Gli spaiati

gli spaiati

  • Titolo: Gli spaiati
  • Autrice: Ester Viola
  • Editore: Einaudi
  • Data di pubblicazione: 13 Novembre 2018

Quando aspetti tanto una cosa e questa poi arriva e si esaurisce in fretta: altra grande metafora dell’amore direbbe Ester Viola. Spiegare chi è Ester Viola può sembrare superfluo, ma magari c’è ancora chi non la conosce e c’è un girone dell’inferno appositamente per voi. Avvocato e scrittrice, ha una community di persone (inclusa ovviamente la sottoscritta) che dipendono da ogni suoi tweet, che interpretano la sua posta del cuore come se fosse un oracolo e che delle frasi che lancia ne fanno veri e propri insegnamenti di vita da mettere in pratica (e cercate di leggere l’ironia che traspare da queste righe, non siamo una setta di esaltati e fanatici, ve lo assicuro).

Il libro che stavamo aspettando, Gli Spaiati, è il degno erede de L’amore è eterno finché non risponde, che ci ha fatto eleggere Olivia Marni ad eroina dei giorni nostri. Per chi se lo fosse perso (indegni) farò un breve riassunto della puntata precedente. Olivia Marni è un avvocato divorzista che bilancia la sua vita tra cause di matrimoni falliti degli altri e sciagure sentimentali sue. Ex da dimenticare, qualcuno, amiche fidate, una, Viola. L’avevamo lasciata con una precaria vita amorosa ma con un appartamento a via dei Mille vista golfo e la ritroviamo felicemente fidanzata con Luca e trasferita a Milano, perché nella vita mica puoi avere tutto e tutto insieme?

A proposito di Luca, occorre aggiungere che era il suo capo nello studio di Napoli e che è stato l’ex fidanzato di Viola e dopo di lei c’era stato il matrimonio e due figli con Carla. Il codice etico nelle amicizie tra donne prevede che il mio ex non potrà mai essere il tuo nuovo fidanzato, pena la fine della nostra amicizia. È un tacito accordo che non ha bisogno neanche di essere messo per iscritto perché tutte sanno che l’ex della tua amica è off limits. Gli accordi sono fatti per essere infranti, direbbe qualcuno; l’amore non conosce regole, direbbe qualcun altro; se ora ti sei presa l’ex della tua amica non ti stupire che questa ti ha tagliato fuori dalla sua vita, dico io.

Eccola adesso Olivia a dividersi tra il lavoro nel nuovo studio e la vita di coppia nella sua nuova casa con Luca (che sarà pure bella ma è pur sempre a Milano). Dovrebbe essere felice, ma le persone come Olivia sono quelle che cercano la felicità a tutti i costi e quando arriva non la vivono ma pensano a quando la perderanno e tornerà tutto come prima. Non sono fatti per il vivi il momento, sono impegnati a raccogliere i cocci di un vaso che ancora non si è rotto. Vogliono un amore come ce l’hanno tutti, ma una volta che lo trovano e ci sono dentro rimpiangono il momento beato in cui stavano soli. Sono gli spaiati, quelli allergici ai rapporti, che non sanno come si sta nelle relazioni perché non sanno neanche da dove si comincia in una coppia.

Alla consapevolezza di essere una spaiata aggiungete la paura che tutto possa finire da un momento all’altro, il terrore che un giorno Luca rinsavisca e dica in verità ho sempre amato Viola, l’ansia di non essere all’altezza nel nuovo studio legale, la voglia di piacere a una nuova collega per farsela amica, l’insistenza di un giornalista carino che ancora non ha fatto capire dove vuole andare a parare e vi verrà voglia di prendere Olivia e dirle: ma perché non mandi tutto per aria e ti apri un chioschetto a Mergellina di pizzelle e panzarotti che il fritto farà pure male ma vuoi mettere quanto è buono?

Probabilmente diventare adulti è anche questo, bilanciare l’ansia e le paure, conviverci, farle tue e andare avanti nonostante questi, nonostante tutto. Ester Viola ci parla di sentimenti e relazioni senza mai indorare la pillola, senza mai uscirsene con quelle frasi mielose che ci fanno stare peggio, altro che bene. In questo libro ci svela un altro lato delle relazioni, ci mette al corrente delle paure che tutti hanno e come spesso capita con ciò che scrive Ester Viola, ci sentiamo più comprese e meno sole. Tutti si lasciano è solo questione di quando, diceva nel precedente; ecco prima di arrivare al quando, impegniamoci per essere il meno spaiati possibile.

PS: Napoli c’è meno, ma c’è, perché questa città riesce ad esser presente anche quando è assente.

Cara Napoli

cara napoli

  • Titolo: Cara Napoli
  • Autore: Lorenzo Marone
  • Editore: Feltrinelli
  • Data di pubblicazione: 8 novembre 2018

Cara Napoli ti scrivo, potremmo dire parafrasando la celebre canzone di Lucio Dalla. Cosa ti scrivo? Abbiamo l’imbarazzo della scelta. Da ogni cosa a Napoli, bella o brutta che sia, si può ricavare un racconto e da questa idea che sono nati i Granelli, rubrica che Lorenzo Marone cura settimanalmente su Repubblica Napoli. Maurizio de Giovanni nelle sue presentazioni dice spesso questo: io sono napoletano e nella vita avrei potuto fare solo lo scrittore, perché ovunque ti giri c’è una storia che aspetta di essere raccontata. Dai dettagli che Marone osserva nella sua città riesce a farci dei racconti che Feltrinelli ha raccolto in questo libro.

Cara Napoli si apre con una passeggiata per le strade della città, con lo scrittore impegnato nella ricerca di un colore per identificarla. Di solito quando si pensa a Napoli si pensa all’azzurro: quello del mare, del cielo, della squadra, ma per Marone il colore di Napoli è il grigio, quella tinta intermedia tra il bianco e il nero, troppo netti per identificare una città che vive di sfumature. Di grigio esistono ben seicento variazioni, come poter dare un solo colore a una città che vive di contraddizioni? Napoli è tutto e il contrario di tutto, definirla è un azzardo, capirla è un’impresa.

Napoli è una variabile costante con una realtà capace di cambiare in soli cento metri. Accanto a un palazzo nobiliare troverete un basso con l’intonaco scrostato, c’è la metropolitana con le stazioni più belle al mondo ma fortunato chi riesce a prenderla (io detengo il record di attesa di 35 minuti a Toledo); ha una storia millenaria piena di primati che le altre città si sognano (la prima ferrovia, l’università laica più antica, la più antica fabbrica di navi) ma se li dimenticano un po’ tutti; ha i tesori di valore che lasciano marcire piuttosto che valorizzarli. È una città difficile Napoli, e non mi riferisco alla questione Gomorra. È una città complicata perché bisogna lavorare il doppio per dimostrare che è sullo piano delle altre. Il lavoro da fare è sempre in salita, come se in una gara partisse cento metri dietro rispetto agli avversari. È una città che vive di ossimori, in cui paradiso e inferno, bellezza e bruttezza, miseria e nobiltà, viaggiano in parallelo per poi mischiarsi all’improvviso. Assurdo? No, è Napoli. Non è un caso che le sezioni del libro siano divise in nord-sud, acqua-fuoco, storie-leggende: è un rimando alla contrapposizione costante.

A questo punto vi immagino scoraggiati, magari volevate venire a Napoli e vi ho fatto cambiare idea, della serie ma chi me o’ fa fare? Aspettate un attimo e siate più fiduciosi perché vi dico che nonostante questo, nonostante tutto, Napoli ha la capacità di far innamorare chiunque decida di non fermarsi all’apparenza. È come quel fidanzato stronzo che vi tratta una munnezza ma che vi fa dire: ca’ aggia farè? Io lo amo. Napoli ha quel fascino a cui pochissimi sanno resistere, ha infinite risorse e la forza di trovare il buono laddove sembra non esserci. È una città dotata di accoglienza e che non conosce il pregiudizio perché sa da sola cosa vuol dire avercelo appiccicato addosso da sempre. Napoli adotta chiunque, chiunque le mostri rispetto viene considerato suo figlio senza troppe formalità. Napoli è l’arte di arrangiarsi, la battuta sempre pronta, il sorriso sulle labbra anche se il periodo è nero, la maestosità del Vesuvio, la forza del mare agitato, il calore dei vicoli, il vociare delle persone a tutte le ore… Insomma non è solo pizza, babà e sfogliatelle da una parte o Gomorra nell’altra; è tante di quelle cose che sentite a me, leggetevi Cara Napoli ché Lorenzo Marone ve lo spiega meglio.  

La notte non vuole venire

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  • Titolo: La notte non vuole venire
  • Autore: Alessio Arena
  • Editore: Fandango
  • Data di pubblicazione: 4 Ottobre 2018

Ciò che hai appena letto è un romanzo di finzione ispirato alla vita di Griselda Andretini in arte Gilda Mignonette.

Quando ho finito di leggere La notte non vuole venire e ho letto questo passaggio ho pensato che a quel punto non mi interessava più sapere cosa fosse vero e cosa falso, cosa corrispondeva a verità certificata e cosa a pura finzione narrativa. Voglio immaginare che la vita di Gilda Andreatini conosciuta come la Mignonette sia andata proprio come Alessio Arena me l’ha raccontata attraverso i ricordi di Esterina, la guagliona che il giorno che vide la Mignonette in trattoria non si fece scrupoli a proporsi come sua assistente visto che aveva sentito che Gilda era in partenza con gli Stati Uniti e la guagliona voleva partire con lei.

Il racconto inizia sulla nave che riportava la Mignonette in patria per realizzare il suo ultimo desiderio e cioè morire nella sua amata Napoli. Esterina ricorda la parte della sua vita trascorsa accanto a Donna Gilda, dagli inizi nei teatri di New York fino a giorno in cui dopo l’insospettabile tradimento della guagliona, Donna Gilda pose fine a qualsiasi tipo di rapporto con lei.

Ricorda quando Gilda la vide, minuta e con una capigliatura completamente bianca che la faceva sembrare più vecchia di quello che era. Gilda pensò che una guagliona così le avrebbe fatto comodo, ma cosa più importante Esterina non avrebbe mai rappresentato un pericolo per lei che abituata alle luci della ribalta era abituata anche ad avere tutta l’attenzione su di sé. Insomma nessuno si sarebbe voltato a guardare Esterina quando potevano ammirare Gilda.

La Mignonette quindi si apprestava a conquistare gli Stati Uniti grazie ad una tournée organizzata nel Paese del nuovo continente dal suo futuro marito, l’imprenditore Frank Acierno. A New York e non solo ad attenderla c’erano gli italiani approdati anni prima e che avevano eletto la Mignonette come la voce dei migranti e che grazie alle canzoni che cantava potevano rivivere le emozioni della patria ormai lontana. Un’ascesa professionale certa e un futuro marito follemente innamorato e che si era messo a suo completo servizio facevano di Gilda una donna realizzata in tutti i campi, ma non è tutto oro quello che luccica e il matrimonio all’apparenza solido e fondato sull’amore reciproco aveva una crepa non indifferente e anche se Gilda professionalmente racimolava successi, dal punto di vista privato dovette subire varie batoste, tra cui il sapere di non poter avere figli che accentuarono la sua dipendenza dall’alcool, già fortemente fuori controllo. In tutto ciò la guagliona era sempre al suo fianco, o meglio al suo servizio, beneficiando dell’amicizia del poeta Federico Garcia Lorca, che l’aiuterà in un momento cruciale della sua vita ed otterrà ciò che Gilda credeva esser completamente suo.

Alessio Arena, cantautore e scrittore napoletano, ci fa conoscere la straordinaria vita di una cantante che ha segnato un’epoca e che è stata la voce di Napoli nel mondo per molti anni. Ammetto l’ignoranza: non avevo idea di chi fosse la Mignonette. Merito ad Arena di averla raccontata facendomi appassionare pagina dopo pagina. Riammetto l’ignoranza: conoscevo poco o niente l’autore. Di Alessio Arena avevo letto giusto un suo racconto qualche anno fa contenuto in Panamericana edito La Nuova Frontiera (e già avevo detto che il suo racconto insieme a quello di Paolo Piccirillo erano i migliori in assoluto). Grazie ad Arena ho scoperto Alejandro Palomas avendo lui tradotto due suoi libri (e gli sarò sempre grata di avermi fatto conoscere Palomas), ma di suoi libri avevo letto niente.

Poche settimane fa mi è stato consigliato, o meglio, mi è stato detto: recupera tutti i libri di Alessio Arena perché è uno scrittore che merita. Questo libro ne è la conferma. Leggo tanto, di storie belle ne trovo parecchie e di autori bravi anche, ecco Alessio Arena è bravissimo e scrive storie che valgono la pena di essere lette: vi pare poco?

Confessioni di un NEET

confessioni di un neet

  • Titolo: Confessioni di un neet
  • Autore: Sandro Frizziero
  • Editore: Fazi
  • Data di pubblicazione: 13 settembre 2018

NEET è un acronimo che sta a significare not in education, employment or training e indica persone che non studiano, non lavorano e non sono alla ricerca di questo. Se all’inizio si indicava una particolare fascia d’età che andava dai 16 ai 24 anni, con il passare del tempo si è sempre più allargata arrivando fino ai 35 anni. Il Italia nell’ultimo rapporto dell’ISTAT i NEET risultano oltre due milioni e ci hanno fatto guadagnare la maglia nera tra i 28 Paesi dell’Unione Europea.

Sandro Frizziero nel suo libro d’esordio Confessioni di un NEET uscito a settembre per la Fazi Editore ha fatto di un NEET il protagonista del suo romanzo. Lui è un giovane che vive ancora con i suoi genitori da cui dipende non solo dal punto di vista economico. Passa le giornate isolato nella sua cameretta, fisso di fronte al PC che rappresenta la sua unica finestra sul mondo e intrattiene delle conversazioni con i sue due gatti, Asia e Nina. Il PC è la sua ossessione, l’unico strumento da cui fruisce notizie, le assimila e le commenta sui vari social network che rappresentano la sua valvola di sfogo e che gli permettono di criticare la società e le persone che la costituiscono e su cui scarica la sua frustrazione che probabilmente non è neanche cosciente di avere.

I suoi genitori sono convinti di avere un figlio che si danna alla ricerca di questo benedetto lavoro che però non si trova e lo aiutano procurandogli colloqui di lavoro, dove ovviamente lui non fa il minimo sforzo per sembrare una persona d’assumere e gli sono gli stessi genitori ad incoraggiarlo ogni volta che un colloquio è andato male, perché prima o poi anche lui troverà un posto adeguato alla sua persona.

Di quel sistema che offre lavoro sottopagato lui non ha intenzione di farne parte. Di quella società che impone di avere un lavoro che ti dia dei soldi perché senza soldi sei nessuno e non puoi fare niente, lui se ne chiama fuori. Neanche le relazioni sociali lo interessano, troppo stress, troppe complicazioni e poi avere una fidanzata significherebbe portarla fuori a cena, farle regali, andare in vacanza insieme e si riproporrebbe di nuovo il problema soldi, quindi azzerando qualsiasi tipo di rapporto si può sopravvivere lo stesso.

Il solo ed unico obiettivo è quello di diventare fluido e potersi quindi assimilare nella sostanza da cui lui dipende: la rete.

Il romanzo di Sandro Frizziero racconta uno dei fenomeni con cui ormai da tempo facciamo i conti. Giovani stanchi dell’assenza di lavoro che preferiscono far niente. Giovani non disposti ad alcun tipo di sacrificio che pensano bene di starsene a casa con mamma e papà fino a quando sarà possibile e poi magari ritrovarsi a quarant’anni senza lavoro, senza esperienze e senza avere la benché minima idea di cosa fare. Il protagonista di questo romanzo non permette di simpatizzare con lui neanche un momento e questo ne condiziona la lettura. Nel senso che mi è stato talmente antipatico con la sua aria da saccente e il suo essere così apatico che non ha fatto scoccare la scintilla con questo libro. Chissà se queste erano le intenzioni dell’autore.

Napoli mon amour

napoli mon amour

  • Titolo: Napoli mon amour
  • Autore: Alessio Forgione
  • Editore: NN Editore
  • Data di pubblicazione: 20 settembre 2018

È andata più o meno così.

Napoli mon amour di Alessio Forgione era l’uscita che più aspettavo in questo 2018, quando a catturarmi bastò semplicemente il titolo (poetico, senza dubbio) visto in vari articoli sui libro che avremmo letto quest’anno. Non conoscevo la trama, non avevo visto la copertina, non mi interessava chi fosse l’autore. Che Napoli mon amour mi sarebbe piaciuto lo sapevo dall’inizio e i dettagli svelati poco per volta non hanno fatto che confermare le sensazioni giuste.

Cosa ha di speciale questo libro di cui fortunatamente in molti stanno parlando? Un protagonista unico e malinconico, una storia d’amore dolce e struggente, una città splendida come Napoli che come una donna sai che farà male amarla, ma senza non sai se riesci a sopravvivere.

Amoresano è un trentenne, due lauree e qualche anno passato sulle navi e un presente da disoccupato come molte altri della sua età e non solo, costretto a barcamenarsi tra colloqui assurdi nella speranza di trovare un lavoretto o qualsiasi tipo di impiego che gli faccia sbarcare il lunario (sembra di sentire Troisi che nel suo sketch L’annunciazione diceva: ma è possibile che a Napoli solo lavoro non si trova? deve esserci per forza un’altra parola vicino?). Nelle giornate passate alla ricerca di lavoro le uniche cose belle di Amoresano erano le serate passate con l’amico Russo tra chiacchiere e birre e le partite del Napoli, unica vera fonte di gioia perché quando il Napoli vinse lo scudetto lui era troppo piccolo per goderselo veramente, mentre quest’anno se dovesse veramente succedere…

Degli anni passati sulle navi restavano i pochi risparmi messi da parte, un tesoretto da gestire con parsimonia, perché consapevole che terminato quello le cose si sarebbero messe male seriamente. La decisione poteva essere una sola: finiti i soldi la faceva finita anche lui. Non lo spaventava l’idea di mettere fine alla sua vita con quella facilità, segno che viveva o moriva per lui era lo stesso.

La vede una sera che lo streaming non funzionava e che lo aveva costretto a cercare il primo bar aperto che trasmettesse la partita del Napoli. La vede di sfuggita, quel tanto che basta per farti capire che è lei. È talmente preso da quella ragazza che abbandona il Napoli (che tanto stava vincendo) e la segue, lui timidissimo e incapace di qualsiasi primo approccio, ma una ragazza del genere non la si lascia sfuggire. Si presenta come Lola (come quella di Nabokov), gli lascia il suo numero e Amoresano capisce che la vita lo stava solo preparando a quell’incontro.

Lola lo travolge. È ancora senza lavoro ed è ancora consapevole che finiti i soldi finirà la festa, ma con Lola accanto tutto è diverso, tutto è più bello. L’energia che sprigiona quella ragazza lo risucchia, trascorre le sue giornate nell’attesa di poterla chiamare, con l’ansia di volerla vedere. Lola gli ha ridato la linfa persa, la leggerezza accantonata a causa dei mille problemi da affrontare, tanto che ad Amoresano ritorna la voglia di scrivere e provarci davvero a fare lo scrittore, come il suo mito Raffaele La Capria.

La vita è quella cosa che ti fa assaporare la felicità, ti fa abituare agli effetti che provoca e poi ti toglie tutto all’improvviso e Amoresano è costretto a rimescolare le carte o per usare lo sport da lui amato deve ricominciare una nuova partita.

Napoli mon amour è stato osannato dalla critica e definito un caso letterario che per un romanzo di un esordiente non è roba di poco conto. Non me ne voglia l’autore che ha dichiarato che non è un romanzo generazionale, ma senza dubbio è un ritratto di quella che è la condizione precaria dei trentenni di oggi e non solo. Trentenni costretti a svolgere lavori dequalificati, perché lavorare per ciò che hanno studiato o per cui aspirano è pura utopia. Giovani che se vogliono realizzare i propri sogni sono consapevoli che devono farlo lontano da qui, perché se decidi di restare in determinate parti d’Italia ti devi accontentare di quello che trovi (e se lo trovi devi pure ringraziare di averlo trovato).

E come direbbero le splendide quarte di copertina NN Editore: questo libro è per chi ama il mare e non ha paura di perdersi nelle sue profondità.

Vedi Napoli e poi muori, dicono. Vedi Napoli e poi te ne vai, hanno detto. Vedi Napoli e poi res(is)ti, dico.

P.S. ufficialmente la prima #Forgioners

P.P.S: «Sei più bella del Napoli che vince 4 a 1 a Bologna» è una dichiarazione d’amore che vale più di mille romanticherie

(Questo post è presente anche su Idea Napoli)

Tutto male finché dura

tutto male finché dura

  • Titolo: Tutto male finché dura
  • Autore: Paolo Zardi
  • Editore: Feltrinelli
  • Data di pubblicazione: 3 Maggio 2018

Il protagonista di Tutto male finché dura lo chiameremo canaglia, perché sul blog le parolacce non sono consentite e gli appellativi che gli dedicherei sarebbero solo insulti. La canaglia per vivere ricorre a svariate identità fittizie, lavora in uno studio dentistico (ma non è dentista, quello vero è sparito mesi prima e lui ne ha preso il posto) ed esercita la professione su stranieri che pagano subito per le cure richieste.

Se passi la vita a crearti identità per truffare il prossimo devi mettere in conto che un giorno la polizia ti scambi per un criminale sbattendoti dentro. Dopo mesi trascorsi in carcere la canaglia si ritrova senza casa, senza studio a cui hanno messo i sigilli e un debito di settanta mila euro con un usuraio e due criminali alle calcagna che se non riscuotono la cifra lo ammazzano: più chiaro di cosi?

A questo punto cosa fa la canaglia se non tornare da quell’anima santa dell’ex moglie da cui ha avuto due figlie che a stento conosce? Marta, la ex, è una donna che si spacca la schiena per portare avanti la famiglia visto che ha avuto un marito che quando era tale non lo faceva e che quando non lo era più non ha mai provveduto al mantenimento. Marta ha cresciuto le sue figlie Elisa e Lucia in completa solitudine, arrangiandosi quanto più ha potuto per non far mancare niente alle due e che ha un animo così buono che quando alla porta si ritrova il suo ex marito lo riaccoglie, gli offre il divano e si lascia abbindolare di nuovo dalle bugie che lui le racconta. L’uomo infatti spera di poter ottenere il denaro necessario proprio da Marta e nell’attesa che ceda le fa credere di dannarsi nella ricerca di un lavoro mentre invece si immischia in altri traffici illeciti.

Si può simpatizzare con un individuo del genere? Sì, si può. Umanamente si è più vicini a Marta, una donna dalle mille qualità, con una pazienza infinita e con un animo puro e gentile pronta a riaccogliere l’uomo che le ha spezzato il cuore più di una volta e che non è stato il padre che avrebbe desiderato per le sue figlie. Vigliaccamente però facciamo il tifo per quell’essere ignobile, che rifugge dalle responsabilità, che ha una vita privata promiscua, che campa d’espedienti, che pensa a fregare il prossimo e che non fa nulla per riparare agli errori fatti perché semplicemente lui gli errori che compie neanche li nota. Vivere all’ennesima potenza, cercando scorciatoie e approfittando delle situazioni… insomma chi non vorrebbe farlo? Chi non vorrebbe mettersi alle spalle il politicamente corretto e le regole e darsi a una vita del genere?

Paolo Zardi ha scritto un romanzo con un protagonista detestabile, cinico e meschino che nonostante le pessime qualità riesce a farsi amare tanto da fare il tifo per lui augurandogli che riesca nei suoi loschi piani.

L’educazione

l'educazione

  • Titolo: L’educazione
  • Autrice: Tara Westover
  • Editore: Feltrinelli
  • Data di pubblicazione: 31 Maggio 2018

Tara e la sua famiglia vivono sulle montagne dell’Idaho e si professano mormoni. Il mormonismo è una delle tante religioni esistenti che afferma di ricollegarsi al cristianesimo ma che il cristianesimo invece non riconosce tanto che le branchie cattoliche e protestanti la considerano una falsa religione. Il mormonismo infatti nega i principi fondanti del cristianesimo per poter essere riconosciuto come tale e soprattutto ha sviluppato tante di quelle sfumature che è difficile stabilirne le dottrine.

Il padre di Tara ha cresciuto i suoi figli con l’idea che tutto ciò che non deriva dalle sacre scritture deve essere visto come il male e in questo rientravano le istituzioni, la legge, la medicina, l’istruzione ecc… Nessuno della famiglia di Tara era registrato all’anagrafe e questo rendeva incerte le precise date di nascita. Nessuno era stato mai visitato da un dottore e in caso di malattia c’erano le erbe guaritrici della mamma. Nessuno soprattutto era stato a scuola perché i libri erano il demonio e l’istruzione arrivava da persone impegnate a fare il lavaggio del cervello. Tara era cresciuta con una visione del mondo molto limitata. Se il papà diceva che la scuola era il male a lei toccava crederlo perché la prima educazione viene dalla persone che ci hanno messo al mondo e che in teoria ci preparano al meglio.

Il padre di Tara però era un uomo che conduceva una lotta continua contro nemici che vedeva ovunque, che lavorava nella discarica portando dietro i figli per raccattare metalli da rivendere e che preparava se stesso e la sua famiglia all’imminente fine del mondo. La madre di Tara che ogni tanto cercava di ammorbidire le vedute rigide del marito si occupava della preparazione di unguenti e di erbe medicinali e divenne ostetrica facendo partorire le donne della zona che come loro non avrebbero mai messo piede in un ospedale. Sempre la mamma si era occupata dell’istruzione dei figli, un’istruzione che Tara sintetizza così: potevi imparare tutto quello che riuscivi a studiare da solo, dopo che avevi finito di lavorare. 

Scuole, libri, materie e tanto altro erano cose sconosciute fino a quando Tyler, il fratello di Tara, decise di lasciare la famiglia per andare in una scuola vera inculcando l’idea alla sorella minore. Funziona così di solito, una realtà ti sta bene fino a quando hai conosciuto solo quella. Basta spostarti un attimo, renderti conto che esistono altre realtà differenti dall’unica che hai sempre conosciuto e reputato giusta per desiderare di provarne altre. Per Tara il lavoro in discarica, le erbe delle mamma, i libri sfogliati e mai letti veramente andavano bene perché non aveva mai conosciuto altro. Non aveva idea di cosa succedesse nel mondo perché la televisione in casa era vietata. Non conosceva la storia recente perché i libri differenti dalla Bibbia non erano ammessi. Se suo fratello era andato via per frequentare la scuola questo poteva farlo anche lei, voleva farlo, perché era stanca di rischiare la vita ogni volta che andava in discarica col padre, così come era stanca delle violenze di suo fratello Shawn a cui i genitori non credevano.

Tara Westover ha raccontato la sua storia. Un’infanzia e prima adolescenza di cui lei per anni si era vergognata e che aveva cercato in tutti i modi di nascondere e reprimere. Quei legami familiari che erano stati il suo tutto andavano recisi, perché fino a quando restava ancorata a loro il suo cambiamento non poteva essere completo. Ha raccontato la sua storia di emancipazione avvenuta grazie all’istruzione che ha dato un senso e una svolta alla sua vita, facendole accettare la sua storia e comprendendo di essere diventata attraverso quell’educazione una persona diversa.

Asimmetria

asimmetria

  • Titolo: Asimmetria
  • Autrice: Lisa Halliday
  • Editore: Feltrinelli
  • Data di pubblicazione: 30 Agosto 2018

Ci sono dei libri di cui si hanno aspettative altissime: perché? I motivi possono essere svariati. Un autore che segui dall’inizio e le cui opere le senti ormai anche un po’ tue, una trama decisamente promettente o un caso editoriale che ha fatto già parlare parecchie persone.

Con Asimmetria ci troviamo nel terzo punto, un caso editoriale che negli Stati Uniti già prima di uscire ha vinto il Premio Whiting nel 2017 per la narrativa, insomma un esordio promettente. Il motivo è presto detto, l’autrice Lisa Halliday in questo libro racconta della sua personale relazione con un mostro sacro della letteratura: Philip Roth. Normale che tutti gli occhi fossero puntati su questo libro perché confessiamolo, la letteratura ci piace, ma il puro gossip ci attrae ancora di più.

Alice è una ragazza di venticinque anni che lavora a New York in una casa editrice. Incontra per caso un giorno al parco un signore che lei capirà subito di chi si tratta: Ezra Blazer. Scrittore tra i più importanti, vincitore del Premio Pulitzer e che per una giovane che lavora in una casa editrice tale incontro vale di più di quello con una celebrità hollywoodiana.

La relazione tra i due nasce subito con Ezra che fin da subito provvede a lei in ogni modo possibile, aiutandola economicamente e soddisfacendo ogni suo piccolo desiderio. Differenza d’età e i suoi numerosi acciacchi fisici non sembrano preoccupare più di tanto Alice, che non rinuncerebbe mai al suo rapporto con Ezra.

Amar per cause a lui ignote si ritrova bloccato in aeroporto per quasi due giorni. Facendo scalo a Heathrow con l’intento di fermarsi un weekend da un suo amico per ripartire per l’Iraq per far visita a suo fratello. I controlli divenuti sempre più rigidi per questioni di sicurezza fanno sì che lui si ritrovi bloccato in aeroporto facendo il medesimo interrogatorio con diversi operatori lì. Sempre le stesse domande a cui lui risponde sempre con le stesse risposte che sembrano non convincerli del tutto tanto da non lasciargli via libera.

Bloccato in quella situazione paradossale ripensa ad episodi del suo passato, a partire dall’assurda storia della sua nascita avvenuta in volo e che gli ha regalato doppia cittadinanza, americana e irachena. Ripensa alla sua famiglia, a suo fratello in particolare che non vede da anni, alla sua relazione, ai suoi studi, ai suoi lavori precedenti  e alla situazione politica e sociale del suo Paese.

Asimmetria è un libro sulle relazioni asimmetriche che intrecciamo con gli altri. Ragionandoci sopra possiamo dire che i rapporti tra due persone non sono mai alla pari. In una coppia ci sarà chi ama di più, chi rischia di più, chi darà di più e questo vale anche in amicizia e questo crea rapporti che possiamo definire sbilanciati. Se prendiamo Alice e Ezra il rapporto non è alla pari e non parlo solo dell’ovvia differenza d’età. Ezra le offre tutto ciò che possiede rendendo Alice una beneficiaria passiva. Alice però è più coinvolta emotivamente e vorrebbe un rapporto più stabile e alla luce del sole. Alice poi ha un sogno nel cassetto chiamato libro, ma avendo al suo fianco un mostro sacro come Ezra comprende che sarebbe inutile pubblicarlo perché non sarà mai al suo livello.

Dai rapporti personali il focus si sposta a una questione più ampia, Occidente e Oriente, due parti dello stesso mondo incompatibili per storia e concetti. Amar riflette sui rapporti dei suoi due Paesi, Usa e Iraq, col più forte che ha sempre dominato sul più debole in nome di concetti universali quali democrazia e libertà, ma chi ci dice che i concetti di democrazia e libertà degli Usa siano validi per tutti? Chi lo ha stabilito? Come può un Paese invadere un altro per importare la sua visione di democrazia senza preoccuparsi che questa coincida col Paese invaso? Lo fa perché nell’eterna lotta tra forti e deboli i forti impongono e i deboli subiscono.

Lisa Halliday ha scritto un libro che affronta mille contrapposizioni e che ti porta a un continuo riflettere: giovinezza e vecchiaia, oriente e occidente, amore e politica.

Le ricette della signora Tokue

le ricette della signora tokue

  • Titolo: Le ricette della signora Tokue
  • Autore: Durian Sukegawa
  • Editore: Einaudi
  • Data di pubblicazione: 6 Febbraio

Sentaro ha un piccolo negozio di dolciumi le cui specialità sono i dorayaki, dolcetti tipici giapponesi formati da pan di spagna e al cui interno c’è una salsa ricavata da fagioli azuki. Quelli erano i dolcetti che preparava il precedente proprietario e quando Sentaro ha preso le redini del negozio ha portato avanti la tradizione.

Ad essere onesti il suo sogno non era quello di essere pasticciere, si era ritrovato ad esserlo suo malgrado dopo aver dovuto rimediare ai suoi errori passati e ciò che lo legava a quel negozio era semplicemente un debito che doveva ripagare e una volta estinto avrebbe potuto dedicarsi alla sua carriera di scrittore.

Quando un giorno una vecchietta si propose come aiutante Sentaro rimase senza parole. Non era adatta per quel lavoro, ma non se la sentiva di offenderla con un no secco. Ripresentatasi qualche giorno più tardi e tornando alla carica per il posto chiese a Sentaro di assaggiare la sua salsa di fagioli prima di prendere la decisione finale. Rimasto solo e assaggiata la salsa Sentaro pensò che quella era la salsa di fagioli più buona che avesse mai provato, nulla a che vedere con quel composto già pronto che metteva nei suoi dorayaki. Gli balzò di prendere in considerazione la possibilità di tenere la signora in negozio con lui, imparare i segreti della sua salsa e poterla quindi replicare, ma ciò che più lo turbava erano le mani della signora Tokue, del tutto deformate e che non offrivano un bello spettacolo per chi le notava. Cosa avrebbero pensato i clienti? E se la vista di quelle mani li infastidiva a tal punto da non mettere più piede nel suo negozio? Fino a quando non ripagava il debito Sentaro non poteva azzardare così tanto. Decise di tenerla solo per la preparazione della salsa, facendola stare solo in cucina nessuno l’avrebbe notata.

Quando la signora Tokue preparò per la prima volta la salsa per Sentaro fu uno spettacolo puro. La cura che metteva, la passione e l’attenzione che prestava lui non li aveva mai riposti. Per Sentaro era un lavoro di routine fatto perché a fine mese aveva delle scadenze, per la signora Tokue era tutt’altro e il tocco che mise non passò inosservato tanto che i clienti aumentarono a vista d’occhio.

Tutte le cose belle però finiscono e quando la padrona del negozio venne a conoscenza della nuova presenza, intimò a Sentaro di licenziarla. Quelle mani erano segno di qualcosa di più grave che poteva essere ancora contagioso, come poteva non capire la gravità di quella situazione? Era certo che non poteva ancora fare a meno di lei, della sua salsa e della sua presenza a cui ormai si era abituato.

Malinconico e struggente Le ricette della signora Tokue è un libro all’apparenza semplice ma che sotto sotto nasconde molteplici insegnamenti. Parla dei dolori che la vita spesso ci riserva e sulla forza necessaria per poterli superare. La vita ci mette costantemente in ginocchio ma quello che conta è la forza di rialzarsi, riprovarci, rischiare e reagire e soprattutto dell’importanza di trovare una ragione che ci faccia andare avanti.

La felicità del cactus

la felicità del cactus

  • Titolo: La felicità del cactus
  • Autrice: Sarah Haywood
  • Editore: Feltrinelli
  • Data di pubblicazione: 28 Giugno 2018

Se qualcuno chiedesse a Susan Green com’è la sua vita le risponderebbe che è perfetta. Ha un appartamento a Londra della misura giusta, un lavoro che la soddisfa, una relazione con un uomo con cui ha stabilito tutto e che non prevede alcun coinvolgimento emotivo. Non ha amici Susan, se non qualche conoscenza, ma a lei non importa, sa che per tutto ciò che le accade può contare su se stessa ed è questo ciò che conta.

Quando la madre di Susan muore lasciando l’usufrutto della casa a suo fratello ecco che nella vita di Susan irrompe il primo inghippo. I rapporti con il fratello non sono mai stati idilliaci, lo ha sempre considerato uno scansafatiche e approfittatore che viveva ancora sulle spalle della madre, ragion per cui Susan sa che quella decisione non può essere stata presa dalla madre senza le pressioni del fratello e quindi non ha nessuna intenzione di fargliela passare liscia. Si convince che il fratello abbia fatto una sorta di lavaggio del cervello alla madre tanto da convincerla a prendere quell’assurda decisione e quindi inizia la sua battaglia legale per far sì che abbia giustizia e la parte di eredità che merita.

Il secondo inghippo per Susan è che scopre di essere incinta, ragion per cui l’eredità le farebbe comodo, in modo da acquistare una casa più grande che ospiti entrambi (il padre in questa equazione non è menzionato).

Nella vita perfettamente calcolata da Susan un figlio non era previsto. Non si era immaginata madre, ma ora che aveva scoperto di essere incinta aveva capito che un figlio lo voleva e che bastava organizzarsi e tutto sarebbe andato per il meglio. Se le altre non erano capaci di lavorare e gestire i figli è perché semplicemente non si sapevano organizzare.

Quando inizia la sua battaglia legale contro il fratello e le cose non andranno come previsto, Susan troverà conforto ed appoggio nelle persone più impensabili. Kate, la sua vicina di casa da poco abbandonata dal marito e Robert, l’amico di suo fratello Edward che non solo staranno al suo fianco ma si dimostreranno amici e faranno pian piano uscire Susan da quell’armatura in cui si era rifugiata. In fondo Susan era un po’ come i suoi cactus che con le loro spine impedivano a chiunque di toccarli.

La felicità del cactus è un romanzo spassoso e con una protagonista tanto assurda che vorresti prima abbracciare e poi mandarla a quel paese. Susan Green sarebbe potuta essere un personaggio detestabile a causa della sua estrema rigidità e della sua smania di controllo e che invece subito fa breccia, perché non ci vuole molto a capire che le persone in apparenza più forti sono in realtà le più fragili e la voglia di tenere tutto sotto controllo è determinata dall’idea che tutto ciò che controlliamo può essere gestito ed affrontato. In fondo, basta così poco per fiorire.