non pensate sempre al peggio.

Quanto a questo Rondini d’inverno, ribadire ogni volta la bravura e il talento di Maurizio de Giovanni sembra scontato. Le emozioni sono sempre tangibili e palpabili, ogni pagina si legge con fervore, ogni volta si vorrebbe non finirlo e desiderare di trovare una nuova indagine subito ad attenderci in libreria. Anche stavolta ci tocca aspettare un anno per rivederlo tornare, anche stavolta vorremmo che l’anno volasse per poter ricominciare a rileggerlo.

 

Divorziare con stile

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    • Titolo: Divorziare con stile
    • Autore: Diego De Silva
    • Editore: Einaudi
    • Data di pubblicazione: 13 Giugno 2017
    • Acquista il libro su Amazon: Divorziare con stile

Signore e signori l’avvocato Vincenzo Malinconico è tornato e ne promette delle belle anche questa volta. Lo avevamo lasciato sul lettino di un’analista con tutte le sue elucubrazioni mentali e lo ritroviamo nella sua Napoli impegnato tra cause di separazioni, un’esilarante riunione di ex compagni di scuola, un matrimonio in vista (non il suo) e un nuovo studio tutto made in Ikea con il suo inseparabile Espedito e una segretaria, Gloria, messa lì dal suo amante che a fine mese le paga lo stipendio senza che la poverina lo sappia.

In tutto questo a Vincenzo non gli sembra vero che la signora Veronica Starace Tarallo coniugata con Ugo Starace Tarallo, uno degli avvocati più conosciuti e potenti di Napoli, si sia rivolta a lui per la causa di separazione. La rapina al supermercato da lui abilmente gestita e risolta deve aver accresciuto la sua notorietà, ma Malinconico resta un avvocato di media bravura e con un numero di clienti che si contano su un palmo di una mano (vabbè facciamo due). A Veronica Starace Tarallo no non si può dire, sia perché vuoi mettere lo sfizio e la soddisfazione di battere in tribunale quello sbruffone e montato di testa di Ugo Starace Tarallo e sia perché Veronica è una di quelle donne dalla bellezza e dal fascino unico ed irresistibile capace di rincretinire qualsiasi uomo solo con lo sguardo. Malinconico accetta la causa anche se non è semplicissima visto che affronta l’annosa questione del tradimento virtuale: se scrivo messaggi d’amore, messaggi intimi e espliciti a qualcuno senza mai averlo visto e ho un compagno, lo sto tradendo o no? Il tradimento scritto ha la stessa valenza del tradimento fisico?

Se resistere al fascino e alle avance di Veronica non sarà semplice, per Malinconico non sarà facile neanche sopportare il suo compagno di vecchia data Duccio Crivelli detto Gaviscon che lo asfissia con trame improbabili per il suo primo (si spera) romanzo e che lo trascina a una rimpatriata di vecchi compagni di scuola. Come il celebre film di Carlo Verdone la cena non sarà solo un revival dei bei vecchi tempi; alle risate seguiranno le liti e i ricordi celebrati faranno spazio a quei pensieri che nessuno aveva il coraggio di dire ad alta voce e che invece quella sera prenderanno il sopravvento.

Vincenzo Malinconico è un personaggio irresistibile e questo non si discute. Perché lo è? Perché in Malinconico è facile trovare qualcosa di noi. Vincenzo ha un lavoro che non soddisfa in pieno la sua vita, un lavoro che si potrebbe definire precario e che gli assicura una discreta sopravvivenza. Vincenzo piace inspiegabilmente alle donne ma ha una vita sentimentale disastrosa. L’unica storia che gli funziona è quella con Viola, ma giusto perché Viola ha un marito e quindi bene passare del tempo insieme ma poi ognuno a casa sua. Vincenzo ama i suoi spazi e la sua solitudine e non è ipocrita a negarlo. Vincenzo ha la sua buona dose di preoccupazioni tra ex mogli, figli e colleghi come qualsiasi uomo. In tutto questo riesce ad analizzare i piccoli eventi della vita uscendosene con una scemenza (come avremmo potuto fare noi) o una perla di saggezza che stupisce anche lui nel momento in cui la pronuncia. Vincenzo Malinconico è un filosofo della quotidianità, l’antieroe per cui si deve tifare perché una sua piccola vittoria alla fine è anche un po’ nostra.

Ma quale paradiso?

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In un posto del genere ci vivrei tutto l’anno. E’ una frase che probabilmente avrete detto se avete avuto la fortuna di andarci alle Maldive o semplicemente avete visto una foto del posto su internet o in un’agenzia di viaggi. Le Maldive sono una delle mete turistiche più ambite in assoluto, con sole, mare cristallino e relax, un vero paradiso sulla terra che convincerebbe chiunque a fare i bagagli e trasferirsi. La realtà però è ben diversa da come appare e il reportage di Francesca Borri ha completamente rivoltato l’immagine di giardino dell’eden che siamo abituati a conoscere o meglio a credere di conoscere.

Le Maldive sono un concentrato di povertà, criminalità e corruzione, dove il 5 per cento della popolazione detiene il 95 per cento della ricchezza, dove a farla da padrone sono le gang, dove non puoi sperare nell’aiuto della polizia che dovrebbe proteggerti e che invece con queste gang va a braccetto, dove c’è un uso e uno spaccio spropositato di eroina e dove in teoria c’è la libertà di opinione ma guai a te ad usarla contro l’Islam, perché l’Islam è la religione di stato e non puoi avere religione diversa da questa. Il problema delle Maldive è l’economia, ma anche la politica, e perché no la religione e il suo fanatico fondamentalismo e aggiungeteci pure la Siria, la jihad, la sharia e chissà quante altre cose.

Male, la capitale, è dove risiede la maggior parte della popolazione e dove la maggior parte della popolazione è costretta ad andare per ogni genere di servizi come banche, università, medici o semplicemente per andare a comprare un paio di scarpe. Una capitale che ha i prezzi di Londra con la vita del Burundi. Ovviamente una situazione del genere fa comodo a chi le cose non vuole che cambino, perché una popolazione ridotta alla fame e che vive in condizioni di povertà costante e che non sente di avere l’appoggio della polizia o della politica difficilmente scenderà in piazza per protestare perché semplicemente non ne ha le forze. E’ una popolazione che preferisce bussare alla porta del potente di turno, chiedergli il dovuto, far finta di niente e continuare a sopravvivere.

La realtà desolante che ne esce ci fa entrare meglio nell’ottica e forse ci fa leggermente comprendere perché dalle Maldive parte il più alto numero di foreign fighters. L’Islam per questi ragazzi non è solo una religione con i suoi precetti e le sue preghiere; l’Islam è completa sottomissione al Dio in cui credono e la jihad rappresenta per loro una forma di redenzione e riscatto per poter mettere in atto una giustizia equa. La Siria diventa quella terra per cui è giusto sacrificarsi. Partire ed andare in Siria rappresenta quella svolta economica e morale che la loro terra non è in grado di offrire. Perché la Siria significa non solo avere un lavoro e uno stipendio, ma anche un’identità e una causa valida per cui combattere.

Quello che questo libro vuole provare a raccontarci è che non esiste solo il bianco e il nero, che non ci può essere una netta differenza tra i buoni (che poi saremmo noi occidentali i buoni?) e i cattivi, che non è tutto così chiaro come vorrebbero farci credere, bisogna scavare a fondo e cercare di non restare in superficie e trarre conclusioni ovvie e affrettate.

Ma quale paradiso? ha il pregio di essere un libro che invece di darti risposte ti mette nella posizione di farti domande. È un libro necessario e scusate se uso questo termine che oramai è diventato il più abusato in letteratura. Necessità e bisogno di comprendere, capire e ampliare la nostra mente dovrebbero portarci a prendere libri del genere e leggerli senza neanche esitare. Libri come Ma quale paradiso? li leggi in un’oretta scarsa ma raramente si dimenticano. Libri come questi sono perle rare meglio non lasciarseli sfuggire.