Le ragazze

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    • Titolo: Le ragazze
    • Autrice: Emma Cline
    • Editore: Einaudi
    • Data di pubblicazione: 27 Settembre 2016
    • Acquista il libro su Amazon: Le ragazze

E’ l’estate del 1969 ed Evie si prepara a trascorrerla nell’indifferenza totale. Non ha programmato una vacanza che la porterà in giro prima dell’inizio del college a settembre, piuttosto passerà i giorni all’apparenza piatti in compagnia della sua amica Connie. Lei e Connie sono amiche dalla medie e Evie ha una cotta pazzesca per suo fratello e si può dire che il motivo per cui passa tanto tempo a casa di Connie è proprio per avere un pretesto per stargli accanto. Quando lui se ne va di casa Connie le dice senza mezzi termini che aveva capito di essere il mezzo per arrivare al fratello e che la loro amicizia era da considerare un capitolo chiuso. Per Evie quell’episodio era da aggiungere a tutte le altre insoddisfazioni della sua vita. Figlia di genitori separati che avevano trovato la loro felicità in altre persone, una classe sociale in cui si era ritrovata per caso grazie alla nonna famosa attrice e nessun amico che sentisse tale e che la facesse sentire desiderata.

E’ un giorno al parco che vede per la prima volta Suzanne con altre ragazze. Suzanne è quel tipo di persona che tutti una volta nella vita abbiamo sognato di essere, pensa Evie. All’apparenza una ragazza normale, neanche bellissima o vestita alla moda, anzi a dir poco sciatta e trasandata. Quello che contava e che non sfuggì a Evie era come le altre la guardavano. Pendevano dalla sua bocca, dai suoi occhi, cercavano un minimo cenno di approvazione. L’aurea che Suzanne emanava era forte e Evie avrebbe dato qualsiasi cosa per esserle amica, ecco perché quando la rivede la seconda volta al supermercato si offre di di rubare per lei della carta igienica: è la prima delle tante cose che Evie farà per farsi apprezzare da Suzanne.

Coincidenza o destino quando la bici di Evie la lascia a piedi è Suzanne e le sue amiche che incontra. Dapprima riluttante Suzanne acconsente al far venire Evie con loro al ranch dove la sera ci sarebbe stato un party. Il ranch era di proprietà di Russell, o meglio Russell era il leader di quella che all’apparenza era una comunità (setta per tutti gli altri) che rifiutava qualsiasi tipo di concetto di proprietà e regole imposte dalla società e che proclamava amore libero e libertà assoluta. Quello che Evie nota è proprio l’amore che tutte le ragazze provavano per Russell, amore mentale e carnale condiviso da tutti. Evie inizierà a frequentare quello strano ranch assiduamente, primo per compiacere Suzanne e secondo perché aveva trovato il posto dove sentirsi accettata e amata. Con le ragazze proverà di tutto, alcool, droga, sesso; infrangerà tutte le regole e solo per un caso fortuito Evie non sarà presente la notte in cui la tragedia prenderà atto.

Le Ragazze è un romanzo di formazione che a detta di qualcuno pecca di perfezione. Ora se un libro che ti incolla alla lettura ha una storia potente e uno stile mai banale viene giudicato troppo perfetto (perfetto con accezione negativa) ben vengano i libri perfetti. Ci stiamo abituando a storie deboli trite e ritrite con un linguaggio e uno stile che tende ad impoverirsi e appena troviamo un libro che è perfetto dobbiamo dire no grazie, non cerco la perfezione in un narratore (io in un narratore la perfezione la cerco, perché a scrivere male già ci sono io e al pensiero che questa autrice, che ha solo una anno in più di me, sia riuscita a confezionare un libro pazzesco come questo non posso che essere stupita e dire semplicemente: chapeau).

Le Ragazze mostra con che facilità si può imboccare la strada sbagliata, come la mancanza di punti di riferimento (in questo caso genitori e amici) può essere fatale. Evie è insoddisfatta di tutti ma principalmente lo è di se stessa ed è questo che la porta a provare di tutto. Non ha paura di deludere i suoi genitori, che qualcuno paghi per i suoi errori: Evie si lascia trasportare dagli eventi e basta. Se Evie evita la tragedia non è per una sua presa di posizione, ma perché è Suzanne a non volerla con lei quella notte e non certo perché Suzanne voglia proteggerla. Si può dire che per Evie Suzanne rappresenti tutta l’amicizia e l’amore di cui ha bisogno per vivere, ma cosa Evie rappresenti per l’altra non sarà mai chiaro.

Io mi sono dilungata parecchio, ma quando i libri sono così belli ne parlerei per ore. Facciamo che ora che avete finito di leggere me leggete Le ragazze.

Amabili resti (Film)

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Libri e film sono un’accoppiata spesso vincente. Tantissimi infatti i film che sono stati tratti da libri conosciuti o meno al grande pubblico. Per noi lettori il discorso è diverso. Non sempre di un libro che abbiamo apprezzato tanto vogliamo poi vedere il film che ne è stato tratto, per paura che abbiano potuto rovinare qualcosa nella trama, sottovalutare dei passaggi importanti o scegliere dei protagonisti che sono diversi da come li avevamo immaginati. Insomma noi lettori siamo una categoria non proprio semplice. Quando riusciamo a mettere da parte tutte le nostre riserve siamo in grado di goderci il film (e appena compaiono i titoli di coda diciamo “sì però è meglio il libro).

Sembrava giusto iniziare questa rubrica con il film tratto dal libro che mi è stato di ispirazione per il titolo al blog: Amabili Resti.

Film del 2009 diretto da Peter Jackson Amabili Resti è l’adattamento cinematografico del libro di Alice Sebold, uno dei libri che più ho amato nella mia vita da lettrice. Nel trailer si può sentire chiaramente la frase che apre il romanzo: avevo quattordici anni quando fui uccisa, il 6 dicembre del 1973. 

Trama: Susie Salmon è una quattordicenne che viene assassinata e racconta gli eventi in seguito alla sua morte. Osserva nel suo Paradiso personale come la famiglia reagisce alla sua tragica scomparsa e osserva anche quello che è stato il suo assassino e soprattutto vede suo padre che piano piano si avvicina alla verità della sua morte.

Cast: Saoirse Ronan (Susie), Rachel Weisz (Abigail, sorella di Susie), Mark Wahlberg (Jack, padre di Susie), Susan Sarandon (Lynn, nonna di Susie) e Stanley Tucci (George Harvey, vicino di casa della famiglia Salmon)

Vicenza

Vicenza Corso Palladio  Le parlai di Corso Palladio, che attraversava il centro da sud-ovest a nord-est sulla linea dell’antico decumano, e di corso Fogazzaro e contrà Porti, che si contendevano il ruolo dell’antico cardo, suddividendo gli spazi in un reticolato non sempre regolare a causa dei corsi d’acqua che hanno favorito la vita urbana, e talvolta l’hanno minacciata e distrutta. Parlai della Basilica palladiana che custodiva austera la piazza dove signori e poveri si incrociavano nei giorni di festa.

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E anche della Basilica di Monte Berico, che raccoglie tutti i segreti della città nei cuoricini ricamati a punto croce degli ex voto e nelle fiamme delle candele accese da chi sale a chiedere una grazia, come mi ha raccontato zia Erminia.

Palazzo Chiericati

Dovevo attraversare un pezzetto di città per arrivare in contrà Riale: lasciavo il Retrone alle mie spalle e in piazza Matteotti passavo davanti alle colonne candide di Palazzo Chiericati, poi risalivo corso Palladio fino alla severa contrà Porti con gli edifici più preziosi della città, e infine scendevo lungo contrà Riale, verso la scuola “buona” di Vicenza.

*Corso Palladio- Basilica Monte Berico- Palazzo Chiericati- Vicenza

Tratto dal libro “La vita accanto” di Mariapia Veladiano (Einaudi)

Le cose che restano

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    • Titolo: Le cose che restano
    • Autrice: Jenny Offill
    • Editore: NN Editore
    • Data di pubblicazione: 12 Maggio 2016
    • Acquista il libro su Amazon Le cose che restano

Succede qualche volte di prendere in antipatia un personaggio e di conseguenza leggere la storia in modo diverso. Capita con le serie tv, ad esempio quando compare quel personaggio che non sopporti e vorresti solo cambiare canale e colpirlo molto forte appena apre bocca e capita con i libri, quando c’è lui o leggi più in fretta o hai la tentazione di chiudere il libro. Bisogna cercare però di scindere tra personaggio e storia senza falsare il giudizio solo perché uno ci dà i nervi.

Anna. Ne ho incontrati di personaggi insopportabili ma lei riesce ad entrare nella classifica a mani basse. Stramba, folle, egoista, egocentrica e infantile. Sembrerebbe il ritratto di un’adolescente, quella che sbatte i piedi per terra se vuole qualcosa e che mette il muso se non la ottiene, ma Anna non è un’adolescente, è una donna, una moglie e una mamma. Ossessionata dalle leggende africane e dalla storia dell’universo tanto da riservarle un’apposita stanza per ricrearla sulle pareti.

Della serie gli opposti si attraggono, Jonathan, il marito di Anna e padre di Grace, è la logica e la razionalità fatta persona. Un uomo che ha come unico credo la scienza, che ha deciso di crescere la figlia in modo pagano, che sopporta le stravaganze della moglie; le tollera e al massimo ci ride sopra.

Se la virtù sta nel mezzo come affermava Aristotele, la virtù della famiglia è Grace capace di bilanciare i due estremi dei genitori e portare un po di equilibrio. E’ affascinata dalle storie della madre che ascolterebbe per ore, è legata fortemente al padre e attende impaziente che lui finisca la casa delle bambole che le sta costruendo in cantina, una casa con  le luci che si accendono davvero.

Gli equilibri non sempre reggono. Quando a Jonathan viene offerto il lavoro dei suoi sogni lui non lo rifiuta, anche se Anna non è intenzionata a seguirlo. Tempo dopo anche Anna partirà, all’improvviso, caricando in fretta la macchina, portando Grace con sé alla volta del chissà dove. E’ qui che Grace inizia a capire che qualcosa non va, che non sempre si può vivere al limite o all’ennesima potenza e che se tendi troppo la corda e questa poi si spezza non è che la puoi rimettere insieme. A otto anni non hai bisogno di capire i grandi, vorresti ma probabilmente non hai gli strumenti per farlo. Non capisce l’errore della madre che l’ha ritirata dalla scuola per insegnarle da casa, non capisce l’intransigente razionalità del padre che la porta a spiare i cristiani andare a messa la domenica, non capisce come questo la escluda dal resto del mondo e la costringe a guardarlo dalla finestra senza farne parte, crescendo solitaria e incapace di relazionarsi agli altri.

Se vedi la tua bellezza dalla prospettiva dei sogni, il destino una luce smagliante e ti apre gli occhi alla felicità 

Non ho ritrovato la Offill che ho conosciuto con Sembrava una felicità, ma non lo dico in senso critico, anche perché non è mia intenzione fare un confronto tra i due libri dell’autrice, ma questa storia ha bisogno di più attenzione così come Anna ha bisogno di maggiore comprensione, anche perché come l’autrice ha dichiarato si diventa madri senza essere preparate. Le cose che restano è stato definito da molti come un’altalena ricco di emozioni. Non potrebbe esserci definizione più giusta, infondo la vita è fatta di alti e bassi e quello che resta è cosa troviamo nel mezzo.

Circolo Book & Tè

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Sta per partire la quinta edizione del circolo Book & Tè. Di cosa si tratta? Prendetevi un minuto di pausa che ora vi dirò tutto.

Il circolo Book & Tè è nato da un’idea nato da un’idea di Chantal ed Eliana Corrado, editrici di Scrittura & Scritture, pensato non come un circolo come tanti ma molto di più, un vero e proprio progetto culturale sulla lettura a Napoli. Un progetto che dura ormai da due anni e che ha conquistato un pubblico sempre più ampio. Il circolo Book &Tè, richiama i salotti letterari di un tempo, si svolge in un’atmosfera di assoluto relax; al centro conversazioni intorno al libro, alla scrittura e all’editoria, sorseggiando tè (vari i tipi messi a disposizione) accompagnato da diversi pasticcini artigianali.

Da lettrice appassionata alla ricerca di persone con cui poter dibattere di libri o semplicemente conoscere persone con la mia stessa passione, un circolo come quello di Book & Tè è l’ideale, aggiungiamo che si trova a Napoli, la città di cui sono follemente innamorata e davvero non devo aggiungere altro.

La formula è semplice e squadra che vince non si cambia, quindi il circolo manterrà anche quest’anno la formula base che prevede per ogni appuntamento l’incontro con lo scrittore e il suo libro aggiungendo altri pretesti quali giochi letterari e creativi che vedranno il vincitore compensato con un premio.

Ora carta e penna (o se volete segnate sullo smartphone, ma segnatelo) che vi dico orari e sede.

-dal 6 ottobre 2016 al 2 febbraio 2017

-orario dalle 17,30 alle 19,00 sempre di giovedì

-la sede è quella della casa editrice Scrittura & Scritture a Via Vittorio Emanuele, 421 Napoli

Siete curiosi e volete sapere il programma? Accontentati.

6 ottobre – incontro con tutti i partecipanti per conoscersi e chiacchierare in libertà di libri e letture, ricevere omaggi, e iniziare fin da subito con il primo gioco letterario della serie. Naturalmente il tutto accompagnato da tè e pasticcini.

3 novembre – la Francia della Rivoluzione, tra cuochi raffinati, amanti della regina e sognanti sarte innamorate della rivoluzione e dei suoi portavoce. Un caffè con Robespierre, di Adriana Assini (libro novità)

1 dicembre – la Napoli della seconda guerra mondiale: in una simbolica partita di calcio, il popolo della strada sfida le camicie nere. Novanta minuti di Domenico Infante

12 gennaio – la Novara fredda e nebbiosa, carica di neve e di delitti, un enigmatico e spietato predatore seriale e la predizione di “un anno interessante”. La bellezza non ti salverà di Francesca Battistella. (libro novità)

2 febbraio – Mantova, Praga, Vienna e Costantinopoli, fra gli intrighi, maghi, alchimisti, sultani e favorite; tra sospetti e storia. Un sicario alla corte dei Gonzaga di Tiziana Silvestrin.

Penso di avervi dato tutte le informazioni possibili. Essendo il circolo a numero limitato per partecipare occorre iscriversi telefonando al numero 0815449624 oppure inviando una mail a info@scritturascritture.it. E per altre informazioni potete sempre visitare il www.scritturascritture.it  

Il tempo è un dio breve

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    • Titolo: Il tempo è un dio breve
    • Autrice: Mariapia Veladiano
    • Editore: Einaudi
    • Data di pubblicazione: 23 Ottobre 2012
    • Acquista il libro su Amazon: Il tempo è un dio breve

Ildegarda è una giornalista di una giornale cattolico. La nascita di suo figlio Tommaso ha coinciso con la crisi del suo matrimonio con suo marito Pierre. Quando appena nato gli misero Tommaso tra le braccia, Pierre provò un dolore assurdo. Da figlio non voluto non avrebbe mai voluto diventare padre. Pierre con Tommaso non si è mai comportato come padre, la sola presenza lo innervosiva e questo col tempo non era cambiato.

Quasi impotente Ildegarda ha visto il suo matrimonio sfasciarsi e non ha fatto niente per impedirlo. Notava che suo marito era assente e non diceva niente per timore di peggiorare la situazione. Ha visto suo marito andarsene di casa e non ha chiesto spiegazioni, se non un impegno settimanale in modo da non privare del tutto suo figlio di una figura paterna. L’essere per Tommaso tutta la famiglia necessaria (la madre di Pierre non aveva voluto suo figlio figuriamoci suo nipote) ha fatto sì che Ildegarda sviluppasse per suo figlio un attaccamento morboso e la paura di perderlo diviene per lei una vera e propria ossessione. L’idea che una malattia o un incidente glielo portassero via era un dolore lacerante al pari di un dolore fisico.

Dio prendi la mia vita non la sua diventa il suo mantra quotidiano.

Il Natale da trascorrere lontano da tutti è l’occasione per Ildegarda di mettere in pausa i suoi timori. Conosce Dieter, un uomo di fede che l’inferno che Ildegarda aveva paura di provare lo aveva vissuto sulla sua pelle. Sarà forse questo dolore che li avvicinerà dando vita a un rapporto che va oltre la semplice amicizia.

Dio la mia vita al posto della sua Ildegarda sarà costretta a dirlo con tutte le sue forze quando dopo una febbre altissima con conseguenti crisi epilettiche Tommaso è ricoverato in un ospedale. Il bambino supera il pericolo ma la sofferenza è dietro l’angolo e ora Ildegarda dovrà impiegare tutte le sue forze per salvare se stessa.

Forte, Cos’è essere forte? E’ resistere sempre, oppure arrendersi a quello che non si può impedire e così evitare la distruzione anticipata.

Che Dio è quello che accetta uno scambio del genere? La vita di uno al posto di quella di un altro. Che Dio è quello che mette continuamente alla prova i suoi figli con una serie di sofferenze? Più si soffre e più si crede? E’ normale che Ildegarda si ponga tutte queste domande e che la sua fede vacilli in un momento di tale dolore. C’è chi si avvicina a Dio quando soffre e chi se ne allontana. Nonostante i dubbi, nonostante tutto lei mette la sua vita nel Dio in cui tanto ha creduto, decidendo di trascorrere gli ultimi mesi della sua vita nel posto in cui lei e Dietric si sono conosciuti. Sa che lascerà suo figlio nelle ottime mani del suo nuovo compagno, della sorella di Pierre, Marguerite, l’unica familiare che è sempre stata presente.

Quello che bisogna fare è non desiderare nulla, amare tutto. Tutta la vita. E sperare. Io spero che questa non sia l’ultima parola. Spero nell’ultima parola di Dio.

Scrittura ineccepibile e storia toccante. Mariapia Veladiano conferma il suo incredibile talento narrativo. Emozionante e doloroso Il tempo è un dio breve mostra i limiti della vita di fronte alla morte, il degno calvario di una sofferenza e l’accettazione del destino grazie alla fede.

Una spiaggia troppo bianca

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    • Titolo: Una spiaggia troppo bianca
    • Autrice: Stefania Divertito
    • Editore: NN Editore
    • Data di pubblicazione: 7 Maggio 2015
    • Acquista il libro su Amazon: Una spiaggia troppo bianca

Gemma Ranieri è una giornalista della Milano Free Press, napoletana trapiantata da non molto nel capoluogo lombardo. Paga discreta, servizi non proprio esaltanti, ma quando sei agli inizi della carriera e di meglio altrove non l’hai trovato non bisogna essere molto snob e quindi si accetta quello che si trova, si fa la gavetta e si spera in un posto migliore. Gemma non si lamenta più di tanto, nonostante tutto il lavoro le piace e si è abituata anche a Milano, così diversa da Napoli, così lontana dalla sua famiglia e dalla sua splendida comitiva di amici ma che le sta dando la tanta agognata indipendenza.

La morte in un incidente stradale della sua migliore amica, sorella, Vincenza conosciuta e chiamata da tutti Vic costringe Gemma a far ritorno a Napoli. Vic era una brillante fotografa che con la sua inseparabile Nikon immortalava la realtà nei suoi scatti. Negli ultimi mesi stava lavorando a un progetto che sarebbe sfociato in una mostra allestita per l’occasione nella chiesa del quartiere dove le due sono cresciute.

Nessun segno di frenata sull’asfalto, nessun malore improvviso, lo zaino e gli ultimi scatti che Vic doveva stampare la mattina dell’incidente che non si trovano e una strada che lei conosceva alla perfezione visto che la faceva spesso per raggiungere il luogo da scattare; non è solo non voler accettare la realtà è che a Gemma i conti non tornano e la morte di Vic non può essere casuale come vuole apparire. D’altronde è una giornalista e ha buon fiuto per le notizie e capisce che non si sta sbagliando e la conferma le arriva da una lettera che Vic le aveva lasciato pochi giorni prima di morire in cui le rivelava che il cantiere navale protagonista dei suoi scatti era menzionato nell’inchiesta per le morti legate all’amianto. Non è una coincidenza e non può essere sottovalutata e se qualcuno ha fatto del male a Vic di proposito deve pagarla.

La storia la prende così tanto che il suo matrimonio con Diego previsto tra sei mesi le è completamente passato dalla mente. Diego. Da quando è a Milano le cose sono così complicate; non è facile gestire una relazione con chilometri e chilometri di distanza in mezzo. Aggiungiamo che Diego invece di incoraggiare la fidanzata reputa il suo lavoro una perdita di tempo dato che non scrivendo per il Corriere sta fatica se la poteva risparmiare. Aggiungiamo che i due hanno passato i giorni dopo la morte di Vic solo a litigare. Visto che ci siamo aggiungiamo che a Milano Gemma ha Filippo, suo collega e amico e chissà cos’altro, che invece è adorabile  sotto qualsiasi punto di vista se non fosse per un piccolo particolare: è fidanzato con una collega di Gemma dai mille cognomi e da un’infinita antipatia.

Una spiaggia troppo bianca è il primo di una trilogia che vedrà protagonista Gemma Ranieri. Stefania Divertito è una giornalista d’inchiesta specializzata in tematiche ambientali che partendo da una storia di fantasia accende i riflettori sulla questione amianto e le conseguenti morti che questo provoca. Dopo la lettura del libro è stato per me naturale prendere il PC, andare su internet e cercare quante più notizie sull’amianto e sono sicura che l’intento dell’autrice fosse proprio questo. Oltre a farci apprezzare una bellissima storia e a farci affezionare alla protagonista il bisogno primario del libro è, come l’autrice ha dichiarato, far arrivare le tematiche ambientali a più persone possibile utilizzando lo strumento del romanzo e veicolare quindi a chi non legge saggistica. 

Dal mio canto dico che il libro l’ho letto in neanche due giorni, perché quando lo inizi non lo vuoi abbandonare. Sapere che si tratta di una trilogia non può che rendermi più felice perché ho la certezza di ritrovare Gemma, divisa tra le sue inchieste e la sua vita incasinata, tra Napoli e Milano e tra Diego e Filippo. Non mi resta che aspettare (speriamo non troppo).

La vita felice

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  • Titolo: La vita felice
  • Autrice: Elena Varvello
  • Editore: Einaudi
  • Data di pubblicazione: 31 Maggio 2016
  • Acquista il libro su GoodBook 

Ponte è un piccolo paese di provincia del nord Italia la cui fonte di reddito per i cittadini era rappresentata dalla fabbrica di cotonificio. Il fallimento e la chiusura di questo portò a un vero e proprio disastro per chi ci lavorava, licenziati all’improvviso a causa di qualcuno che aveva rubato e falsificato i bilanci.

Il padre di Elia, Ettore, era uno tra questi e il licenziamento fu per lui un duro colpo da assorbire. Privato del suo lavoro e della sua dignità di uomo di provvedere alla famiglia Ettore cadde in uno stato di depressione tale da non dormire, di starsene ore ed ore in garage, ad essere scorbutico con moglie e figlio, o meglio ad alternare momenti di euforia a rabbia. Usciva senza rivelare dove andasse, compra un furgone anche se il momento economico della famiglia non è dei migliori e cosa più importante si convince che il licenziamento è opera di un complotto contro di lui, ecco perché passa la maggior parte del suo tempo a scrivere lettere in cui rivela della cospirazione ai suoi danni.

E’ un momento, passerà continua a ripetere la mamma ad Elia preoccupato dal comportamento di suo padre. E’ follemente innamorata di suo marito, sa che si riprenderà, bisogna capirlo e stargli vicino e trovargli un nuovo impiego, così con la mente e le mani occupate tornerà tutto come prima e la vita familiare tornerà felice.

Il rapimento e l’uccisione rimasta irrisolta di un bambino scuote la piccola cittadina.

Elia è seriamente preoccupato per suo padre e si stupisce che per sua madre vada tutto bene. Inizia ad isolarsi da tutti, a scuola è più taciturno del solito, fino al giorno in cui incontra Stefano. Stefano è stato trascinato a Ponte da sua madre. Entrambi stanno a casa del nonno. Stefano in quel posto non vorrebbe starci un minuto di più ma sa che suo padre verrà a prenderlo appena possibile. Sarà per i casini che entrambi vivono con le rispettive famiglie, sarà che si sono trovati e basta che Elia e Stefano legano e diventano amici, passando molto tempo a casa di quest’ultimo dove Elia conoscerà la madre, Anna e i due daranno vita a un rapporto improprio e inappropriato.

E’ in una notte che tutto cambia drasticamente, quando una ragazza che Elia conosce bene viene rapita e abbandonata nei boschi senza ragione precisa. Elia ricorda quella sera trent’anni dopo cercando di cogliere gli eventuali segnali che gli erano sfuggiti e cercando di capire cosa passasse per la testa di suo padre quella notte.

Si può perdonare un padre reo di aver spezzato la felicità di un figlio e aver distrutto la felicità di una famiglia? Bisogna per forza perdonare per andare avanti e non restare ancorati a quel doloroso passato?

La vita felice ti inchioda alla lettura. Riga dopo riga percepisci la tensione, sai che sta per succedere qualcosa e il battito del tuo cuore mentre leggi si adegua alla suspense delle pagine. Un mix vincente e perfetto tra Io non ho paura e Come Dio comanda di Ammaniti, uno stile narrativo breve e conciso, La vita felice è la lettura che non potete e non dovete perdere.

I più letti di Agosto!

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E’ arrivato settembre e riprendono le normali attività del blog. Ci voleva un mese di pausa che l’ho passato a leggere tantissimi bei libri di cui vi parlerò nelle prossime settimane. Come sempre le recensioni che troverete anche sul blog degli amici di GoodBook , la prima uscirà tra pochissimi giorni. Facciamo come sempre un piccolo resoconto del mese appena trascorso, perché è vero che il blog è stato fermo ma fortunatamente i lettori ci sono stati (tantissimi, graciàs).

Ecco i dieci post più letti del mese di Agosto.

  1. I miei genitori non hanno figli. Marco Marsullo (Einaudi)
  2. Serenata senza nome. Maurizio de Giovanni (Einaudi)
  3. L’amore è eterno finché non risponde. Ester Viola (Einaudi)
  4. La femmina nuda. Elena Stancanelli (La nave di Teseo)
  5. Il tassista di Maradona. Marco Marsullo (Rizzoli)
  6. Notti in bianco, baci a colazione. Matteo Bussola (Einaudi)
  7. Mio fratello rincorre i dinosauri. Giacomo Mazzariol (Einaudi)
  8. Cosa pensano le ragazze. Concita De Gregorio (Einaudi)
  9. Mi sa che fuori è primavera. Concita De Gregorio (Feltrinelli)
  10. Non lavate questo sangue. Concita De Gregorio (Einaudi) 

Notti in bianco, baci a colazione

 

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    • Titolo: Notti in bianco, baci a colazione
    • Autore: Matteo Bussola
    • Editore: Einaudi
    • Data di pubblicazione: 24 Maggio 2016
    • Acquista su GoodBook

Non avendo un account Facebook non sono sempre a conoscenza di quelli che possono essere veri e propri personaggi social con migliaia di seguaci, anzi a volte tendo a diffidare dei fenomeni virali visto che non sempre la quantità corrisponde alla qualità. C’è sempre un ma, questa volta rappresentato da un titolo che mi ha conquistato alla prima lettura, una bellissima copertina (anche l’occhio vuole la sua parte quando parliamo di libri) e una casa editrice di cui mi fido ciecamente come Einaudi. Lasciando da parte la fascetta che strillava le sue storie hanno emozionato migliaia di persone su Facebook ho deciso di dare una possibilità al libro.

Di lavoro faccio il padre.

Di professione disegno fumetti.

Per passione, scrivo.

Strutturato in quattro parti che corrispondono alle quattro stagioni non si può dire che la storia segua una vera e propria linea temporale trattandosi di brevi capitoli costituiti da dialoghi semplici ed immediati e riflessioni semi serie dove ad essere protagonista è la vita quotidiana di Matteo e la sua famiglia.

-Papà, ma perché la mamma va sempre a Milano per lavorare?

-Ma non ci va mica sempre, Ginevra. Andrà una volta al mese.

-E tu perché invece stai sempre qua?

-Bé perché io faccio i disegni da casa e poi li spedisco in redazione, non ho bisogno di andare fino a Milano per cose di lavoro. E poi così posso stare con voi, no?

-A te non ti vuole vedere nessuno, vero, papà?

-Già.

-Stasera prendiamo la pizza?

-Va bene, Ginevra. Fra pochino telefono.

-Speriamo che ti rispondano.

Matteo è un disegnatore di fumetti per la Sergio Bonelli Editore, un lavoro che può svolgere direttamente da casa in modo da potersi dedicare all’altro lavoro, quello per lui più importante che coincide con l’essere padre di tre bambine: Virginia, Ginevra e Melania. Sono loro a muovere tutto il racconto, gli episodi le vedono protagoniste attraverso la semplicità dei loro gesti, le domande esistenziali tipiche di quell’età che a volte imbarazzano i genitori perché con loro bisogna sempre trovare le parole giuste e, infine, la schiettezza delle loro risposte capaci di lasciarti senza replica.

-E’ meglio se stai a casa, che sei malato e mi accompagna a scuola la mamma.

-Ah, se la mamma è d’accordo, allora va bene.

-Così almeno si abitua.

-A cosa?

-Che tanto dovrà portarmi sempre lei, quando tu sarai morto.

-Ginevra, io veramente spero che quando sarà morto tu le scuole le avrai finite tutte e avra pure la patente da un pezzo.

– Sì ma se vuoi morire prima non ti preoccupare, sai, basta che me lo dici.

-Grazie, allora in caso ti scrivo un biglietto.

-Io non so leggere. Se muori lasciami un soldini di cioccolata sul cuscino.

Dopo aver iniziato a raccontare la sua vita post dopo post su Facebook e aver constatato l’apprezzamento dei lettori l’idea di scrivere un libro è stata una conseguenza logica. Notti in bianco, baci a colazione è l’inno alla semplicità, è il ritornare a guardare il mondo attraverso gli occhi dei bambini, gli unici in grado di guardarlo con naturalezza e stupore. E’ apprezzare la bellezza dei piccoli gesti dove risiede gran parte della nostra felicità, quei momenti di trascurabile felicità già raccontati da Francesco Piccolo. Notti in bianco, baci a colazione è un bellissimo ed emozionante racconto di un rapporto padre-figlie capace di farti sorridere.